Gli Stati Uniti sono ridiventati - grazie al petrolio ottenuto con la frantumazione delle rocce, lo shale oil - una super-potenza energetica. Il fabbisogno di petrolio statunitense era, infatti, maggiore della produzione interna, e quindi gli Stati Uniti erano degli importatori netti. Fra qualche anno ciò non sarà più vero, con gli Stati Uniti che dovrebbero iniziare ad esportare petrolio. Gli Stati Uniti, ormai lanciati verso l'indipendenza energetica, sono così tentati dal vedere nel petrolio un'arma politica di uso imediato, ma, allo stesso tempo, facendo così, assumono che non vi saranno degli effetti penalizzanti sia economici – come un rialzo eccessivo del prezzo del barile – sia politici – come una recrudescenza estremistica (1), (2).

Come noto il livello dei rendimenti governativi tedeschi è molto basso, addirittura negativo per le scadenze tra un mese e dieci anni. Questi valori, molto inferiori ai rendimenti italiani, esprimono il giudizio di affidabilità dei mercati finanziari che si sintetizza nel rating AAA attribuito dalle varie agenzie alle emissioni dello Stato tedesco. Neppure gli USA godono di una simile reputazione avendo perso la tripla AAA di Standard & Poors qualche tempo fa. Questo eccelso grado di affidabilità potrebbe ragionevolmente tradursi in valutazioni della Borsa tedesca migliori di altri paesi meno virtuosi. Così non è.

Uno studio di alcuni economisti della Bank of England (BoE) tocca un argomento particolarmente interessante e attuale in parte già affrontato (*)(**). Il tema riguarda il legame tra tassi di interesse e investimenti (***). Partendo da alcuni semplici ma non ovvii punti di partenza l’analisi cerca di comprendere come sia possibile che la discesa verticale dei tassi avvenuta negli ultimi quarant’anni non sia stata accompagnata dalla crescita degli investimenti misurati in rapporto al Prodotto Interno Lordo.

Siamo tornati – almeno sotto questo aspetto - al 2015 – 2016, quando esplosero i rendimenti negativi (1). Si hanno allora non poche obbligazioni che erogano un interesse negativo, che è come dire che alla scadenza ricevo meno denaro di quanto avevo dato. Oggigiorno – come mostra il primo grafico delle obbligazioni fuori dagli Stati Uniti - il controvalore delle obbligazioni che erogano un interesse negativo ammonta a 10 mila miliardi di dollari. 

Un recente studio dell’OCSE (*) affronta il tema delle emissioni obbligazionarie societarie e la loro evoluzione nel tempo, sia come quantità che come qualità. Questa ultima variabile viene misurata attraverso lo strumento del rating ovvero il giudizio che alcune società specializzate – Standard & Poors, Moody’s, Fitch - esprimono sulla capacità delle imprese di ripagare il debito nei tempi e modi previsti al momento dell’emissione.