Le obbligazioni sono strumenti di debito che prevedono una cedola ricorrente e la restituzione del capitale iniziale ad una data prestabilita coincidente con la scadenza dell’emissione. Le azioni sono strumenti di capitale che possono prevedere un dividendo ricorrente e che, a differenza delle obbligazioni, non prevedono il rimborso perché non hanno una scadenza temporale. Queste diverse caratteristiche determinano anche un diverso profilo di rischio, in generale minore per le obbligazioni rispetto alle azioni.

Se si passa dai derivati sul pieno di benzina della nostra automobile (vedi La paura dei derivati – I) ai derivati sulle obbligazioni governative e societarie le cose ovviamente si complicano. Per farlo analizziamo i dati di Deutsche Bank, banca molto esposta e fonte di particolari attenzioni proprio per i rischi impliciti in queste poste di bilancio.

Nelle difficoltà che stanno attraversando le banche europee serve distinguere elementi che tendono a confondersi e a generare sovrapposizioni improprie. La confusione maggiore riguarda l’associazione di tre diverse componenti problematiche dei bilanci bancari: i derivati, gli strutturati e le sofferenze. A queste si possono sommare altre sottovoci (attivi di livello 3, titoli tossici, crediti deteriorati) ma che per semplificazione si possono considerare come dei sottoinsiemi delle tre principali componenti.

Non perché ci sia qualcosa di particolarmente nuovo da aggiungere, ma può servire fotografare il panorama dei tassi internazionali dopo la capriola del 23 giugno, ovvero la vittoria dei fautori dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. La prima fotografia rappresenta la corposità in termini dimensionali delle obbligazioni governative che offrono rendimenti negativi.

Il 24 giugno 2016 è una data che, seppur recente, è già entrata di diritto nei libri di storia. Con un referendum, gli abitanti del Regno Unito hanno interrotto bruscamente un percorso di integrazione nel vecchio continente che andava avanti dal 18 aprile 1951, anno in cui venne creata con il trattato di Parigi la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, antenata dell’odierna Unione Europea. Lo hanno fatto grazie all’opinione espressa dal 51,9% dei 33 milioni e mezzo di cittadini britannici che si sono recati alle urne.