Sul tema della correlazione tra l’andamento dell’indice azionario americano S&P500 e il livello dei rendimenti delle obbligazioni decennali del Tesoro USA arrivano altri contributi. Uno di questi, elaborato da Bank of America-Merril Lynch, amplia il tema fornendo nuovi spunti ed una visione di lungo periodo sul tema. Se questo argomento sia di interesse generale o abbia influenzato alcune scelte degli investitori più o meno robotizzati non si sa ma i risultati possono servire per alcune riflessioni.

Nella seconda settimana del caldo luglio 2016 il rendimento dell’obbligazione americana decennale toccò il minimo dal 1871, poco sopra l’1,3%. Oggi la stessa obbligazione offre un rendimento più che raddoppiato, circa il 2,9%. E’ un valore ancora significativamente inferiore alla media dell’ultimo secolo e mezzo, pari a poco più del 4,5%. A prescindere delle statistiche, la situazione attuale ha sollevato un quesito: l’attuale livello del rendimento decennale americano giustifica il nervosismo degli investitori sulla capacità della Borsa azionaria di crescere ancora dopo un lungo periodo di rialzo? 

Il tema del confronto tra gestione attiva e passiva è vivacemente dibattuto. La nascita degli ETF (Exchange Traded Funds) e di prodotti similari che replicano passivamente indici di ogni tipo ha rappresentato un fenomeno che ha avuto come motore principale la tendenza della grande maggioranza dei fondi a gestione attiva ad offrire rendimenti inferiori rispetto agli indici di riferimento, soprattutto nel mondo azionario. A ciò si è aggiunta la notevole differenza di costo che ha determinato nell’ultimo decennio un travaso imponente di masse gestite dai gestori attivi ai gestori passivi.

L’attività di stock picking consiste nella ricerca delle società quotate che offrono le maggiori opportunità potenziali di rivalutazione. Si tratta di una attività che si basa sulla determinazione del valore teorico delle aziende secondo i parametri ritenuti più validi dai cosiddetti stock pickers. Una volta individuato il valore ipotetico, avviene il confronto con la valutazione corrente di Borsa, segnalando così le realtà maggiormente sottovalutate quali candìdate a diventare parti del portafoglio azionario.

Qualcuno potrebbe pensare che l’analisi del Margine di Interesse delle banche appartenga al vintage finanziario, dato il processo di rinnovamento che il settore bancario sta vivendo con l’ingresso di nuovi attori e di tecnologie che potrebbero comportare un definitivo abbandono del modo “antico” di generare ricavi. In realtà lo spunto dell’analisi proviene dal blog della Banca d’Inghilterra dove giovani e brillanti economisti affrontano temi che sembrano comunque di attualità.