Proviamo ad osservare alcuni fenomeni dell’economia con una lente “epidemiologica”. Tanto più oggi che le epidemie - a causa del coronavirus - sono sulla bocca a di tutti (*).
 

Nella fasi di forte nervosismo, non solo finanziario, diventa particolarmente difficile trovare il modo di affrontare qualunque argomento. Si corre il rischio aggiuntivo di apparire superficiali o fuori tema se non si intende assecondare la tendenza prevalente, ma forse vale la pena cercare qualche appiglio che aiuti nel momento della burrasca a restare a galla.

Un primo effetto della diffusione del coronavirus, o COVID-19, è di essersi prepotentemente sostituito al conflitto commerciale tra USA e Cina nelle preoccupazioni degli investitori, oltre ad avere impattato le relazioni di ogni parte del globo con l’impero celeste. Non solo la categoria indefinita dei mercati finanziari ma l’intera popolazione mondiale si confronta con un fenomeno che ha un sapore antico e che trasporta il tema dell’incertezza ben oltre l’ambito, in fin dei conti limitato, dei mercati finanziari.

Il mese scorso l’Asset Allocation era stata pubblicata appena dopo l’uccisione di uno dei maggiori leader iraniani. La tesi era che “la vicenda non dovrebbe dar luogo ad una guerra tradizionale, ma a una guerra di rappresaglie. Potrebbe però emergere un accordo, dal momento che una guerra non dovrebbe avere sbocchi (1)”. Questo mese non abbiamo la vicenda iraniana ma il coronavirus sorto in Cina. Non fosse per questo, ribadiremmo quanto detto un mese fa (2).

Osserviamo la curva dei tassi rappresentata dai rendimenti per scadenze, da 1 anno fino a 20 anni, dei titoli di Stato inglesi in tre diversi momenti: maggio 1997, agosto 2008, luglio 2019 (grafico 1). Le linee intermedie rappresentano la variazione nel tempo della curva dei tassi. L’efficacia della figura consiste proprio nel dare visibilità dinamica al percorso di compressione dei rendimenti avvenuto in venti e passa anni.