Il percorso possibile di una crisi

Oggi una crisi nei mercati finanziari si può produrre per l'agire di una di queste variabili (o più di una allo stesso tempo): 1) uno scontro "vero" sul libero commercio; 2) un ritorno dei tassi e dei rendimenti sui, o vicino ai, livelli storici; 3) una "inappetenza per il rischio" dovuta al Populismo, e, più in generale, all’evidenza che l'"Ordine liberale" è sulla difensiva. Nella nota che segue affrontiamo il terzo punto. Naturalmente è possibile che una crisi non si produca, oppure che sorga ma per l'agire di altre variabili che ignoriamo.

 

La fine della "fine della Storia"?

Agli inizi degli anni Novanta a molti sembrava che la "Storia fosse finita". Con la vittoria dell'Ordine liberale sia all'interno degli stati – più Mercato e meno Stato - sia nei rapporti fra stati – la caduta del Muro di Berlino e le riforme cinesi che facevano venir meno "la sfida comunista" - poco sembrava che potesse ormai cambiare, e dunque che la Storia - letta come mutamenti imprevedibili - fosse finita. Trenta anni dopo, fra le sfide esterne – il ritorno dei giganti ex-comunisti e di altre autocrazie, ed interne – il Populismo - la Storia sembra essersi risvegliata, ma non entro l'Ordine liberale.

La Cina e la Russia agiscono come Paesi di “capitalismo autoritario” e non più come Paesi comunisti. Essi possono diventare - per la maggiore dinamicità del capitalismo autoritario rispetto all'economia pianificata - un Secondo Mondo avanzato economicamente e politicamente illiberale. E possono diventare il riferimento delle molte autocrazie – dalla Turchia al Brasile - che stanno emergendo. I Paesi liberali restano lo stesso il luogo sicuro dove le élite illiberali occultano i beni che hanno accumulato. Il dittatore e/o l'autocrate preferisce, infatti, Londra o la Svizzera come rifugio per i propri beni e la propria famiglia, e non un altro stato gestito con le caratteristiche del suo.

I capitalismi autoritari del passato – la Germania e il Giappone - sono stati un'alternativa all'ordine liberale fino al 1945, ma da allora – a causa del loro annichilimento militare – non lo sono più. Si noti che - nonostante le loro caratteristiche illiberali - non erano indietro nella produzione manifatturiera e nello sviluppo tecnologico rispetto ai Paesi liberali. Il loro limite era nella media dimensione, da intendere come spazio e popolazione.

La democrazia – o meglio la democrazia incapsulata nell'Ordine liberale, che ruota intorno all'Impero "benevolo" degli Stati Uniti - è fiorita ne Secondo dopoguerra in un numero sempre maggiore di Paesi. Che cosa accadrebbe se la dinamica corrente – i Paesi autocratici si affermano in campo politico e crescono in quello economico - si rivelasse duratura, o abbastanza duratura? I Paesi illiberali avrebbero un peso sempre maggiore nell'economia mondiale, e quelli liberali – ricchi in termini assoluti, ma meno ricchi di prima in rapporto ai Paesi emergenti - tornerebbero dove erano, ossia intorno alle due rive del Nord Atlantico, in Giappone, e nell'emisfero australe, insomma dove erano fino alla fine degli anni Ottanta. In altre parole, avremmo un ciclo, partito con la vittoria nelle due guerre mondiali ("calde"), allargatosi con la vittoria nella terza ("fredda"), che è tornato al punto geografico e politico di prima, proprio per l'emergere degli sconfitti (i giganti ex comunisti) e dei loro imitatori (le autocrazie) della terza guerra. I vincitori e i vinti delle guerre "calde", invece, continuano a stare dalla stessa parte.

Approfondimenti:

https://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/commenti/4912-di-che-cosa-si-parla-27.html;

https://www.centroeinaudi.it/le-voci-del-centro/send/2-le-voci-del-centro/1563-che-cosa-accade-alla-democrazia-se-vincono-i-paesi-del-capitalismo-autoritari.html

 

Populisti e Autocrati

Chávez, Putin, ed Erdogan hanno smantellato la democrazie con un passo lento. Sono arrivati al governo con le elezioni. Poi hanno usato lo scontento diffuso per ridurre i vincoli al proprio potere. Lo schema seguito è stato quello di imporre i propri uomini nel sistema giudiziario e della sicurezza e di neutralizzare il sistema mediatico. Facendo così non si è avuto un attacco visibile alla democrazia, ma un attacco occulto che ha portato all'autocrazia. Si noti che all'autocrazia sono arrivati con un lavorio entro le istituzioni. Si noti che al potere non è andato un partito – come nel modello comunista - o un corpo militare – come con il golpismo classico - ma una personalità.

Si ha evidenza che i regimi ruotanti intorno alle personalità sono i più aggressivi e i più corrotti. Le caratteristiche di questi sistemi autoritari ruotanti intorno ad un "uomo forte" sono: 1) un "cerchio magico" di fedeli; 2) la creazione di un partito personale. La narrazione che giustifica questo approccio è semplice: grazie ai poteri straordinari di cui dispone l'autocrate si possono risolvere i problemi del Paese. Il quale ultimo è finito dove è finito per l'incompetenza e la corruzione dell'elite che si va a sostituire. Gli esperti non vanno creduti, al contrario del rapporto pneumatico fra il duce che sa che cosa si deve fare e il suo popolo che gli crede. Chi dissente – esistendo una sola verità, che è "rivelata" e non sottoponibile a "dimostrazione" - è per conseguenza un "nemico del popolo".

A differenza dei regimi dittatoriali degli anni Trenta gli autocrati non spingono alla mobilizzazione delle masse, perchè le preferiscono "acquiescenti". Va anche tenuto presente che i sistemi di propaganda degli anni Trenta aiutavano la diffusione di pochi messaggi che mobilitavano, mentre i media di oggi tendono a disperdere i messaggi e quindi a creare una sorta di passività (rancorosa).

Approfondimenti:

E. Frantz, Authoritarianism, 2018, Oxford;  

https://www.foreignaffairs.com/articles/2016-12-05/how-democracies-fall-apart;

https://www.foreignaffairs.com/articles/2016-09-26/new-dictators?;

https://www.ft.com/content/4faf6c4e-1d84-11e9-b2f7-97e4dbd3580d;

W. Schivelbusch, 3 New Deal, 2008, Tropea.

 

Militanti, televisioni, rete: il caso italiano

Abbiamo avuto tre momenti: 1) il messaggio salvifico distribuito dalla manodopera non pagata. 2) il messaggio individualistico distribuito dalle televisioni commerciali. 3) la partecipazione alla discussione politica attraverso la rete che elimina i "vantaggi competitivi" del passato, perché non ha i costi significativi dei militanti che si riuniscono in sezione e neppure l'onere del capitale per avviare le televisioni. 

Quale era il vantaggio di costo della Sinistra? Era duplice: (a) non pagava i diritti d'autore e (b) usava il lavoro dei militanti non pagandolo. Così facendo risparmiava le spese di Ricerca di una narrazione, e di Marketing della stessa, nonchè della sua Distribuzione capillare. (a) Lo schema era che il popolo eletto (il proletariato), guidato dai suoi rabbini (il partito) costruiva la Gerusalemme in terra (il socialismo). I dirigenti erano delle figure religiose, e l'intellettuale organico era il Sacerdote che spiegava l'applicazione delle Scritture ai Credenti. (b) Gli altri partiti invece, per distribuire il proprio messaggio, non avevano a disposizione il lavoro non pagato dei militanti, con la parziale eccezione della Democrazia Cristiana, che aveva l'appoggio delle organizzazioni della Chiesa. Alle forze liberali restavano i grandi giornali, ma non le televisioni.

La televisione commerciale ha eliminato il vantaggio di costo della Sinistra nel campo del proselitismo. Quello della televisione è un vantaggio legato al capitale di rischio versato e non alla forza lavoro non pagata e organizzata dei militanti. Attenzione. Se pure la televisione fosse ancora solo quella di stato, e non anche quella commerciale, lo schema salvifico non avrebbe comunque potuto essere diffuso dalla manodopera non pagata dei militanti.

Lo schema salvifico è, infatti, caduto. Al posto della salvezza collettiva si ha quella individuale. Che ultimamente incontra meno favori. Il benessere ha da tempo spinto le società liberali verso i beni “post materiali”. Una volta che i “beni materiali” - quali l'alimentazione, la salute, l'abitazione, l'educazione, e la pensione – siano – in misura più o meno completa – soddisfatti, ecco che si passa a quelli detti “post materiali”. I legami di solidarietà – dalla famiglia patriarcale al mutuo soccorso - erano il paracadute delle società povere. Una volta che il paracadute diventa lo “Stato sociale”, che è per sua natura impersonale, i legami tradizionali possono sciogliersi e può emergere la libera scelta individuale. La quale ultima “spaventa”. Da qui il desiderio del calore “tribale”. Da qui la ricerca di modi di produrre alternativi, come la "decrescita felice" che fermino la Modernità.

I messaggi politici hanno trovato ultimamente un nuovo canale di distribuzione, il cui costo marginale è zero (Facebook, Twitter, siti, blog). Non si ha bisogno di organizzare il lavoro dei militanti – schema del dopoguerra. Non si ha bisogno di capitale di rischio per fondare televisioni – schema degli anni Ottanta. La rete telefonica e informatica c'è già, e il costo marginale di diffusione del messaggio è zero. La rete telefonica e informatica può essere usata da tutti gli outsider.

Approfondimenti:

https://www.centroeinaudi.it/agenda-liberale/articoli/3566-la-metamorfosi-dei-partiti-ii-il-retroterra.html;

https://www.centroeinaudi.it/agenda-liberale/articoli/4677-il-populismo-durer%C3%A0.html

https://www.centroeinaudi.it/agenda-liberale/articoli/4865-la-ribellione-delle-masse-virtuali.html;

K. R. Popper, The Open Society and its Enemies, capitolo I e XXIV, 1977, Routledge;

M. Lilla, The Once and Future Liberal, 2018, Hurst;

A. Chua, Political Tribes, 2018, Bloomsbury;

https://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/commenti/1440-la-de-crescita.html;

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