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Il "pay gap" fra pubblico e privato

Nella ricerca di un ragionevole equilibrio tra settore pubblico e settore privato una componente rilevante è rappresentata dal cosiddetto “pay gap” ovvero la differenza retributiva tra i due macro settori del mondo del lavoro. Alcune (*) tra le molte analisi si addentrano nella comparazione dei livelli delle retribuzioni orarie tra settore pubblico e privato, elaborando diverse tipologie di confronto tra i paesi europei.

Le fonti per le elaborazioni econometriche sono principalmente Eurostat e OECD e, sebbene i dati utilizzati non siano sempre omogenei e completi oltreché non aggiornati in quanto fermi al 2008, vale la pena considerare l’evoluzione storica nonché le similitudini e le differenze.

Prendiamo in considerazione due tra le numerose osservazioni dei diversi autori: a) esiste una significativa disparità a livello europeo nel rapporto tra retribuzioni pubbliche e private; b) esiste una correlazione negativa con i diversi livelli di reddito. Questo secondo punto è il più immediato da spiegare. Il settore pubblico, indistintamente tra i paesi europei, applica una politica retributiva che tende ad avvicinare gli estremi il più possibile alla media. Per questo motivo la distanza tra retribuzioni pubbliche e private è maggiore sui redditi più bassi e per le mansioni meno qualificate (a favore dei lavoratori del settore pubblico) e, viceversa, è verosimilmente invertita sulle retribuzioni maggiori (a favore del settore privato).

Il primo punto è più complesso da analizzare anche per la varietà di situazioni che caratterizzano i diversi paesi. Particolarmente interessante è l’evoluzione del pay gap della zona euro a partire dagli anni ’70 quando si avevano dei valori delle retribuzioni pubbliche superiori del 30% rispetto alle retribuzioni del settore privato. Nei venti anni successivi questa distanza si è ridotta di circa venti punti percentuali per poi cominciare a risalire alla vigilia del Trattato di Maastricht fino a ritornare nel 2008 sui valori di inizio periodo.

Disaggregando il dato per paese relativamente al periodo 1998-2008, ovvero dalla data di partenza dell’EMU all’inizio della crisi, si individuano due gruppi: il primo mostra una evoluzione superiore alla media (Irlanda, Grecia, Spagna, Portogallo, Italia), il secondo ha una dinamica inferiore alla media (Belgio, Germania, Francia, Olanda, Austria, Finlandia). L’accostamento è fin troppo evidente con due aree dell’Euro-zona indicativamente separate dall’appartenenza a differenti fasce di rating, la prima appartenente al mondo delle B e la seconda al mondo delle A.

A questa sintomatica evoluzione si deve sommare ciò che è accaduto alle retribuzioni pubbliche e private nei sei anni successivi al 2008. Data la complessità dell’argomento e la difficoltà nella raccolta di informazioni comparabili e complete è necessario attendere analisi che permettano di aggiornare in termini omogenei come le cose si siano evolute nel periodo di crisi acuta e quale sia la situazione attuale. Sembra in ogni caso un tema ancora centrale nel percorso di avvicinamento tra le diverse caratteristiche e criticità dei settori pubblici dell’Euro-zona.

(*)www.ecb.europa.eu/pub/pdf/scpwps/ecbwp1406.pdf, www.izajoels.com/content/2/1/15,

www.ecb.europa.eu/pub/pdf/scpops/ecbocp112.pdf

(**)http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/labour_market/labour_costs/database, http://www.oecd-ilibrary.org/statistics

Si veda anche:

http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/ricerche/3825-prezzi-liberi-e-non.html

 

Retribuzioni pubbliche e private A

 

Retribuzioni pubbliche e private B

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