Il primo dibattito presidenziale americano

Hillary Clinton e Donald Trump si sono scontrati lunedì sera nel primo dei tre dibattiti televisivi delle presidenziali 2016. I temi erano sicurezza nazionale, direzione dell’America, economia. Ecco com’è andata, in dieci battute.

1. A mess (Trump). “Un casino”. Una delle frasi ricorrenti di Donald Trump, ripetuta in tutta l’ora e quaranta di questo dibattito. Corrisponde alla descrizione che il magnate newyorkese ama fare del presente. Look at the mess that we’re in. Vale per i conflitti razziali a Charlotte (“un posto che amo, lì ho un sacco di investimenti”), per l’Iraq e la Siria, per il debito estero americano, per l’insicurezza del mondo. L’oratoria di Trump è riassunta in queste affermazioni categoriche, assolute: l’accordo con l’Iran voluto dall’amministrazione Obama “è uno dei peggiori accordi mai fatti da qualsiasi nazione nella Storia”, nel Medio Oriente gli Stati Uniti stanno spendendo sei bilioni di dollari, “secondo una ricerca che ho letto”. Nessun dibattito americano ha mai chiarito realmente i dettagli dei programmi, e l’accuratezza non è una qualità particolarmente ricercata in un’ora e mezza di scambi veloci. Ma Trump è apparso particolarmente inesatto anche rispetto alla media di oratori particolarmente fumosi del passato.

2. We are in a big, fat, ugly bubble (Trump). “Siamo in una grassa, grossa, brutta bolla”, dice il candidato repubblicano rispetto ai dati incoraggianti su crescita e occupazione nel secondo mandato di Obama. E’ il tentativo di smontare la narrazione democratica sulla ripresa economica: la crescita sembra reale ma non è, non siamo lontani dal 2007. La battuta riesce, comunque, e dà il segno della prima parte del dibattito, nella quale Hillary è apparsa un po’ rigida e robotica, mentre Trump, più a suo agio e sorridente, ha quasi ricordato certe uscite reaganiane (e ai tagli fiscali di Reagan ha fatto riferimento, cercando di evocare un’epoca felice americana; Hillary gli ha risposto ricordando la dolcezza del vivere degli anni Novanta, quando suo marito era presidente).

3. The thousands of people you have stiffed (Clinton). “Le migliaia di persone che hai fregato” segna l’inizio dell’affondo di Hillary su uno dei grandi punti deboli di Trump: le sue aziende, i dipendenti, le bancarotte. Il messaggio è: Trump è uno che non paga le persone, che si lascia debiti, che non è attendibile. Hillary cita lavapiatti, imbianchini, maestranze. Uno è in sala, “l’architetto che aveva realizzato un tuo golf club, e che tu non hai pagato”. Trump: “Evidentemente non ero soddisfatto del suo lavoro”.

4. Stop-and-frisk (Lester Holt, il moderatore). Holt chiede a Trump conto del fatto che una delle politiche anticrimine che sta elogiando sia stata decretata incostituzionale dalla corte dello Stato di New York. Stop-and-frisk significa letteralmente “ferma e perquisisci”, ed è una pratica di polizia risalente alle ere Giuliani e Bloomberg che consente controlli immediati su persone sospette, che un giudice newyorkese ha condannato perché basata su sospetti potenzialmente razzisti ai danni di ispanici e neri. “Non è vero”, ribatte Trump, “è solo il parere di un giudice anti-polizia”. Non è così: la pratica è stata effettivamente giudicata incostituzionale. La scelta di Holt di non insistere con Trump e di passare oltre è valsa al moderatore numerose accuse di passività.

5. Words matter (Clinton). Le parole hanno un peso. Lo ricorda Hillary quando il dibattito tocca la politica estera, le sanzioni, l’arsenale atomico, gli accordi internazionali. “Voglio rassicurare i nostri alleati giapponesi, sudcoreani e altrove che noi onoreremo i patti di mutua difesa”. Anticipando i temi dei futuri dibattiti, quelli della politica estera, che le sono assai congeniali, Hillary si rivolge direttamente alle opinioni pubbliche e ai governi stranieri. E ricorda - contro Trump che ne criticava l’utilità - che l’unica volta che la NATO ha fatto ricorso alla clausola di mutua difesa è stato a vantaggio degli Usa, nell’intervento di coalizione in Afghanistan seguito all’11 settembre.

6. You are telling the enemy what you are going to do (Trump). Altra frase rivelatrice di Donald. Nello specifico: l’idea, un po’ assurda, che spiegare nei dettagli come si intende sradicare lo Stato Islamico voglia dire "rivelare i nostri piani al nemico”.

7. Listen to what you just heard (Clinton). Dalla seconda metà del dibattito è un crescendo per la candidata democratica. Hillary, prima cauta, si fa caustica, e trascina con sé la platea. Il riso - che appare quasi spontaneo - la coglie dopo che Trump si è lungamente intortato sul tema del certificato di nascita di Obama. Donald, com’è noto, ne ha fatto il suo cavallo di battaglia per cinque anni, salvo poi riconoscere recentemente che Obama è nato effettivamente negli Stati Uniti. Nel dibattito Hillary accusa apertamente Trump di razzismo, lui cerca di spiegare ma poi si scalda. Comincia a perdere il controllo. Male: Nixon non fu chiaramente a suo agio con Kennedy nel 1960, e a distanza di cinquantasei anni se ne parla ancora.

8. Stamina (Trump). Trump accusa Hillary di non averne. Cosa vuol dire stamina? Fibra, forza, resistenza, vigore. E’ una parola che ha a che fare con un certo immaginario maschile: è sottilmente riferito alla virilità. E’ un attacco un po’ machista, che Trump indirizza alla cosa che a Hillary riesce meglio: comportarsi da dura. Errore. Per un po’ la parola resta nell’aria, ripetuta da entrambi i contendenti. Il seguito al punto 9.

9. Whew... Okay! (Clinton). Intraducibile. Forse resterà nella storia di questo dibattito. Dopo il discorso di Trump sulla “forza” e sul “temperamento” che suonava così retrogrado e da bullo (“è la mia migliore qualità, senza dubbio. Ho una tempra da vincitore. So come si vince. La Clinton ha un problema di temperamento”) tocca a Hillary. E quel gesto le viene fuori così, d’istinto: un sorriso allegramente crudele, una scrollatina di spalle eccitata. La provocazione le è piaciuta. Poi: “quando avrà fatto il giro di 120 nazioni per stringere negoziati e cessate il fuoco, quando avrà aperto nuove opportunità per l’America in giro per il mondo o avrà passato undici ore a testimoniare di fronte a una commissione del Congresso, allora Donald potrà dirmi che non ho forza”. Punto.

10. Prepared (Clinton). Trump accusa la contendente di essersi “preparata” le risposte. “Certo che mi sono preparata per questo dibattito. Mi sono anche preparata per fare il presidente. E penso che sia una buona cosa”. Applausi. Hillary Clinton ha vinto il primo dibattito americano. Lo ha fatto puntando molto su una cosa sopra alle altre: la statura da presidente. Non ha, ovviamente, ancora vinto la guerra.

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