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La pensione dei Millenials

In un lungo articolo (1) sui cosiddetti Millenials – la generazione che succede ai baby boomers – ad un certo punto è intervistata un'esperta di pensioni che sostiene che - per avere una pensione decente a 65 anni – un venticinquenne deve risparmiare ottocento sterline al mese per quaranta anni. Il tutto per avere una pensione di 30 mila sterline.

Il calcolo fatto vale per il sistema ad accumulazione (chi lavora “mette i soldi” in un fondo), e non per un sistema a ripartizione (chi lavora “paga” la pensione a chi ha smesso di lavorare e dunque non ci sono fondi, o stock di ricchezza, ma solo flussi). La prima reazione di quasi tutti è stata quella di prendere per buono il calcolo per poi passare ai commenti, normalmente di solidarietà con i “poveri” Millenials, che devono necessariamente risparmiare come formiche. Ad analizzare meglio la questione (2) le cose paiono tutt'altro che ovvie. Si immagini – per semplicità - di fare i conti in moneta costante.

Investendo 800 sterline al mese al tre per cento – che sembra poco, ma non lo è, se si ricorda che è un rendimento reale, ossia al netto dell'inflazione, e se si ricorda che non sono compresi i costi di gestione - per quaranta anni – dai 25 ai 65 anni - si ha un patrimonio finale di 720 mila sterline. La pensione di 30 mila sterline è perciò pari al 4% del patrimonio finale – un numero alto, ma non altissimo. Prima nota critica: se il pensionato spende 30 mila sterline ogni anno, ma non di più, allora non intacca che una parte del patrimonio. Alla fine lascia un patrimonio cospicuo – ossia sufficiente ad “allontanare” dalle “masse” i suoi eredi (3). Deve perciò avere un forte movente di utilità intergenerazionale, perché, invece di spendere tutto, spende meno per lasciare un patrimonio ai figli.

Una pensione di 30 mila sterline è cospicua, intorno al reddito nazionale pro capite mediano. Seconda nota critica: andando in pensione si spende molto meno, infatti non ci si muove per andare al lavoro, non si mangia sempre fuori, eccetera. Segue che le 30 mila sterline “valgono” più delle 30 mila sterline di chi lavora.

Magie del tasso composto. Terza nota critica. Se invece di risparmiare 800 sterline al mese a partire dai 25 anni, si inizia a risparmiare a 35 anni, lo stock finale, invece di ammontare a 720 mila sterline, ammonterà a 460 mila sterline. A quel punto - per avere 30 mila sterline di pensione - si deve avere un rendimento costante del 6,5%. Un numero troppo alto e quindi irrealistico. Perciò si cumula un patrimonio finale modesto, che non genera la pensione di 30 mila sterline, a meno di alzare tantissimo i versamenti.

Tutto il ragionamento si basa sulla costanza del reddito da lavoro fino a 65 anni. Quarta nota critica: se uno perde il lavoro a 50 anni ed inizia a lavorare a 35 che succede?

Passando ad un sistema a ripartizione che sia perfettamente contributivo, che cosa cambia? Abbiamo il rendimento che non è quello dei mercati finanziari, ma che è pari alla variazione del PIL, abbiamo poi la “reversibilità” della pensione che passa al coniuge sopravvissuto, e quindi abbiamo una specie di “eredità”, che però non può essere spesa a piacimento. Resta egualmente il quesito di quando uno inizia a contribuire – se a 25 o a 35 anni, e quando finisce di contribuire – se a 50 o a 65 anni, che influenza decisamente il risultato finale. La pensione sarà simile o dissimile al reddito pro capite mediano? Sarà simile solo se uno guadagna davvero molto nell'intervallo contributivo.

(1) https://next.ft.com/content/94e97eee-ce9a-11e5-831d-09f7778e7377?segid=0100320#axzz40KWdzvAD

(2) http://stumblingandmumbling.typepad.com/stumbling_and_mumbling/2016/02/how-much-should-millenials-save.html

(3) http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/commenti/3767-la-societ%C3%A0-signorile-di-massa.html

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