Sottraendo al rendimento medio nominale dei titoli di Stato la variazione annua dell’inflazione si ottiene il rendimento reale. Il suo significato risiede nell’obiettivo di individuare quanto effettivamente un risparmiatore piccolo o grande ricavi dall’investimento in titoli governativi, in questo caso a tasso fisso.

Alla fine del 2018 sembrava che la “grande corsa” della borsa statunitense fosse dopo un decennio finita. Dall'inizio del 2019, invece, vi è stato un forte rimbalzo che ha riportato il livello dei prezzi delle azioni dov'era alla fine dello scorso anno. Come è stato possibile? Trovate una sintesi delle nostre argomentazioni di fine 2018 e dei primi mesi del 2019. Alla sintesi del pregresso segue l'aggiornamento. Infine, trovate un'analisi di quanto sta accadendo in campo politico nel Bel Paese. 

Tema complesso e delicato, la questione della necessità o meno di investire quanto, dove e come sta coinvolgendo buona parte del dibattito economico e politico. Tutto ciò sarebbe un bene se il dibattito fosse concentrato sulla direzione da prendere, sulle scelte da fare per il futuro, sui settori sui cui puntare e sulla migliore combinazione tra investimenti pubblici e privati.

La produzione industriale dell’Eurozona ha segnalato una forte discesa nel quarto trimestre del 2018, oltre il 4%. Era da novembre del 2012 che non si registrava una contrazione così marcata. Le stime non erano certo rosee, ma non si immaginava una debolezza di queste dimensioni. Se si esclude aprile 2009, quando il crollo annuale superò il 20%, non sono stati molto numerosi i fenomeni negativi di questa portata.

Gli NPL (Non-Performing Loans) sono i crediti alla clientela, soprattutto imprese ma anche famiglie, diventati non esigibili e che non vengono restituiti a causa delle difficoltà conseguenti alla crisi economica. Tra il 2007 e il 2015 il valore degli NPL nella pancia dei bilanci delle banche italiane è quintuplicato arrivando a 341 miliardi di euro (grafico 1) pari al 18% dei crediti totali (grafico 2)(*).