Stati Uniti-Europa: verso il disgelo?

Osservatorio Europa (2003)

Il 25 e il 26 giugno 2003 si è tenuto a Washington un vertice Stati Uniti–Europa che ha segnato l’inizio del disgelo fra le due potenze, a detta del Presidente della Commissione Romano Prodi. Disgelo necessario e benvenuto, dopo gli attriti creati dalle divisioni nate con la guerra all’Iraq. Guerra che ha diviso l’Europa frammentandone ancora una volta la capacità rappresentativa internazionale e portando a duri scontri verbali i portavoce degli Stati Uniti e della Francia.

Oggi il semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea cerca di sanare queste piaghe, forte dell’intesa che lega George W. Bush al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale promette di lavorare al fine di far cessare ogni lite fra Stati Uniti ed Europa.


In realtà i punti di contrasto ci sono ancora e su argomenti più che mai attuali, quali ad esempio l’apertura dei mercati europei agli organismi geneticamente modificati e i rapporti con l’Iran; ciononostante, come sottolinea giustamente Prodi, è necessario lavorare uniti, poiché l’Unione Europea è troppo vecchia e gli Stati Uniti troppo giovani per essere capaci di mantenere e instaurare la pace agendo singolarmente. Èfondamentale che lo sforzo sia da entrambe le parti e verso una sola direzione.


Anzitutto, occorre che l’Europa si presenti come un solo attore, forte e unita, per poter instaurare un rapporto costruttivo con gli Stati Uniti, un rapporto basato sul dialogo e non sull’imposizione, un rapporto tale da condurre a una coesione maggiore tra le due potenze. Se l’Europa non riuscirà a parlare con una sola voce, sostiene Prodi, da ogni questione nascerà un contrasto, così come è stato in occasione della guerra in Iraq.


Gli Stati Uniti non ci considerano una federazione di stati, dialogano con ognuno dei paesi europei usando toni diversi a seconda dell’interlocutore. Ma non si può imputare agli altri la nostra frammentazione, che deriva non solo da divergenze politiche interne all’Europa, quanto soprattutto dalla mancanza di volontà di instaurare una politica estera comune.


L’Unione Europea si presenta oggi con un unico rappresentante in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio, poiché i trattati attuali prevedono che la politica commerciale sia di competenza esclusiva dell’Unione e che gli stati non abbiano più la possibilità di opporsi a decisioni prese a maggioranza dal Consiglio. Si parla da anni, se ne è discusso ampiamente anche durante i dibattiti della Convenzione, di estendere il voto a maggioranza anche alla Politica Estera e di Sicurezza Comune, ma questo pare al momento un’utopia, poiché quando si è rivelata necessaria una presa di posizione unica europea i governi si sono divisi, anche attaccandosi vicendevolmente.


In vista dell’allargamento la situazione si presenta ancora più critica per quanto concerne i rapporti Usa-Ue: uno studio comparativo sull’opinione pubblica realizzato dalla Commissione il 22 luglio 2003 conferma che la "Vecchia Europa" e l’Europa di prossima adesione vedono in modo diverso il rapporto con gli Stati Uniti. I futuri membri, infatti, considerano più positivamente il ruolo degli Stati Uniti nell’assicurare la pace e nel combattere il terrorismo. Verrebbe da chiedersi se il punto di riferimento di questi paesi non dovrebbe essere l’Unione Europea, piuttosto che l’America.

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