L’impatto di quali tariffe?

Non sono solo gli aspetti prettamente monetari a determinare una situazione di tensione tariffaria tra aree economiche, come recentemente annunciato dagli USA per l’acciaio o per le automobili e come replicato dall’Unione Europea. Ci sono elementi di natura normativa che sono meno facilmente quantificabili rispetto a un più immediatamente misurabile dazio all’importazione ma che possono assumere un peso ancora più rilevante della tariffa in sé.

La definizione che è stata data a questi elementi immateriali delle relazioni commerciali è NTM, Non-Tariff Measures. Probabilmente l’esempio più efficace è rappresentato dalle limitazioni basate sulle quantità dei beni importabili o esportabili, come nei casi di embargo economico. Oppure si possono considerare le restrizioni all’accesso al mercato, come nel caso del blocco imposto dall’amministrazione Trump a China Mobile nell’offerta di servizi di telecomunicazione sulla base di motivazioni riguardanti la sicurezza nazionale.

La quantificazione economica dell’impatto delle NTM sugli scambi commerciali è certamente complessa. Alcuni economisti (*) hanno creato un indicatore (AVEs, Ad-Valorem Equivalents) per dare un valore alle NTM che permetta di essere confrontabile con le tariffe e i dazi veri e propri. Dalla loro simulazione emergono informazioni che in parte invertono l’attuale idea che l’insieme delle tariffe, materiali e immateriali, sia sceso a partire dall’istituzione nel 1995 del WTO (World Trade Organization).

Il grafico segnala un effettivo calo dal 1997 delle tariffe in senso stretto ma questo è stato accompagnato dall’incremento delle NTM con picchi nel 2009 e nel 2015. La conclusione è che la tendenza protezionista si è sviluppata da almeno un ventennio nonostante la continua discesa tariffaria. Il suggerimento che deriva da quest’analisi consiste nel porre maggiore attenzione nelle trattative sugli scambi commerciali agli aspetti normativi più che alle semplici percentuali.

Un sito specializzato (**) misura questo fenomeno a livello di paesi e di prodotti, elencando le misure liberalizzatrici e restrittive implementate dal 2008. Il saldo è nettamente a favore delle misure protezioniste, oltre diecimila rispetto a meno di quattromila misure antiprotezioniste. Come evidenziato in tabella gli USA guidano la classifica del saldo tra norme pro e anti libera circolazione dei beni e dei servizi, fenomeno peraltro non così recente. La Germania è il secondo paese come numero di norme protezioniste implementate, seguita, anche se in misura decrescente, da tutte le nazioni maggiori. 

(*) https://voxeu.org/article/growing-non-tariff-and-overall-protection

(**) https://www.globaltradealert.org/global_dynamics

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