Ricerche e Progetti

Categoria/Category: WP-LPF 2017
Editore/Publisher: Centro Einaudi
Luogo/City: Torino
Anno/Year: 2017
Articolo completo/Full text: WP-LPF_3_2017.pdf

Abstract

I processi di transizione post-conflitto pongono questioni prominenti per l’agenda politica globale. Si pensi, per esempio, alla transizione democratica in Sud Africa dopo la fine dell’Apartheid o alla ricostruzione politica dei paesi facenti parte dell’ex-Jugoslavia all’indomani delle guerre dei Balcani. Quali principi normativi dovrebbero informare tali processi? Questa domanda è al cuore del crescente dibattito sulla “giustizia transizionale”. Questo dibattito si è concentrato principalmente sulla rettificazione delle ingiustizie occorse a causa dei torti perpetrati e subiti dalle parti coinvolte. Di conseguenza, la giustizia è stata tipicamente concepita come una proprietà di esiti distributivi di diritti e opportunità. I processi di transizione post-conflitto sono giusti nella misura in cui sono in grado di condurre a tali esiti. Un simile approccio orientato agli esiti è capace di rendere conto di dimensioni morali, animate da preoccupazioni di giustizia e/o pacificazione, che dovrebbero certamente figurare nella caratterizzazione e valutazione normativa dei processi di transizione. Tuttavia, esso rischia di perdere di vista un’altra dimensione egualmente rilevante che riguarda le qualità inerenti ai processi di transizione stessi. Per illuminare questa dimensione, vorrei portare l’attenzione su di una diversa idea di giustizia che riguarda le proprietà inerenti alle interazioni tra persone; la giustizia nelle interazioni. La tesi che sosterrò è che le procedure costitutive dei processi di transizione post-conflitto non dovrebbero essere disegnate con la sola o prioritaria preoccupazione di condurre le parti a un consenso o compromesso su di un accordo capace di rettificare le ingiustizie perpetrate e subite. È anche necessario che questi processi siano strutturati in modo da consentire alle parti di reinterpretare il loro conflitto come un problema condiviso, che richiede l’instaurazione di dinamiche d’interazione cooperative capaci di realizzare forme di trattamento inerentemente giuste delle loro pretese reciproche.

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