Brexit – prima del voto

Il Parlamento inglese vota sull'accordo tra Regno Unito e Unione europea. Il governo di Theresa May potrebbe andare incontro a una sconfitta storica e - da quel momento - si potrebbe aprire un capitolo sconosciuto. Nell'attesa dell'esito del voto, riproponiamo quanto avevamo scritto a suo tempo. A risentirci dopo il voto.

 

Proviamo a ragionare come se fossimo dei sudditi di sua Maestà (1).

Gli Europei continentali hanno dovuto rinunciare alla sovranità per colpa della Seconda Guerra Mondiale, perché era stata persa in modo diverso da tutti, mentre i Britannici – grazie agli Stati Uniti ed all'Unione Sovietica - l'avevano - sebbene bombardati, ma mai occupati - vinta. La Germania aveva occupato la Francia (1940-1944) e poi l'Italia (1943-1945), laddove si erano avuti degli strascichi di guerra civile contenuta (Francia), e di guerra civile sanguinosa (Italia). Possiamo elencare delle cose non troppo diverse sull'Olanda.

Perciò i succitati tre grandi Paesi – usciti distrutti in misura diversa dalla guerra – insieme ai tre piccoli (Benelux) giunsero alla conclusione – si noti che gli altri Paesi europei – quelli usciti distrutti dalla guerra - erano stati intanto conquistati dall'Armata Rossa, e quindi non potevano avere voce in capitolo nella formazione dell'Unità europea - che si dovesse rinunciare in tutto o in parte alla Sovranità. “Non ci sarà pace in Europa, se gli Stati si ricostruiscono sulla base della sovranità nazionale” affermava Jean Monnet, per poi proseguire: “gli stati dell'Europa debbono perciò formare una federazione o una entità”.

I Britannici – estranei ai drammi dei Nazisti e dei loro collaboratori (2), ed estranei anche al genocidio (3) - entrano nella Comunità con i Conservatori di Heath nei primi anni Settanta, giudicando l'associazione europea proficua solo in senso economico (“the effect upon the standard of living of the individual citizen”). La tradizione dell'adesione solo economica è proseguita dalla Thatcher che parlava di “dare e avere” con il bilancio di Bruxelles (“what we are asking for is a very large amount of our own money back”).

Possiamo allargare l'analisi dell'estraneità britannica alla costruzione europea – quella legata al diverso impatto della Seconda Guerra Mondiale, con altre considerazioni, che però portano di nuovo nella direzione dell'estraneità britannica non all'Europa come tale, ma alla costruzione europea.

La Gran Bretagna aveva e sogna di avere ancora (per chi crede nella Brexit) un ruolo imperiale, sogno che trae origine dalla sua natura “marina”. La figura è quella della balena, che si contrappone all'orso, che è la figura del potere “tellurico”, ossia delle potenze continentali, come la Germania e la Russia (4). La ormai piccola Gran Bretagna – perso da tempo l'impero - si trasfigura nel Paese dominante, anch'esso di ceppo (nota bene il termine “ceppo”) anglosassone, e in qualche modo lo forgia. Come la Grecia, conquistata militarmente da Roma, alla fine la dominò culturalmente - Graecia capta ferum victorem cepit, così sarà per la piccola Gran Bretagna verso il gigante statunitense (5). Così il sogno post-imperiale.

L'uscita dall'UE dovrebbe essere un cattivo affare economico. Questo cattivo affare potrebbe però essere compensato (solo psicologicamente?) da un rinnovato grande ruolo britannico nel mondo di ceppo anglosassone. Un'opzione alternativa alla Brexit che però pare di dubbia efficacia anche perché gli Stati Uniti – con una popolazione ispanica ed asiatica in costante aumento - sono sempre meno anglosassoni (6).

Note

1 - https://www.foreignaffairs.com/articles/europe/2017-06-23/brexit-vote-one-year-later?cid=int-lea&pgtype=hpg

2 - Y. Durand, Il nuovo ordine europeo, Il Mulino

3 - B. Bruneteau, Il secolo dei genocidi, Il Mulino

4 - C. Schmitt, Stato, grande spazio, nomos, Adelphi

5 - Limes, Brexit e il patto delle anglospie, giugno 2016

6 - Limes, USA-Germania guerra per l'Europa, maggio 2017

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