Con il termine mercati emergenti vengono indicati i paesi le cui economie non hanno ancora raggiunto caratteristiche simili a quelle dei cosiddetti paesi sviluppati (1).  E’ una definizione che è cambiata nel corso del tempo e che oggi tende a differenziarsi secondo i diversi stadi di crescita economica ma anche in funzione di diversi elementi tra cui, ad esempio, l’accessibilità degli investimenti esteri, la qualità delle infrastrutture, lo spessore dei mercati finanziari, l’affidabilità e solidità del sistema legislativo e regolamentare.

Nella incessante competizione tra prezzo e valore, che contraddistingue l’attività di investimento nelle società quotate nelle Borse valori di tutto il mondo, un ruolo decisivo viene svolto dalle stime effettuate dagli analisti finanziari sulle prospettive di utili che presumibilmente verranno generati nei prossimi anni. L’importanza delle simulazioni si concretizza nella definizione del rapporto tra prezzo segnato in Borsa e l’utile atteso, cosiddetto PE (Price to Earnings).

La leva bancaria si sta riducendo in Europa. Si ha inoltre una crescita del livello dei rating: le obbligazioni private che scendono nella classifica dei rating si sono notevolmente ridotte, mentre sono cresciute quelle che salgono.

Oltre a essere incompleto, il Pil è anche impreciso, non è adatto ai tempi rapidi delle decisioni di oggi e per giunta arriva in ritardo. Quanto meno si deve integrare con altri indicatori. Proprio usandoli, in questi giorni, emerge un dubbio: e se fossimo al vertice del ciclo? Pubblicato in origine su: http://bepperusso.com/topping-the-business-cycle/ il 16 ottobre 2015

L’agenzia Bloomberg ha riportato la notizia secondo cui il ministero delle finanze svizzero avrebbe richiesto alle banche di raggiungere un livello di leva non inferiore al 5%. La leva è il rapporto tra il Patrimonio Netto Tangibile e il Totale Attivo Tangibile.