Passata la tempesta odo augelli far festa…” In realtà non si può sapere se la tempesta è effettivamente passata o scongiurata ma qualcosa di meno eclatante rispetto ai timori di assalto sovranista alle istituzioni europee è accaduto. Sia il Partito Popolare Europeo (PPE) che i Socialisti e Democratici (S&D) sono saldamente i due gruppi parlamentari di maggior peso, anche se la somma dei loro seggi non permette la costituzione di una maggioranza parlamentare. 

La Lega è passata da 5 milioni e mezzo di voti a oltre 9 milioni. Il Movimento Cinque Stelle è passato da quasi 11 milioni di voti a 4 milioni e mezzo. Il Partito democratico ha mantenuto i suoi 6 milioni di voti, ma questi - su un'affluenza più bassa - valgono il 22.7% e non – come lo scorso anno - il 18.7%. Forza Italia passa da 4 milioni e mezzo a 2 milioni e 300 mila voti. Insomma, il risultato elettorale delle europee, se misurato come numero di voti, appare del tutto evidente. Molto meno chiaro, invece, è provare a immaginare che cosa potrà mai accadere.

Il tema delle banche è sempre molto sentito ma è un argomento non facilissimo da raccontare perché richiede leggerezza e profondità allo stesso tempo. Inoltre, le tecnicalità del settore non sono sempre di facile intuizione e la loro illustrazione può creare più confusione che altro. Messe le mani avanti, si può procedere nel fare il punto sulla solidità e redditività prospettica delle banche della zona euro.

Questa è la breve storia di una banca che ha attraversato gli ultimi venticinque anni restando praticamente indenne dagli effetti dell’introduzione dell’euro, della grande crisi finanziaria e delle minacce provenienti dalle banche virtuali e dalla de-bancarizzazione della finanza, e ciò è avvenuto restando fedele ad un modello non particolarmente sofisticato e totalmente ancorata al territorio di origine. Sembra più una storia di fantascienza che reale ed è meglio immaginare che sia così, anche per evitare inutili e impietosi confronti.

Si sta facendo strada l’ipotesi che le criptovalute possano entrare a far parte delle passività delle banche centrali. In linea di principio si tratterebbe di utilizzare le nuove monete virtuali come strumento di politica monetaria, decisamente non convenzionale, in combinazione con le altre forme più tradizionali. Alcuni giovani economisti delle Banca di Inghilterra hanno fatto qualche ragionamento in proposito(*).