Ancora sull'origine del gran debito pubblico

Non solo tra gli economisti ma in qualunque incontro tra amici e conoscenti più o meno curiosi delle vicende italiane potrebbe essere ad un certo punto emersa la domanda: ma come abbiamo fatto ad avere un debito pubblico così alto? Alcuni esperti potrebbero aver risposto compiutamente ma mediamente si sarebbe rimasti a bocca asciutta.

 

Secondo una non recentissima analisi dell’Università di Milano (*) due sono state le fonti determinanti dell’eccessivo indebitamento: le Poste Italiane (PT) e le Ferrovie dello Stato (FS). Lo studio è molto dettagliato ed è stato utilizzato anche come base per la spending review della pubblica amministrazione. Si tratta di un calcolo che considera l’ammontare delle perdite cumulate nel corso del tempo dalle due amministrazioni pubbliche a cui sono stati sommati gli oneri finanziari derivanti dal debito aggiuntivo che il Tesoro ha dovuto emettere per sanare le perdite.

Nel caso delle PT l’arco temporale considerato è molto ampio in quanto parte dal 1915 per arrivare al 2013. L’analisi indica all’inizio degli anni ’50 la fase di generazione di perdite sempre crescenti mentre il periodo precedente i bilanci delle PT non impattarono negativamente sulle finanze pubbliche. Complessivamente, partendo dalla metà degli anni ’70, le PT hanno contribuito alla formazione di circa il 9% del debito italiano del 2013 (in cifre 191 miliardi di euro di cui 40 miliardi come trasferimenti pubblici e 150 miliardi come interessi sul debito).

L’analisi del bilancio delle ferrovie è limitato al periodo 1992-2012 ovvero a partire dalla trasformazione in società per azioni delle FS. In questo breve arco temporale le perdite cumulate in termini di debito pubblico sono state oltre il 12% del debito pubblico del 2013 ((in cifre 259 miliardi di euro di cui 143 miliardi come eccesso di sussidi e 116 miliardi come interessi sul debito). Questi valori considerano solo l’eccesso di sussidi, ipotizzando che la parte dei sussidi in linea con gli altri principali paesi europei siano stati finanziati con la tassazione e non con il debito. Altrimenti si arriverebbe a quasi 400 miliardi di maggiore debito (in cifre 388 miliardi di euro di cui 215 miliardi come sussidi e 173 miliardi come interessi sul debito).

Complessivamente livelli normali di finanziamento delle PT e delle FS avrebbero determinato un valore del rapporto tra debito pubblico e PIL pari al 96% nel 2013, rispetto al 129% effettivo, e in linea con i valori della Spagna. In merito alle FS bisogna aggiungere due considerazioni. Gli investimenti nell’Alta Velocità in Italia sono stati modesti (700 km di nuove linee ad Alta Velocità contro più di 1.200 in Germania, 1.300 in Francia e 1.600 in Spagna, paese tradizionalmente caratterizzato da bassi sussidi ferroviari). Sebbene i livelli di efficienza dei sistemi ferroviari non siano di facile misurazione sembra che le FS non siano a tutt’oggi su livelli di eccellenza (**). Inoltre si deve considerare che:

Questi calcoli dell’impatto dell’alta spesa ferroviaria italiana sul debito pubblico si ri­feriscono all’eccesso di spesa che è stato possibile stimare dal 1992, vigilia dell’inizio della cosiddetta “seconda repubblica”, a oggi. Poiché sembra difficile ipotizzare che la spesa ferroviaria nel più lungo arco temporale della “prima repubblica” sia stata più virtuosa rispetto alla seconda, non dovremmo stupirci di scoprire, qualora si riuscisse ad andare molto più a ritroso nella ricostruzione dei sussidi ferroviari, che l’eccesso di spesa ferroviaria italiana sia in grado di spiegare oggi tra un quarto e un terzo del debito pubblico totale italiano e oltre la metà dell’eccesso di debito rispetto a quello ammes­so dal vincolo di Maastricht.”

Se a queste stime si aggiungesse il debito generato dalle PT - a cui per completezza andrebbero sommati Alitalia, Tirrenia, il trasporto pubblico locale (TPL) e altre partecipazioni statali – si troverebbe la risposta al quesito iniziale e si potrebbe concludere che il livello del debito pubblico italiano potrebbe essere oggi significativamente inferiore al livello, ad esempio, della Spagna.

 

(*) Ugo Arrigo - Giacomo Di Foggia, “L’alta velocità della spesa pubblica ferroviaria. Un contributo alla spending review”, 2014; “Alle origini del debito: il contributo della spesa per le Poste alla formazione del debito pubblico dell’Italia” 2014, Università degli Studi di Milano - Bicocca.

(**) https://ec.europa.eu/transport/facts-fundings/scoreboard/compare/investments-infrastructure/quality-rail-infrastructure_en#2018

Vedi anche: https://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/commenti/1700-debito-pubblico-e-meridione.html

 

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