Come noto, si incontrano spesso classifiche e giudizi che non sono particolarmente favorevoli al Belpaese. Alcuni modelli di confronto poco favorevoli rispetto ad altri paesi hanno, purtroppo, qualche reale fondamento, altri sono meno comprensibili e appartenenti più al mondo del pregiudizio che alla realtà. Evitando vittimismi o imprecazioni, il ristoro di un più adeguato livello reputazionale è un desiderio condiviso e che richiede sforzi in molteplici direzioni.

Vorremmo provare a trattare l’argomento della distanza tra USA e Europa nella capacità delle società quotate di generare utili. Potrebbe sembrare un esercizio persino banale e per certi versi anche inutile o forse fastidioso se non dannoso, vista la scarsa reputazione che gode la logica dei mercati finanziari, per certi versi anche meritata.

Come consuetudine, ad inizio anno tutti tirano le somme dei risultati dei dodici mesi passati, con l’indispensabile augurio che le cose vadano comunque meglio rispetto al passato. Quest’anno non dovrebbe essere difficile visto che il 2018 ha deluso (o quasi) qualunque categoria di investitore. Non costa nulla, per il momento, desiderare il meglio, ed è persino doveroso immaginare che il nuovo anno possa essere migliore, magari ascoltando la bella canzone di Lucio Dalla dedicata all’argomento.

Nelle ultime settimane i mercati delle azioni sono flessi. Le interpretazioni sono molte, alcune legate alla guerra commerciale fra USA e Cina, altre alle incertezze nella conduzione della politica economica in caso di recessione, con una aggiunta degli ultimi giorni: i cattivi risultati di Apple come possibile segnale che “il mondo di ieri” - ossia l'economia che si globalizza in un mondo irenico - stia finendo.

Alla luce delle fragilità della Borsa americana e non solo è obbligatoriamente riemerso il tema della valutazione del livello di nervosismo degli investitori. L’unità di misura di questo parametro, per certi versi simile ad un check-up dello stato di salute del sistema nervoso dell’indistinto panorama degli investitori, è la volatilità.