Sono tre (sic) le variabili economiche e finanziarie sulle quali si sta concentrando l’attenzione e che tendono a ruotare intorno allo stesso valore di riferimento, il 3%. In alcuni casi le si vorrebbe inferiori ed in altri superiori a quello che sembra un punto focale su cui si stanno scontrando diverse visioni economiche e politiche. L’unico elemento di certezza è l’imprescindibile legame tra le variabili coinvolte.

Da giugno di quest’anno General Electric (GE) non è più una delle trenta società che compongono lo storico indice Dow Jones Industrial (DJI). È’ stata sostituita da Wallgreens Boot Alliance, una catena farmaceutica con 350.000 dipendenti, 120 miliardi di dollari di fatturato e 70 miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa. 

Sempre sul blog della Banca d’Inghilterra (*) si trova un interessante intervento su un tema di particolare importanza che è stato affrontato anche dal Governatore della Banca d’Italia durante la presentazione dell’ultima Relazione Annuale: la produttività(**). Il lavoro presentato si concentra sul Regno Unito ma ha in realtà una valenza che va oltre i confini britannici, Brexit permettendo.

La precedente analisi sull’evoluzione storica delle attivita’ transfrontaliere delle banche, prima e dopo la Grande Crisi Finanziaria (GCF), ha considerato l’insieme delle banche censite dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), evidenziando quello che puo’ essere definito il processo di ri-localizzazione del settore bancario globale.

Le banche sono sempre un caso speciale, nella buona come nella cattiva sorte. Figuriamoci se non lo sono anche adesso a proposito del tema della globalizzazione. Non ci si dovrebbe stupire poiché i postumi della Grande Crisi Finanziaria (GCF) sono ancora presenti e con una certa regolarità accadono episodi che ci ricordano la peculiarità del settore bancario.