Si sta facendo strada l’ipotesi che le criptovalute possano entrare a far parte delle passività delle banche centrali. In linea di principio si tratterebbe di utilizzare le nuove monete virtuali come strumento di politica monetaria, decisamente non convenzionale, in combinazione con le altre forme più tradizionali. Alcuni giovani economisti delle Banca di Inghilterra hanno fatto qualche ragionamento in proposito(*).

Per quel che riguarda le obbligazioni: non si ha evidenza di una tendenza al ribasso dei prezzi, ossia al rialzo dei rendimenti, nonostante il loro livello sia ancora anormalmente basso. Per quel che riguarda le azioni: nella prima metà dello scorso anno si è avuta una combinazione al rialzo con gli utili in ripresa scontati con dei rendimenti bassi. La combinazione opposta – quindi al ribasso - si è avuta nella seconda metà dello scorso anno – con gli utili in frenata scontati con l'attesa di rendimenti in ascesa. Nei primi mesi di quest'anno si è avuto un rialzo dei mercati delle azioni trainato dall'attesa di rendimenti che resteranno bassi a lungo con utili più o meno invariati. Da qui in poi quale combinazione prevarrà? Ad oggi manca una chiara tendenza dell'economia finanziaria cui si aggiungono i nodi ancora da sciogliere di quella reale. A questa mancanza di chiarezza in campo economico vanno aggiunti i nodi in campo politico. Dei nodi sia interni ai Paesi – come il Populismo – sia internazionali – come la riemersione delle Autocrazie. Il detto: “For every complex problem, there is an answer that is clear, simple, and … wrong” è perciò oggi più vero di quanto non lo sia di solito. Da cui segue l'invito di questa Asset Allocation: non correre velocemente a una qualche conclusione nella formazione dei portafogli.

Quando i tassi delle banche centrali si azzerano - come oggi accade nella zona euro o in Giappone e come è stato fino a qualche tempo fa in USA - e sono contemporaneamente in atto altre politiche monetarie non convenzionali come il Quantitative Easing (QE), diventa difficile rappresentare numericamente il tasso effettivo applicato dalle autorità monetarie perché si entra nel territorio dei numeri negativi. Per ovviare a ciò alcuni economisti hanno elaborato lo strumento del tasso ‘ombra’ o Shadow Short Rate – SSR (*). 

Gli Stati Uniti sono ridiventati - grazie al petrolio ottenuto con la frantumazione delle rocce, lo shale oil - una super-potenza energetica. Il fabbisogno di petrolio statunitense era, infatti, maggiore della produzione interna, e quindi gli Stati Uniti erano degli importatori netti. Fra qualche anno ciò non sarà più vero, con gli Stati Uniti che dovrebbero iniziare ad esportare petrolio. Gli Stati Uniti, ormai lanciati verso l'indipendenza energetica, sono così tentati dal vedere nel petrolio un'arma politica di uso imediato, ma, allo stesso tempo, facendo così, assumono che non vi saranno degli effetti penalizzanti sia economici – come un rialzo eccessivo del prezzo del barile – sia politici – come una recrudescenza estremistica (1), (2).

Nella puntata precedente (1) avevemo sostenuto che con le elezioni presidenziali in Ucraina si stava sviluppando la più sorprendente e inedita sceneggiatura politica del 2019. E' andata effettivamente così. Qui commentiamo sia il risultato elettorale sia le sue implicazioni nel campo della politica interna della Russia.