Nella prima parte avevamo visto che, mettendo insieme i numeri, si scopre che tanto maggiore è la vicinanza fra il reddito della famiglia d’origine e quello dei figli, tanto maggiore è la diseguaglianza. Altrimenti detto, quando si hanno meno opportunità ai nastri di partenza, si ha ai nastri di arrivo più diseguaglianza. Nella prima parte avevamo visto che le cose stanno “staticamente” come sono state appena ricordate, ma abbiamo anche visto che il “movimento lungo” è stato quello di enorme un miglioramento del tenore di vita - approssimato dalla speranza di vita alla nascita - di tutti, ciò che è avvenuto con una diseguaglianza che si è mantenuta più o meno significativa.

È così importante la diseguaglianza? Se tutti hanno le stesse opportunità in partenza, si ha chi, alla fine della corsa, ha ottenuto di più e chi di meno ma solo per impegno e fortuna. In questo primo caso chi contesta la diseguaglianza contesta il risultato altrui ed il proprio.Se, al contrario, non si hanno le stesse opportunità, allora chi ha ottenuto di più - comunque  sempre per merito e fortuna - è partito favorito, e chi ha ottenuto di meno è partito sfavorito. In questo secondo caso chi contesta la diseguaglianza non dovrebbe come prima avere come obiettivo il risultato finale, ma la mancanza di eguaglianza nelle opportunità di partenza.

La vicenda della Banca Popolare di Bari (BPdB) si presta a molte letture. Prima una lunga premessa.

I risultati delle elezioni nel Regno Unito sono state variamente commentate nel Bel Paese. Vi è chi le legge in chiave interna. Secondo alcuni, la grave sconfitta del Labour anticipa quella futura del PD, semmai quest’ultimo seguisse una opzione di sinistra estrema come ha fatto Corbyn. Secondo altri, la decisione di uscire dall’Unione Europea è un segno ulteriore che quest’ultima ha fatto il suo tempo.

Ai nostalgici della Lira e della spesa pubblica in forte deficit si sono ultimamente aggiunti anche – dal governo, dall’opposizione, e dai sindacati - quelli dell'IRI. C'è una coerenza nella nostalgia che alcuni provano per la Lira, la Spesa, e l'IRI. Le tre erano, infatti, il “pacchetto” caratteristico della Prima Repubblica. Nella prima parte trovate una descrizione della “sovranità”. Nella seconda il racconto della scelta da parte delle forze del governo di mutare il succitato “pacchetto”. Nella terza trovate il racconto della scelta di mutare il “pacchetto” anche da parte delle opposizioni.