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Il margine di interesse

Qualcuno potrebbe pensare che l’analisi del Margine di Interesse delle banche appartenga al vintage finanziario, dato il processo di rinnovamento che il settore bancario sta vivendo con l’ingresso di nuovi attori e di tecnologie che potrebbero comportare un definitivo abbandono del modo “antico” di generare ricavi. In realtà lo spunto dell’analisi proviene dal blog della Banca d’Inghilterra dove giovani e brillanti economisti affrontano temi che sembrano comunque di attualità.

Ricordiamo che il Margine di Interesse è la prima linea di ricavi della banca tradizionale. E’ la semplice differenza tra gli interessi percepiti dai prestiti alla clientela, titoli e partecipazioni detenute dalle banche e gli interessi che le stesse banche riconoscono ai titolari di conti correnti ed ai sottoscrittori di obbligazioni. Sia in Europa che negli USA questa voce rappresenta stabilmente oltre la metà dei ricavi (*) e, a dispetto delle innovazioni in atto, sembra destinato a restare la componente dominante dei ricavi di una banca.

E’ la combinazione del prodotto tra i prezzi (tassi) e quantità (finanziamenti). Facciamo un piccolo esempio: 100 finanziamenti attivi x 1% tasso medio attivo - 100 finanziamenti passivi x 0,5% tasso medio passivo = 1 - 0,5= 0,5 Margine di Interesse. Questo modello presuppone che i tassi applicati al denaro che la banca presta siano sempre maggiori dei tassi che la banca riconosce a chi le presta denaro. Se così non fosse fare banca, ovvero intermediare tra depositi e prestiti, non avrebbe senso economico.

I bloggisti della Banca di Inghilterra si sono cimentati nel cercare di capire quale è stato negli ultimi trent’anni l’impatto del rialzo dei tassi sul Margine di Interesse delle banche di dieci paesi industrializzati e alla luce della attuale tendenza in atto (**). L’opinione corrente ritiene che l’effetto sia positivo in quanto le banche dovrebbero riuscire ad ampliare la distanza (cosiddetta forbice) tra i tassi attivi (incassati) e i tassi passivi (pagati). Secondo il nostro piccolo esempio l’effetto sarebbe questo: 100 finanziamenti attivi x 2% tasso medio attivo – 100 finanziamenti passivi x 1% tasso medio passivo = 2 - 1 = 1 Margine di Interesse, valore raddoppiato rispetto all’ipotesi iniziale.

L’analisi arriva alla conclusione che il Margine di Interesse è migliorato durante le fasi di rialzo dei tassi a lungo termine, non è migliorato quando sono cresciuti i tassi a breve termine e ha avuto la tendenza a peggiorare quando la differenza tra tassi a lungo e a breve (cosiddetta pendenza, in inglese slope, della curva) è stata positiva, come nella situazione attuale (i tassi a lungo termine sono maggiori di quelli a breve termine). Questi risultati hanno riguardato dieci tra i maggiori sistemi bancari dei paesi industrializzati all’interno dei quali si possono evidenziare alcune situazioni anomale ovvero risultati in controtendenza rispetto alla maggioranza dei casi.

La prima particolarità è riferita alle banche americane le quali sono le uniche del campione ad aver beneficiato dell’ampliarsi della differenza positiva tra tassi a lungo e a breve termine. La seconda anomalia riguarda i sistemi bancari di Italia, Spagna e Svizzera che sono stati gli unici a beneficiarie del rialzo dei tassi a breve termine. La terza anomalia accomuna le banche italiane ed americane il cui Margine di Interesse non risulta essere stato favorito durante le fasi di rialzo dei tassi a lungo termine. 

(*) https://www.mbres.it/sites/default/files/resources/download_it/rs_Tabelle_Banche17.pdf

(**)https://bankunderground.co.uk/2018/01/18/is-a-steeper-yield-curve-good-news-for-banks-a-challenge-to-the-conventional-wisdom/

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