Abbiamo da commentare due andamenti. Il timore che la globalizzazione elimini dei posti di lavoro che non sono poi sostituiti – con quello collegato degli effetti di questo andamento sulla politica - è il primo tema. L'idea – basata su delle assunzioni non realistiche - che il reddito di cittadinanza possa aiutare ad ottenere un maggior deficit pubblico grazie alla sua capacità di far emergere la disoccupazione nascosta è il secondo tema.

Io amo il mio Paese, amo mia moglie, amo il mio cane”. La semplice canzone strimpellata nella sigla di una popolare serie televisiva, con un motivetto appiccicoso come la colla, potrebbe diventare tra due mesi l'inno non ufficiale dell'Ucraina, dove la campagna elettorale per le presidenziali si sta sviluppando nella più sorprendente e inedita sceneggiatura politica del 2019.

Invece di un mondo irenico votato agli scambi e organizzato in regimi di democrazia delegata – il sogno della fine degli anni Ottanta, quello della "fine della storia" – ne abbiamo uno - fuori dall'Occidente - dove dominano le autocrazie, con l'altro – interno all'Occidente – dove emergono i populismi.

Di seguito proviamo a scavare negli aspetti economici di questi due mondi. Nel primo domina il “capitalismo dei compari”, nel secondo la rendita immobiliare e la concentrazione dei settori in poche imprese. Come si vede, e al contrario del luogo comune sul prevalere del “libberismo”, siamo ben lontani da un regime liberale in politica e concorrenziale in economia.

Giorni fa un Consiglio dei Ministri, che doveva discutere dell'autonomia regionale, si è concluso con un nulla di fatto. Era in discussione la bozza di intesa dello Stato con la Lombardia, il Veneto e l'Emilia Romagna - la riforma bandiera della Lega. Appena dopo la Campania ha fatto una richiesta formale per avere anch'essa l'autonomia. Insomma, le cose si stanno complicando. Invitati a un dibattito su queste vicende molto delicate abbiamo velocemente raccolto i nostri lavori sul Meridione – i primi due paragrafi (1), (2).

Si potrebbe cambiare capro espiatorio mediatico (1), perché e/o i “burocrati di Bruxelles”, e/o “George Soros”, e/o “gli immigrati che ci invadono”, hanno fatto (forse) il proprio tempo. Il nuovo capro espiatorio potrebbero essere le donne. A queste ultime possiamo addebitare sia parte della diseguaglianza crescente, sia parte della modesta natalità che alimenta il bisogno di immigrazione. Con il nuovo capro espiatorio si possono prendere due “piccioni” - una tematica di “sinistra”, come la diseguaglianza, che potrebbe piacere ai M5S, ed una di “destra”, come l'eccesso di immigrazione, che potrebbe piacere alla Lega - con una sola “fava”: il ruolo controverso delle donne nel mondo moderno.