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La svalutazione dell'euro e dello yen

E’ praticamente terminata la stagione della pubblicazione dei risultati dell’ultimo trimestre 2014 delle società quotate. E’ interessante vedere cosa è avvenuto l’anno passato per provare a farsi un’idea della possibile evoluzione dell’anno in corso. Riepiloghiamo brevemente.

Negli Stati Uniti tre quarti delle società hanno superato le aspettative di utili e oltre la metà hanno mostrato fatturati migliori delle attese. In Giappone le cose sono andate un po’ meno bene, con due terzi delle società con utili migliori e circa la metà delle aziende quotate che hanno segnalato un fatturato migliore del previsto. I risultati delle società europee sono stati i meno sorprendenti. Solo metà delle quotate hanno stupito dal lato degli utili anche se il sessanta percento ha segnalato un fatturato più elevato, valore quest’ultimo superiore rispetto alle concorrenti americane e giapponesi.

Andiamo nel dettaglio delle dinamiche settoriali. Il settore delle telecomunicazioni è stato il peggiore degli Stati Uniti e il migliore del Giappone; se il migliore settore americano è stato il farmaceutico in Europa ha sorpreso molto positivamente la componente tecnologica mentre sia in Giappone che in Europa i servizi di pubblica utilità hanno decisamente deluso (oltre all’ovvio settore energetico).

Un passaggio ulteriore dell’analisi consiste nel prendere le società che generano più della metà del fatturato all’estero (inteso come area valutaria differente). In questo modo si separano in modo abbastanza grezzo ma efficace le società legate ai consumi e alla produzione domestica dagli esportatori. Questa visuale racconta la difficoltà degli esportatori americani a sostenere la forza del dollaro rispetto alle aziende che producono per l’interno. All’opposto, la debolezza dell’euro e dello yen si scarica positivamente con circa il 70% degli esportatori del Sol Levante e del Vecchio Continente che hanno segnalato risultati migliori delle attese mentre le aziende domestiche mostrano un andamento meno brillante.

Questi pochi dati permettono di notare come le aziende europee facciano fatica a scaricare sugli utili le migliori performance in termini di fatturato rispetto ai concorrenti giapponesi e, soprattutto, americani. Certe distanze in termini di livello del debito, di costo del lavoro e di fiscalità possono essere elementi che possono contribuire a mantenere compressa la dimensione degli utili delle società europee. Resta comunque la dinamica positiva complessiva che sembra essere riconosciuta dal recente andamento delle quotazioni delle società dell’Eurozona.

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