Di che cosa si parla - 8

Questa settimana affrontiamo il tema del populismo, prima tentando una interpretazione basata sul calcolo delle probabilità (dei populisti), e poi tornando alla vexata quaestio di Brexit

 

 

Il populismo come scommessa: alle origini

Tutti a parlare di “populismo”. Con ciò si intende – nel pensiero prevalente - un numero crescente di cittadini, privi di un progetto di governo, che deborda nell'arena politica, chiedendo che si attuino delle politiche quasi sempre non realistiche. Questo è il lato della “domanda”. Si ha poi quello dell'”offerta”. Quest'ultima arriva dai leader populisti che hanno dei seguaci più che da nuove classi dirigenti che esprimano un leader. Nel pensiero prevalente le masse populiste sono mosse dalla paura. Paura di non avere lavoro, del lavoro che è rubato dagli stranieri, e via enumerando.

Insomma, si ha una parte non modesta della popolazione mossa dalla paura che vota dei leader che non hanno alle spalle una classe dirigente e che vogliono quasi sempre imporre delle politiche non realistiche. Il ragionamento sembra filare, ma manca di un anello. Perché mai sono chieste delle soluzioni non realistiche? Perché le classi dirigenti britanniche sono contrarie a Brexit, che avrebbe un effetto economico negativo dirompente, mentre molti loro concittadini – il popolo - vogliono uscire dall'Unione Europea?

Ed eccoci all'anello mancante (1). Più la situazione è vissuta come disperata, ossia se penso che vivrò molto peggio, e così i miei figli, più si alza la “propensione al rischio”. Se la probabilità che le cose continuino ad andare peggio la giudico altissima, quasi certa, allora tanto vale rischiare. Un po' come una squadra di calcio che sta perdendo quattro a zero mezz'ora prima della fine della partita, e che si butta all'attacco, rischiando, perché si sbilancia molto, di prendere altri quattro goal. Il ragionamento prevalente diventa quello di una politica cui non credo più, e quindi tanto vale cercarne un'altra, perché tanto “così non si può andare avanti”.

Un esempio più raffinato per mostrare l'anello mancante nel ragionamento sul populismo è questo. La lotteria è una perdita secca per chi gioca, perché la metà degli introiti dei biglietti è trattenuta dallo stato. Ergo la popolazione come tale non dovrebbe giocare. Diverso è il caso degli individui. Se sono senza speranza, se sono disoccupato, se non sono più giovane, anche se la probabilità di avere il biglietto giusto è una su un milione, se quel biglietto mi arriva, ecco che mi cambia la vita (2). E lo compro.

1 - http://stumblingandmumbling.typepad.com/stumbling_and_mumbling/2016/05/prospect-theory-populism.html

2 – Reuven Brenner, Gabriel Brenner, Aaron Brown, A World of Chance, Cambridge University Press, 2008

 

Il populismo come scommessa: Brexit

Le stime econometriche sono univoche, la GB andrebbe incontro ad una crisi sia dell'economia reale sia di quella finanziaria. La ragione economica milita quindi a sfavore di Brexit. Allora perchè mai c'è chi la vuole? La spiegazione è quella dell'insularità. Il tornare a muoversi liberamente (non più nei mari - Britannia rules the waves) ma nella globalizzazione è giudicata una occasione di ritorno dell'orgoglio nazionale che altrimenti si stempererebbe nella palude dell'Unione Europea.

Insomma, la spiegazione è meta-economica. Le condizioni storiche che hanno reso possibile il successo britannico nel passato non ci sono più. L'elenco è: la GB era il paese dove i ricchi attraverso il Parlamento controllavano l'emissione del debito pubblico, mentre da altre parti il controllo era dell'autocrate e quindi il rischio era maggiore - ossia, gli inglesi potevano finanziare le guerre ad un costo inferiore (1), la GB era il centro che assorbiva merci estere con le quali il resto del mondo pagava le cedole e i dividendi degli investimenti esteri della GB medesima, eccetera.

Conclusione: economicamente è una punizione autoindotta, e il sogno di un ritorno "in grande" non ha basi materiali. Sulla reazione dei mercati finanziari, si veda qui (2).

1 - James Macdonald , A Free Nation Deep in Debt, Princeton University Press

2 - http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/4434-quanta-brexit-%C3%A8-nei-prezzi.html

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