Gli investimenti negli ultimi 165 anni (sic)

Esistono diverse classi di attività finanziarie nelle quali investire: azioni, obbligazioni a lungo e a breve termine, depositi bancari, immobili per citare le più note e disponibili, cui si possono aggiungere altre più o meno innovative e che sono meno accessibili e che soprattutto sono meno facili da negoziare: private equity, hedge funds, criptovalute, opere d’arte e via dicendo.

Il livello corrente dei rendimenti delle obbligazioni pone degli interrogativi sempre maggiori sulle effettive possibilità di ottenere nel prossimo futuro dei rendimenti simili al passato a parità di profilo di rischio, ovvero senza dover aumentare il peso in strumenti finanziari più rischiosi o più illiquidi. A titolo d’esempio i fondi pensione americani si aspettano di realizzare rendimenti superiori al 7% per i prossimi 10-15 anni.

Queste aspettative prevedono implicitamente un significativo ricorso alle classi più rischiose, principalmente azioni, private equity, obbligazioni di mercati emergenti e immobili, a causa dei livelli risicati e spesso negativi dei rendimenti delle classi meno rischiose ovvero le obbligazioni, anche quelle più rischiose e con scadenze più lontane nel tempo.

La prospettiva di lungo periodo dei fondi pensione si basa sull’analisi di quanto accaduto nel passato. Effettivamente tra il 1850 e il 2015 (*) il mercato immobiliare e le azioni dei sedici maggiori paesi hanno offerto rendimenti reali – al netto dell’inflazione - corrispondenti a quanto oggi atteso dai fondi pensione in termini nominali – compresa l’inflazione – mentre le obbligazioni hanno reso meno. Se si considera l’intero periodo gli immobili hanno reso persino più delle azioni mentre dal 1950 in poi il rendimento delle azioni ha superato quello degli immobili per effetto dello scoppio della bolla immobiliare giapponese e dell’andamento negativo del mercato tedesco.

Nella valutazione di questi risultati bisogna anche tenere conto di alcuni aspetti che influenzano i rendimenti effettivi delle diverse classi finanziarie come i costi di transazione, l’utilizzo dell’indebitamento da parte degli investitori, la tassazione, la difformità delle serie storiche utilizzate per i singoli paesi oltre al tipo di parametri statistici utilizzati. Al netto di questi effetti distorsivi l’analisi conferma l’effettiva capacità delle azioni e degli immobili di offrire rendimenti superiori alle obbligazioni a lungo termine – bonds - e a breve termine – bills.

Lo spaccato della composizione delle classi di attività detenute dai residenti per singolo paese mostra un dato abbastanza noto ma che merita di essere evidenziato. L’Italia è il paese che segnala il maggior peso degli immobili, quasi l’80%, nelle attività finanziarie dei residenti, mentre le azioni pesano meno del 10%. All’opposto i residenti americani detengono la loro ricchezza solo per il 40% in immobili mentre le azioni sono circa il 30%.

Il forte peso dell’investimento immobiliare nei portafogli ha determinato la bassa performance della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane da metà dell’ottocento ad oggi rispetto ad altri paesi dove azioni e altre attività finanziarie sono più presenti. Infatti, le azioni quotate alla Borsa di Milano, i BTP e i BOT hanno reso quanto se non più dei corrispondenti titoli degli altri paesi, mentre gli immobili non hanno superato il 5% di rendimento reale annuo, valore inferiore di oltre due punti rispetto alla media dei sedici paesi considerati nel campione. Mettendo iniseme le quattro classi di attività si ottiene un rendimento complessivo dell’Italia di circa il 5% annuo mentre la media dei sedici paesi supera il 6%.

(*)The rate of return on everything, 1870–2015 - Òscar Jordà, Katharina Knoll, Dmitry Kuvshinov, Moritz Schularick, Alan M. Taylor; Working Paper 24112:

http://www.nber.org/papers/w24112

 

1850 2015 primo

 

1850 2015 secondo

 

1850 2015 terzo

 

1850 2015 quarto

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