Partiamo da due angolazioni molto diverse per fotografare lo stato di salute dei mercati azionari. Una prima angolazione (primo grafico) segnala differenti comportamenti delle aspettative di utili. Nello scorso trimestre, terminato il 30 giugno, la redditività attesa delle società quotate sui mercati azionari globali ha subito una decisa divaricazione.

Non sono solo gli aspetti prettamente monetari a determinare una situazione di tensione tariffaria tra aree economiche, come recentemente annunciato dagli USA per l’acciaio o per le automobili e come replicato dall’Unione Europea. Ci sono elementi di natura normativa che sono meno facilmente quantificabili rispetto a un più immediatamente misurabile dazio all’importazione ma che possono assumere un peso ancora più rilevante della tariffa in sé.

Forse è banale o forse no, ma certamente il mondo delle società quotate cambia molto più velocemente di quanto a noi sembri. Non sono fenomeni facilmente percepibili. In fin dei conti cosa cambia se oggi è quotata Apple mentre trent’anni fa era poca cosa o se non esistono più le grandi società ferroviarie d’inizio ‘900 ? I mercati azionari sono costituiti dalla Borse Valori che tali sono e tali restano, poco importa cosa contengono tanto è l’indice che conta.

Nel 1990 il debito pubblico italiano era di circa 670 milioni di euro, il 98% del Prodotto Interno Lordo (PIL). Il debito pubblico dei paesi dell’area Euro era poco inferiore al 60% del PIL. La vita media del debito pubblico italiano, in altre parole quanti anni mancavano mediamente alla sua scadenza, era di circa due anni e mezzo. Le valute europee erano vincolate allo SME (Serpente Monetario Europeo) con cambi fissi che potevano oscillare in una banda ristretta.

Nel 2013 – elezioni nazionali - e nel 2014 – elezioni europee - si avevano dei progetti molto simili a quelli che sono poi emersi con le elezioni nazionali del 2018. La contrapposizione ai progetti di Forza Italia, del M5S, e del PD di Bersani, che possiamo etichettare come crescita trainata dal settore pubblico, si aveva solo nell'esperienza prima di Letta e poi di Renzi, un'esperienza che possiamo etichettare come “austerità espansiva” - non proprio una novità perché già inaugurata da Monti nel 2011. Insomma, questa è la tesi: ciò che era ben presente ma che non era passato nel 2013 e nel 2014, è dilagato pochi anni dopo. Perché mai?