E se vincesse Trump?

Proviamo ad immaginare che cosa accadrebbe nel caso di una vittoria del candidato repubblicano, seguendo pari passo quanto appena accaduto in Gran Bretagna. Abbiamo lo choc iniziale, cui segue un aggiustamento, ed, infine, il futuro. Tripartiamo gli eventi secondo la struttura della tragedia classica.

 

Prologo

Come avvenuto in Gran Bretagna abbiamo subito la caduta del dollaro, la borsa che cade anch'essa, con i titoli del Tesoro che, nonostante non siano a buon mercato, tengono. Sempre come in Gran Bretagna la caduta del dollaro rende meno care le azioni e le obbligazioni statunitensi per gli operatori esteri (e più care le attività estere per gli statunitensi). La banca centrale non tocca i tassi per non peggiorare le cose, e quindi il dollaro resta debole ma non troppo perché viene comprato per accedere alle azioni ed alle obbligazioni statunitensi. In particolare alle azioni delle imprese che esportano. Proprio come accaduto in Gran Bretagna dove è salito l'indice FT100, che riflette le imprese maggiori esportatrici, ed è caduto l'indice FT250, dove si hanno le imprese che vendono sul mercato interno.

Parodo

Intanto Trump non diventa presidente fino a gennaio, e quindi si va a studiare la Costituzione degli Stati Uniti, laddove si scopre che si hanno grandi limiti alla sua libertà di azione. Proprio come avvenuto con la Gran Bretagna quando si è visto che non era così semplice uscire dall'Unione Europea. Sollievo, allora il Mondo non finisce oggi. Intanto, un dollaro più debole porta ad uno yen ed un euro più forti, ciò che che è un male (alla fine relativo) per le merci giapponesi ed europee. Il dollaro debole dovrebbe, invece, aiutare i paesi emergenti, laddove un dollaro più debole rende molto più facile servire il debito, che è denominato soprattutto in dollari.

Esodo

La politica fiscale diventa nel tempo più espansiva per effetto del taglio delle imposte (ma non troppo: il Congresso, dove sono numerosi i repubblicani “tradizionali”, agirebbe da freno), mentre la Banca Centrale alza i tassi ma di poco e pure con grande sollievo, perché l'espansione fiscale la aiuta a decidere. Lo scenario non è affatto favorevole per le obbligazioni (i tassi sono più alti, e si ha una maggiore inflazione), e nemmeno per le azioni delle imprese indebitate, che vedono salire il costo del debito, oltre che il fattore di sconto.

Vedi: https://www.ft.com/content/0e71669a-a25e-11e6-82c3-4351ce86813f

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