La Banca dei Regolamenti Internazionali ha pubblicato il nuovo bollettino trimestrale che contiene, tra le altre cose, gli aggiornamenti al primo trimestre 2016 del rapporto tra Credito Bancario e Prodotto Interno Lordo (Credti-to-GDP gap) (*). E’ una misura del rapporto tra il credito erogato dalle banche al settore privato non finanziario (famiglie e imprese) e il Prodotto Interno Lordo, confrontata con l’andamento storico.

Dal 1940 ad oggi sono passati parecchi decenni, durante i quali le obbligazioni emesse dai governi dei paesi più avanzati hanno offerto agli investitori rendimenti (al netto dell'inflazione come rendimento di periodo annualizzato) molto diversi. Ovviamente sia in positivo che in negativo. La migliore performance assoluta la offrirono le obbligazioni danesi nel decennio 1980-1989, uno stellare 11,7% pulito, ovvero privato dell’impatto della crescita dei prezzi (fonte Deutsche Bank).

Termina qui la trilogia "del misurare l'urgenza". Nelle prime due parti si mostravano i numeri dell'"urgenza", dei numeri diversi per ogni Paese, mentre qui mostriamo l'inteialatura teorica. In presenza di una politica monetaria ultra espansiva, la politica fiscale dovrebbe funzionare senza mettere a repentaglio la crescita.

Quello che segue è il passaggio del comunicato finale del G20 di Hangshou dove si affronta il tema delle politiche monetarie e fiscali:

Nelle sommesse o meno discussioni sullo stato di salute e sulle necessità del sistema bancario europeo emerge improvvisamente un istituto tedesco molto prestigioso, Zew, con un rifacimento ex novo dello stress test appena pubblicato dall’European Banking Association (EBA), ma partendo dalla metodologia anglosassone (*). Se questo non è un sasso nello stagno è qualcosa che comunque gli assomiglia molto. Anche se si può comunque dubitare che sortisca gli effetti desiderati.