Facciamo il punto

Dall'inizio dell'anno sono molti i mercati caduti fino al 10%. Un andamento raro, un ordine di grandezza come questo lo si è, infatti, registrato tre volte negli ultimi ottantacinque anni.

 

Un approccio molto seguito è quello che possiamo definire della “causa esterna”. Senza shock esterni i mercati finanziari sono in (o tendono al) equilibrio. Quindi possono rompere l'equilibrio solo per l'arrivo di eventi esterni inattesi (ossia non scontati). Quest'anno i due eventi esterni sono la caduta della borsa cinese insieme alla svalutazione della moneta cinese il tutto combinato con il crollo del prezzo del petrolio.

1 – Cause esterne

La caduta della borsa cinese era prevedibile. Prima del crollo di agosto essa aveva la classica forma della “bolla” (1). Come accade ad un mercato quando è in bolla, le sue quotazioni diventano astronomiche. Nel caso cinese, il rapporto prezzo utili mediano era tre volte maggiore di quello di altri paesi (2). Anche la svalutazione della moneta cinese era prevedibile. All'origine si ha la maggiore inflazione relativa della Cina, che, negli ultimi anni, si è cumulata per circa il 30% (3), rendendo meno competitive le sue merci – i maggiori costi cumulati non hanno potuto, infatti, scaricarsi attraverso il cambio. Il deprezzamento "guidato" del yuan è perciò volto a riacquistare una parte della competitività perduta. Con una complicazione. Se l'aspettativa è quella di una caduta del cambio, ecco che gli operatori desiderano anticiparla, e quindi vendono massicciamente la loro moneta per comprare quella estera. Ultimamente escono dalla Cina circa 100 miliardi di dollari al mese. Gli acquisti della banca centrale di moneta cinese per frenare la caduta "disordinata" del yuan non riescono a fermare la corsa delle vendite. L'ulteriore caduta del prezzo del petrolio era meno prevedibile. Fino allo scorso anno il prezzo del barile nella previsione dei mercati dei futuri era nell'ordine dei 50-60 dollari, il doppio di oggi. Il prezzo del barile a questi livelli – livelli che potrebbero mantenersi - crea degli squilibri molto forti – e non solo economici - in molti paesi (4).

2 – Cause interne

Se prendiamo il rendimento delle obbligazioni (mondiali dei Tesori e private) che si aveva nel 2000 e lo si confronta con quello che si ha oggi, si scopre che allora dopo cinque anni si otteneva un rendimento cumulato alla scadenza del 30 per cento, mentre oggi si ottiene dopo sei anni un rendimento cumulato alla scadenza del 15 per cento. In due parole, la capacità di assorbimento delle perdite in campo azionario grazie al rendimento delle obbligazioni oggi è la metà. Se poi si calcola quanto i mercati azionari si muovano di conserva (la correlazione), emerge che oggi, rispetto al 2000, essi sono ben tre volte più simili nei movimenti. In breve, la diversificazione fra paesi oggi funziona molto poco. Il rischio oggigiorno è molto più difficile da assorbire, perciò si è molto nervosi quando si ha una crisi di provenienza esterna e si quindi si tende ad amplificarne la portata (5).

Questo ragionamento sulla capacità di assorbire porta subito ad un altro ragionamento. Va bene la scarsa capacità di assorbire gli shock, ma quali sono i livelli delle quotazioni? In termini generali, le azioni hanno un rendimento (dividendo su prezzo) in linea con le medie storiche, mentre quelli obbligazionari hanno un rendimento (cedola su prezzo) decisamente inferiori alle proprie medie storiche, specificamente le obbligazioni emesse dai Tesori rendono da un quarto alla metà (6). Le azioni statunitensi ed europee non sono troppo care, ma gli utili “arrancano”. Negli Stati Uniti sono in leggera flessione, mentre in Europa sono fermi. Il ciclo di Borsa sano è quello che vede scendere il rendimento delle obbligazioni (il fattore di sconto), mentre salgono gli utili (il reddito per gli investitori). Oggi, invece, i rendimenti non possono scendere ancora, perché sono quasi nulli, mentre gli utili si muovono poco.

3 - Conclusioni

Non abbiamo perciò le premesse di un mercato finanziario “sano”, intanto che il rischio – come abbiamo visto - è più difficile da assorbire.

4 - Digressione: petrolio e PIL

Quando il prezzo del petrolio iniziò la sua caduta le attese erano di una forte spinta all'economia. Un anno dopo la spinta non si è palesata. Come mai?

  • Se cade il prezzo del petrolio, cade il prezzo della benzina. La caduta è però tanto minore quanto maggiori sono le accise. Se si spende meno per fare il pieno, si hanno due vie d'uscita: a) si spende da altre parti – per esempio si va in pizzeria; b) non si spende, ma si risparmia, ciò che avviene se le famiglie sono indebitate o timorose. In questo secondo caso, l'effetto della caduta del prezzo della benzina è nullo.

  • Se cade il prezzo del petrolio, sono tagliati gli investimenti per la ricerca di nuovi pozzi. Cadono perciò gli investimenti.

  • La caduta del prezzo del petrolio riduce il potere d'acquisto dei paesi esportatori di questa materia prima. Ecco che si riducono le loro importazioni dai paesi consumatori.

Conclusione: se si risparmia il maggior potere d'acquisto, se gli investimenti in campo energetico sono tagliati, e se si riducono le esportazioni, allora la caduta del prezzo del petrolio ha degli effetti negativi sul PIL reale.

Non è ancora finita, se passiamo al PIL nominale, ossia se aggiungiamo la variazione dei prezzi a quella delle quantità. Se l'inflazione in partenza è bassa, la caduta del prezzo del petrolio la schiaccia ancora di più. L'inflazione diventa nulla. L'inflazione nulla, se attesa tale, non incentiva la spesa, ciò che sarebbe avvenuto se si fossero anticipati dei prezzi maggiori nel futuro.

Insomma, la caduta del prezzo del petrolio non è la cornucopia che alcuni si attendevano l'anno scorso. In Italia si sarebbe addirittura avuta una maggior crescita pari ad un punto percentuale: http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-letter a-economica/asset-allocation/4053-la-crescita-italiana-fa-un-salto.html.

 

  1. http://www.centroeinaudi.it/cerca.html?gsquery=bolla+cinese

  2. http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/4296-i-primi-giorni-del-2016-ii.html

  3. http://www.bis.org/statistics/eer/tables_i.pdf

  4. http://www.ilfoglio.it/economia/2016/01/15/petrolio-come-si-vive-nel-mondo-sotto-i-trenta-dollari-vedi-russia-e-venezuela___1-v-137044-rubriche_c279.htm

  5. http://www.ilfoglio.it/economia/2016/01/10/la-borsa-cinese-solo-un-diversivo-per-mercati-gi-squilibrati___1-v-136851-rubriche_c339.htm

  6. http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/4280-asset-allocation-dicembre-2015.html

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