Si hanno degli ulteriori segnali di cambiamento nel mondo delle materie prime energetiche, dopo quelli che hanno segnato la Penisola Arabica (1). Negli ultimi tempi la Russia cerca di liquefare il gas per poterlo di trasportare per via marina. Intanto i capi dei Paesi Baltici si sono recati a Washington per rimarcare l’importanza del lord protettore. Ma già nel luglio scorso Donald Trump, nel suo primo viaggio in Europa, aveva proposto alle capitali dell'Est di acquistare il gas americano “per non essere più ostaggi di un singolo fornitore”.

Il gas e il petrolio sono delle materie prime energetiche quasi succedanee, perché entrambe alimentano, per esempio, le centrali elettriche. Per questa ragione i loro prezzi si muovono – come tendenza, ma soprattutto come variazione - in modo simile. I tre maggiori produttori di gas sono gli Stati Uniti, la Russia, e l'Iran (che è molto distaccato dai primi due), con l'Arabia Saudita che produce (addirittura) meno dell'Unione Europea (2). Nella produzione di petrolio l'Arabia Saudita è, invece, con la Russia e gli Stati Uniti nel gruppo di testa (3). Quindi nella produzione sia di gas sia di petrolio i maggiori produttori, alla fine, sono due: i russi e gli statunitensi. Mentre il petrolio si trasporta anche per via marina (le petroliere …) e dunque si possono seguire le rotte più diverse, il gas si trasporta attraverso i tubi (i gasdotti …) che non possono seguire – secondo necessità e in poco tempo - le rotte più diverse. Questa differenza nelle modalità di trasporto non è più così marcata, perché è ormai diventato possibile trasportare il gas (liquefatto) per via marina. La differenza di fondo però resta, e durerà ancora per molto tempo, perché il volume di gas trasportato via tubo continua ad essere preponderante (4).

La Russia è un grande produttore oltre che di petrolio anche di gas, che esporta (via gasdotti) soprattutto verso l'Europa. Col gas e col petrolio i russi pagano una parte delle loro importazioni (vendono materie prime contro manufatti) ed una parte del loro stato sociale (in buona parte è finanziato con i proventi del petrolio e del gas). La Russia non ha un'economia diversificata e capace sia di soddisfare una buona parte dei consumi interni sia di finanziare lo stato sociale con il suo gettito fiscale. La Russia “deve” perciò esportare le materie prime energetiche (5), almeno fin quando avrà dei rapporti non bellicosi con gli acquirenti. Il timore che ogni tanto sorge in Europa – ossia il dubbio che nel corso del prossimo inverno possa non arrivare il gas russo e quindi che possa mancare il riscaldamento – non ha perciò molto senso.

La dipendenza russa dal petrolio e dal gas esisteva anche in epoca sovietica (6). Col prezzo del petrolio e del gas molto elevato - dalla guerra del Kippur (1973) alla rivoluzione iraniana (1979) – la Russia ha avuto un periodo di benessere relativo, regnante Breznev. Poi con il prezzo del petrolio e del gas molto basso (1985-2000) la Russia ha avuto un periodo difficile, ma di grandi riforme con Gorbachev e Yeltsin. Infine, con Putin e Medvedev (2000-2014) la Russia ha di nuovo registrato una ripresa del benessere grazie al prezzo elevato delle materie prime energetiche.

Il mondo del petrolio e del gas da qualche tempo è sconvolto da una nuova tecnologia che rende possibile l'estrazione frantumando le rocce (shale oil, shale gas). Tecnologia che è in uso soprattutto negli Stati Uniti, dove si ha, a differenza dell'Europa, sia la proprietà privata del sottosuolo sia un sistema finanziario propenso a favorire le innovazioni. Una combinazione che incentiva l'iniziativa privata nel campo della materie prime (7).

Una volta che la produzione di shale sia diventata cospicua ed una volta che il prezzo del petrolio e del gas di si sia stabilizzato ad un livello abbastanza elevato, in modo che anche i pozzi meno efficienti possano continuare a produrre, ecco che sorge Oltre Atlantico la tentazione di far leva sull'offerta di petrolio e gas per cambiare nel mondo i rapporti di forza in campo politico (8). Una volta che lo shale oil e lo shale gas statunitense, infatti, sostituisse anche in parte il petrolio e il gas estratto dai paesi autocratici, che sono la quasi totalità dei produttori di materie prime, questi ultimi finirebbero col perdere, per effetto della nuova offerta a fronte di una domanda che cresce meno che in passato, una parte cospicua della loro maggiore fonte di reddito e quindi di potenza.

Collegamenti:

1 - http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/commenti/4798-la-lotta-al-vertice-in-arabia.html

     http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/commenti/4815-la-luna-e-il-dito.html

2 - https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/rankorder/2249rank.html

3 - https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/rankorder/2241rank.html

4 - http://www.limesonline.com/il-prezzo-della-dipendenza-europea-dal-gas-russo/102067

5 - http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/commenti/224-lemirato-russia.html

6 - https://www.economist.com/blogs/graphicdetail/2016/01/red-and-black

7 - https://www.foreignaffairs.com/articles/united-states/2014-04-17/united-states-gas7

8 - https://www.foreignaffairs.com/articles/2016-06-03/how-end-oil-curse