Obbligazioni ed azioni sono le principali classi di attività finanziarie. La scelta della loro combinazione rappresenta il cuore della cosiddetta asset allocation. In prima battuta se la azioni sono care si deve ridurre il peso al minimo ed alzare il peso delle obbligazioni. O viceversa. Le altre classi di attività (materie prime, liquidità, investimenti alternativi e altro ancora) sono sempre una parte minoritaria e definita solo dopo avere stabilito cosa fare con le due classi principali.
 
Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato l’ultimo Global Financial Stability Report che si concentra sul tema della stabilità finanziaria nello scenario attuale di bassa crescita economica e tassi di interesse storicamente molto sacrificati. Come al solito la mole di analisi ed informazioni è copiosa ed approfondisce diversi temi rilevanti per comprendere le dinamiche in corso.

La modesta remunerazione che oggi viene offerta dalle emissioni governative globali, specialmente dell’euro zona, si contrappone a livelli viceversa elevati di dividendi attesi che si stima le aziende quotate siano in grado di offrire. Una misura esatta di questo fenomeno si definisce come Dividend Yield Gap, pari alla differenza tra Dividend Yield (rapporto tra dividendo atteso e prezzo delle azioni quotate) e il rendimento offerto dall’obbligazione governativa tedesca con scadenza decennale (Bund).

Il primo fondo comune moderno è il Massachussets Investor Trust (MIT), costituito a Boston nel 1924 ed ancora oggi attivo. Sin dagli albori dell’industria del risparmio gestito americano si scatena la querelle tra gestione attiva, ovvero non legata agli indici, e gestione passiva, ovvero come replica degli indici. Il fondo MIT viene “accusato” nel 1949 da Fortune Magazine di replicare l’indice Dow Jones e quindi non offrire una gestione effettiva dei risparmi dei piccoli investitori.

Il primo fondo comune di investimento venne istituito nel 1774 ad Amsterdam, allora capitale finanziaria globale. Il fallimento della English East India Company provocò il crollo delle Borse e indusse un broker di nome Ketwich a proporre ai propri clienti uno strumento finanziario che mitigasse i rischi per i piccoli investitori, proteggesse il capitale, offrisse un rendimento minimo e limitasse il numero di operazioni di investimento e disinvestimento.