Il tema della volatilità, in alcuni momenti ampiamente dibattuto e sviscerato, è oggi passato decisamente in secondo piano. Per memoria, trattasi della misura dell’intensità della variazione dei prezzi di una attività finanziaria, efficacemente definita come l’indicatore del nervosismo dei mercati. La mancanza di nervosismo riduce la volatilità e, parallelamente, l’interesse finanziario e mediatico per l’argomento.

Per rotazione settoriale si intende il fenomeno che comporta lo spostamento degli investitori tra i settori di un indice azionario. Lo spostamento più classico riguarda l’alternativa tra settori cosiddetti ciclici e settori cosiddetti anticiclici. Se si ritiene di dovere affrontare una fase recessiva i titoli anticiclici sono preferiti in quanto maggiormente resistenti alla discesa degli utili tipica delle fasi recessive.

Anche solo affrontare un argomento così centrale nei commenti e nelle analisi attuali significa prendersi un rischio non da poco. Come noto l’argomento è molto complesso sotto molti punti di vista e le opinioni sul fenomeno, sia finanziario che reale, sono decisamente contrastanti. Non bastasse tutto questo esiste una barriera all’entrata pressoché invalicabile, se non per i super addetti ai lavori, che riguarda le caratteristiche tecniche del Bitcoin.

L’ultimo decennio è stato particolarmente impegnativo per i mercati finanziari. Sono infatti passati già dieci anni dal fallimento di Northern Rock nell’estate del 2007, segnale premonitore di eventi che dopo poco avrebbero riempito le pagine di giornali e internet e svuotato le tasche di investitori e contribuenti. E’ condivisibile l’augurio di essere usciti o quasi da quell’esperienza insieme all’auspicio di non tornarci mai più.

Una fetta importante di portafogli obbligazionari governativi sono impostati sulla base della composizione di un indice di riferimento, il cosiddetto benchmark, che replica l’ammontare delle emissioni in circolazione. Si tratta del punto di riferimento dei cosiddetti gestori passivi i quali non scelgono di investire nelle obbligazioni di un paese piuttosto che un altro ma comprano in blocco i titoli governativi replicando le caratteristiche del benchmark.