Con bail-out si intende quel meccanismo di protezione dalle crisi sistemiche bancarie che implica l’intervento pubblico a tutela dei depositanti e, più in generale, dell’intero sistema finanziario. Si contrappone al bail-in che prevede l’intervento degli azionisti e degli obbligazionisti delle banche in stato di insolvenza, escludendo il coinvolgimento dei contribuenti.

Di seguito trovate tre note. Ogni nota parte da un fatto locale - da una notizia - per approdare all’ambito generale. Nella prima l’emissione di obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti della durata di cinquanta anni porta a ragionare della in-conoscibilità del futuro. Nella seconda si intravvedono dietro l’apertura tedesca per una riforma del sistema bancario europeo i maggiori costi per gli altri Paesi. Nella terza la decisione presa da Unicredit di vendere la partecipazione in Mediobanca consente di approdare alla parabola della finanza italiana.

Il ragionamento si articola in tre momenti. L'Asset Allocation come tale che ribadisce la nostra conclusione che poco accade in un equlibrio precario. Segue l'elogio della presidenza di Mario Draghi vista come una navigazione in mezzo ad un contesto non ordinario. Infine, la quotazione di Aramco, che diventerà fra poco la prima impresa al mondo per capitalizzazione. Aramco è più di una impresa è il cuore del Petro-stato saudita.

Ricordiamo che il mercato delle azioni è poco rischioso quando i tassi e i rendimenti sono così alti che non possono che scendere, e gli utili sono così bassi che non possono che salire. Allo stato queste condizioni sono assenti. I tassi e i rendimenti sono pressoché nulli, gli utili sono elevati rispetto alla media. Per sottolineare la fragilità del sistema finanziario nel caso di un rialzo dei tassi e dei rendimenti trovate poi un'analisi sulle grandi e sulle piccole imprese statunitensi quotate.

Nella sostanza non è cambiato nulla o quasi nell'ultimo mese - come peraltro nulla o quasi è cambiato, se non teniamo conto delle oscillazioni, negli ultimi tempi. I mercati finanziari hanno sul lato del reddito fisso dei tassi e dei rendimenti ai minimi storici, che sono all'origine del “fattore di sconto” ultra-basso. I mercati finanziari hanno sul lato del reddito variabile una previsione di utili a breve termine stabili o in leggera flessione, con quelli a medio termine in rialzo - ma le stime degli analisti sono sempre al rialzo (1). Abbiamo così un equilibrio ma non di immediata evidenza: gli utili non sono vivaci, ma sono scontati con un tasso d'interesse pressoché nullo e quindi il loro “valore attuale” è maggiore di quello che si avrebbe se i tassi a breve e i rendimenti a lunga - la “curva dei rendimenti”, fossero normali - ossia vicini alla media storica.