Sembra che sia abbastanza assodato che la ricorrente pratica dello Stress Test da parte dell’EBA (European Banking Association), con supervisione della BCE, stia generando più confusione e imbarazzo che tranquillità e conoscenza. E’ doveroso ricordare che nell’esperimento del 2011 venne serenamente “promossa” a pieni voti una banca che fallì rovinosamente e rapidamente qualche mese dopo, senza possibilità d’appello (per non fare nomi era la belga-franco-lussemburghese Dexia che non venne neppure salvata ma fatta a pezzettini).

La difficoltà di trasmissione delle politiche monetarie e le criticità delle banche europee potrebbero, e dovrebbero, far emergere la necessità di affrontare il tema delle politiche fiscali (espansione delle spesa pubblica tramite maggiori investimenti o minori imposte) quale contraltare indispensabile per permettere all’economia europea, e non solo, di ritrovare tassi di crescita stabili e consistenti. Una interessante (*) analisi misura l’opportunità delle politiche fiscali sotto tre parametri: l’urgenza, la capacità e l’efficacia.

Le obbligazioni sono strumenti di debito che prevedono una cedola ricorrente e la restituzione del capitale iniziale ad una data prestabilita coincidente con la scadenza dell’emissione. Le azioni sono strumenti di capitale che possono prevedere un dividendo ricorrente e che, a differenza delle obbligazioni, non prevedono il rimborso perché non hanno una scadenza temporale. Queste diverse caratteristiche determinano anche un diverso profilo di rischio, in generale minore per le obbligazioni rispetto alle azioni.

Se si passa dai derivati sul pieno di benzina della nostra automobile (vedi La paura dei derivati – I) ai derivati sulle obbligazioni governative e societarie le cose ovviamente si complicano. Per farlo analizziamo i dati di Deutsche Bank, banca molto esposta e fonte di particolari attenzioni proprio per i rischi impliciti in queste poste di bilancio.

Nelle difficoltà che stanno attraversando le banche europee serve distinguere elementi che tendono a confondersi e a generare sovrapposizioni improprie. La confusione maggiore riguarda l’associazione di tre diverse componenti problematiche dei bilanci bancari: i derivati, gli strutturati e le sofferenze. A queste si possono sommare altre sottovoci (attivi di livello 3, titoli tossici, crediti deteriorati) ma che per semplificazione si possono considerare come dei sottoinsiemi delle tre principali componenti.