Termina qui la trilogia "del misurare l'urgenza". Nelle prime due parti si mostravano i numeri dell'"urgenza", dei numeri diversi per ogni Paese, mentre qui mostriamo l'inteialatura teorica. In presenza di una politica monetaria ultra espansiva, la politica fiscale dovrebbe funzionare senza mettere a repentaglio la crescita.

Quello che segue è il passaggio del comunicato finale del G20 di Hangshou dove si affronta il tema delle politiche monetarie e fiscali:

Nelle sommesse o meno discussioni sullo stato di salute e sulle necessità del sistema bancario europeo emerge improvvisamente un istituto tedesco molto prestigioso, Zew, con un rifacimento ex novo dello stress test appena pubblicato dall’European Banking Association (EBA), ma partendo dalla metodologia anglosassone (*). Se questo non è un sasso nello stagno è qualcosa che comunque gli assomiglia molto. Anche se si può comunque dubitare che sortisca gli effetti desiderati.

Sembra che sia abbastanza assodato che la ricorrente pratica dello Stress Test da parte dell’EBA (European Banking Association), con supervisione della BCE, stia generando più confusione e imbarazzo che tranquillità e conoscenza. E’ doveroso ricordare che nell’esperimento del 2011 venne serenamente “promossa” a pieni voti una banca che fallì rovinosamente e rapidamente qualche mese dopo, senza possibilità d’appello (per non fare nomi era la belga-franco-lussemburghese Dexia che non venne neppure salvata ma fatta a pezzettini).

La difficoltà di trasmissione delle politiche monetarie e le criticità delle banche europee potrebbero, e dovrebbero, far emergere la necessità di affrontare il tema delle politiche fiscali (espansione delle spesa pubblica tramite maggiori investimenti o minori imposte) quale contraltare indispensabile per permettere all’economia europea, e non solo, di ritrovare tassi di crescita stabili e consistenti. Una interessante (*) analisi misura l’opportunità delle politiche fiscali sotto tre parametri: l’urgenza, la capacità e l’efficacia.