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Qual è il miglior passaporto?

Il titolo di un recente articolo dell’agenzia Bloomberg recita: “The Most Desirable Passports On Earth Don’t Include America’s. Visa-free travel, tax avoidance, and international reputation are key.”(*) L’oggetto dell’articolo è l’analisi dell’appetibilità dei passaporti di 199 nazioni realizzata da una società specializzata, Nomad Capitalist, che offre consulenze a persone (solitamente molto benestanti) che sono alla ricerca dei paesi dove vale la pena andare a vivere sulla base di un cosiddetto “valore di cittadinanza”.

Questo termine merita qualche osservazione preliminare. Il passaporto non è un bene che si acquista in drogheria e ciò rende strana una classifica di questo genere che deve per forza di cose essere letta come una valutazione della convenienza a diventare cittadino anche di un altro paese (appunto, il “valore” di cittadinanza). Ciò significa che la classifica che l’indice propone è dedicata ad investitori di lungo periodo in quanto i tempi e i modi per ottenere una cittadinanza sono lunghi e complessi oltreché incerti.

Veniamo all’indice. Il valore complessivo del Nomad Passport Index è calcolato utilizzando cinque indicatori:

  • Il numero di paesi per cui non serve il visto per viaggiare/espatriare (Visa-free travel). Questa è la variabile che ha il maggiore peso, 50%, nella determinazione del valore finale.

  • La tassazione applicata ai redditi generati all’estero, indicatore importante per “cittadini del mondo” che vogliano trasferirsi in un altro paese ma che generano il loro reddito altrove. Il peso di questo indicatore è pari al 20% della valutazione finale.

  • La percezione del passaporto intesa come reputazione riconosciuta al paese che emette il documento e il grado di protezione che offre. Il peso attribuito è il 10%.

  • La doppia cittadinanza ovvero in che misura il paese concede il mantenimento della cittadinanza di origine una volta ottenuta la seconda cittadinanza. Anche in questo caso il peso attribuito è il 10%.

  • Ultimo indicatore, ma certamente non minore, è il grado di libertà del paese ospitante. Si considera la libertà di opinione, la libertà di stampa e la legislazione applicata ai cittadini non-residenti per attribuire un ulteriore 10% alla valutazione finale.

Il primo indicatore pesa, come detto, per il 50% e vede la Germania, con 177 paesi Visa-free travel, in cima alla classifica (l’Italia ne conta 175). Ma una volta introdotti gli altri indicatori la valutazione determina una diversa classifica, con il passaporto svedese al primo posto seguito da Belgio e Italia (a pari merito con la Spagna). Va detto che con la recente reintroduzione del servizio militare obbligatorio in Svezia la posizione di questo paese è destinata a scendere nella classifica del prossimo anno.

Con tutta sincerità non è semplice commentare il risultato di questa elaborazione. Che l’Italia risulti tra i paesi con un livello di reputazione così importante per la comunità cosmopolita benestante è un risultato che male si accompagna alla drammatica appetibilità per i cosmopoliti per disperazione e non per scelta. Inoltre, diventa abbastanza singolare abbinare questo prestigioso pedigree alla meno ottimistica percezione che il mondo non degli individui ma delle imprese estere e nostrane ha della nostra penisola in termini di facilità nell’avvio e svolgimento di una qualunque attività produttiva.

Per capire meglio la logica vediamo come si posizionano Italia e Germania oltre agli USA, la nazione più ricca del mondo, e il Principato di Monaco, la nazione per i più ricchi del mondo (nella tabella, a parte il valore del Visa-free, 10 è il punteggio più basso e 50 è il punteggio più alto). L’Italia (3°) sopravanza la Germania (6°) sulla Doppia Nazionalità e la Libertà mentre ha solo due Visa-free in meno ed è identico il punteggio della Percezione e della Tassazione per i non-residenti. La differenza è più qualitativa che quantitativa ma proprio per questo, e per la tipologia dei destinatari, appare significativa (nei limiti dell’argomento).

Più interessante la posizione del Principato di Monaco (29°) e USA (35°) praticamente appaiate. Ma con differenze importanti. Sulla Tassazione dei non-residenti la distanza è abissale, valore massimo per Monaco, minimo per USA. Anche sulla Percezione e sulla Libertà Monaco è venti punti sopra gli USA mentre in termini di Doppia Nazionalità Monaco è intransigente mentre gli USA sono molto tolleranti. I confronti sono ovviamente da prendere con le molle, dati i diversi ruoli e i differenti pesi specifici dei quattro paesi considerati e le finalità della società, Nomad Capitalist, che elabora questo indice.

Per questo e altri motivi, anche se abbiamo aggiunto nuovi elementi, resta complicato valutare i numeri del Nomad Passport Index. Sembra comunque strano che un passaporto con un reputazione ed appetibilità così elevata in termini assoluti, ed ancor di più relativi, come quello italiano appartenga ad un paese che si dibatte in difficoltà che, sembrerebbe a questo punto, siano prevalentemente di produzione casalinga, quasi paragonabili ad una eccellenza dop o docg. La valutazione esterna raccontata dal passaporto dice qualcosa di molto diverso e proprio ad uso e beneficio dei cultori della globalizzazione.

(*) https://www.bloomberg.com/news/articles/2017-03-03/the-most-desirable-passports-on-earth-don-t-include-america

 

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