La precedente analisi sull’evoluzione storica delle attivita’ transfrontaliere delle banche, prima e dopo la Grande Crisi Finanziaria (GCF), ha considerato l’insieme delle banche censite dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), evidenziando quello che puo’ essere definito il processo di ri-localizzazione del settore bancario globale.

Le banche sono sempre un caso speciale, nella buona come nella cattiva sorte. Figuriamoci se non lo sono anche adesso a proposito del tema della globalizzazione. Non ci si dovrebbe stupire poiché i postumi della Grande Crisi Finanziaria (GCF) sono ancora presenti e con una certa regolarità accadono episodi che ci ricordano la peculiarità del settore bancario.

Partiamo da due angolazioni molto diverse per fotografare lo stato di salute dei mercati azionari. Una prima angolazione (primo grafico) segnala differenti comportamenti delle aspettative di utili. Nello scorso trimestre, terminato il 30 giugno, la redditività attesa delle società quotate sui mercati azionari globali ha subito una decisa divaricazione.

Non sono solo gli aspetti prettamente monetari a determinare una situazione di tensione tariffaria tra aree economiche, come recentemente annunciato dagli USA per l’acciaio o per le automobili e come replicato dall’Unione Europea. Ci sono elementi di natura normativa che sono meno facilmente quantificabili rispetto a un più immediatamente misurabile dazio all’importazione ma che possono assumere un peso ancora più rilevante della tariffa in sé.

Forse è banale o forse no, ma certamente il mondo delle società quotate cambia molto più velocemente di quanto a noi sembri. Non sono fenomeni facilmente percepibili. In fin dei conti cosa cambia se oggi è quotata Apple mentre trent’anni fa era poca cosa o se non esistono più le grandi società ferroviarie d’inizio ‘900 ? I mercati azionari sono costituiti dalla Borse Valori che tali sono e tali restano, poco importa cosa contengono tanto è l’indice che conta.