Riprendendo l’analisi del rapporto tra credito bancario ed economia reale è possibile andare indietro nel tempo per verificare l’andamento storico negli Stati Uniti d’America del cosiddetto Credit to GDP Ratio. L’analisi arriva addirittura fino al 1825 grazie alla profondità delle statistiche americane. Tra le numerose fluttuazioni verificatesi in oltre cento anni si nota il livello anomalo coincidente con la crisi del 1929, ma livelli ancora più anomali si verificarono nel secolo XIX°, con oscillazioni decisamente impressionanti sia in una direzione che nell’altra.

Oltre al fatto che nel 2008 non c’erano 6.000 miliardi di titoli governativi con rendimenti negativi possiamo trovare almeno un altro elemento che può sgombrare il campo dall’ipotesi che ormai si sta diffondendo sulla possibilità che l’attuale situazione sia assimilabile o addirittura una replica della crisi finanziaria del 2008. Ciò che induce a pensare a questa eventualità è l’analogia con la caduta delle azioni delle banche, europee in particolare ma non solo.

La correlazione tra prezzo del petrolio e Borse è sempre più evidente ed è oggetto di numerosi riflessioni alla ricerca delle motivazioni di un fenomeno che è senz’altro nuovo. Come già scritto la crescita del prezzo del petrolio nel passato segnalava crescita economica e rischi inflazionistici, favorendo le azioni a scapito delle obbligazioni. Viceversa, la discesa era associata ad attese recessive con conseguente discesa delle Borse e rialzo delle obbligazioni.

Aggiungere qualcosa alla massa autorevole di commenti sulle tristi vicende che hanno riguardato quattro banche italiane di medie o piccole dimensioni può essere probabilmente azzardato. Alcune cose si possono però aggiungere partendo da alcuni presupposti che cambino almeno in parte l’angolazione della vicenda. Sono due gli aspetti che meritano alcune riflessioni: 1) la banca imprenditrice e 2) margini e commissioni.

La decisione della Banca Centrale Europea (BCE) in tema di politica monetaria rappresenta un passaggio particolarmente importante in questa fase finale del 2015 e si concentra principalmente sul livello dei tassi applicati alle banche per le riserve depositate presso la BCE. Attualmente, prima della riunione del 3 dicembre, il tasso effettivo sui depositi bancari presso la BCE è negativo, pari a -0,2%, valore fissato più di un anno fa nel settembre del 2014.