Non perché ci sia qualcosa di particolarmente nuovo da aggiungere, ma può servire fotografare il panorama dei tassi internazionali dopo la capriola del 23 giugno, ovvero la vittoria dei fautori dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. La prima fotografia rappresenta la corposità in termini dimensionali delle obbligazioni governative che offrono rendimenti negativi.

Il 24 giugno 2016 è una data che, seppur recente, è già entrata di diritto nei libri di storia. Con un referendum, gli abitanti del Regno Unito hanno interrotto bruscamente un percorso di integrazione nel vecchio continente che andava avanti dal 18 aprile 1951, anno in cui venne creata con il trattato di Parigi la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, antenata dell’odierna Unione Europea. Lo hanno fatto grazie all’opinione espressa dal 51,9% dei 33 milioni e mezzo di cittadini britannici che si sono recati alle urne.

Nel novembre 2016 e a febbraio-marzo 2016 una folta delegazione del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e di altri esperti si sono recati in Germania in applicazione del FSAP (Financial Sector Assessment Program) le cui finalità consistono nella valutare la stabilità dei sistemi finanziari nel loro insieme. Durante le visite gli esperti hanno incontrato le maggiori istituzioni finanziarie pubbliche e private del paese. Infine, i risultati delle verifiche sono stati discussi con le autorità a maggio 2016 prima della loro divulgazione (*).

Riprendiamo il ragionamento sulle due banche italiane di medie dimensioni aggiungendo alcuni elementi sulle caratteristiche reddituali e patrimoniali. Come totale attivo le due banche sono oggi molto simili anche se la banca “no” ha subito negli ultimi sei anni un netto calo derivante dalla crisi che sta ancora attraversando.

Di fronte ad una forte disaffezione borsistica nei confronti delle banche europee merita tentare di fornire qualche spunto che permetta di distinguere le buone dalle cattive ragioni. Per fare questo prendiamo due classiche banche italiane di medie dimensioni ed analizziamo cosa è accaduto dal 2010 al 2015 ad alcune significative variabili di bilancio. L’obiettivo consiste nel tentare di cogliere le ragioni che hanno determinato percorsi industriali e borsistici completamente differenti. Infatti la banca ”sì” gode di ottima salute mentre la banca”no” sta decisamente faticando.