La volta scorsa avevamo mostrato due punti di vista sulla redistribuzione del reddito. Uno che lo vuole redistribuire senza porsi il problema dello sviluppo, l'altro che se lo pone. Il primo punto di vista ha in mente l'"economia fordista", il secondo l'"economia della conoscenza". Proseguiamo. Si ha chi accusa l'"ossessione meritocratica". Quest'ultima vorrebbe mettere al centro di tutto il "merito", che per sua natura - secondo l'accusa - finisce per creare un universo conformista e ineguale. L'"ossessione meritocratica" è in qualche modo una derivazione dell'"economia della conoscenza". La nota affronta questo secondo snodo del dibattito politico ed economico.

Da tempo sosteniamo la tesi di un possibile "risucchio" populista a destra e a sinistra. Insomma, di un nuovo bipolarismo dove a destra si avrebbe la Lega che fagocita Forza Italia, e a sinistra il M5S che fagocita il PD. Si avrebbe per effetto di questa dinamica una visione diversa della distribuzione dei redditi. Quella - populista - che sceglie una maggior distribuzione per ragioni di equità su base nazionale se di destra, o sociale se di sinistra. Quella liberale, non ancora palesatisi, che sceglie una maggior distribuzione del reddito per ragioni di opportunità. Qui proviamo a delineare i contorni della vicenda.

Una casa di investimento suggerisce di dedicare maggiore attenzione alle piccole e medie società (SME) americane in quanto presentano valutazioni relative più interessanti rispetto alle maggiori capitalizzazioni. Non c’è nessun motivo per provare a contestare questo suggerimento mentre può essere interessante l’approfondimento di questa analisi come spunto per addentrarsi nelle forse ineliminabili difficoltà che si incontrano quando si analizzano i mercati finanziari.

A maggio prima delle elezioni europee avevamo sostenuto che gli economisti hanno un ruolo quando si deve agire perchè si ha una crisi. Continuamo a lavorare sull'argomento. Nella prima parte della nota ci chiediamo con quale frequenza le crisi - più precisamente le recessioni - sono state previste dagli economisti. La risposta è "quasi mai". Riportiamo poi una parte dell'articolo di maggio che sostiene che - che sia prevista o meno - quando si ha crisi si deve agire.

Nel mese di giugno di quest’anno in sede di Asset Allocation e dopo le elezioni europee avevamo sostenuto la tesi che l'esito elettorale avrebbe potuto alimentare una spinta verso una doppia aggregazione – verso un nuovo “bipolarismo”: un Centro-destra a trazione Lega ed un Centro-sinistra a tradizione M5S. Ossia un neo bipolarismo che vedrebbe i protagonisti del bipolarismo della Seconda Repubblica – il PD e FI - “risucchiati” dalle forze populiste emerse ai loro lati.