Gli investimenti negli ultimi 165 anni (sic) - II

La lunga linea della storia dei mercati finanziari racconta come dove e quando i rendimenti delle grandi classi di attività finanziarie si sono comportati nel corso del tempo e quali hanno offerto migliori risultati per gli investitori(*). Immobili e azioni hanno prodotto rendimenti decisamente migliori, circa il 7% annuo reale - al netto dell’inflazione – e almeno cinque punti in più delle obbligazioni. La linea della storia contiene inevitabilmente dei sommovimenti che vengono assorbiti dentro il lungo iperiodo ma che meritano di essere osservati.

Alcuni esempi di fasi anomale dei mercati sono i periodi bellici che spesso coincidono con periodi di chiusura delle contrattazioni di mercato. Durante la prima guerra mondlaie la Borsa svizzera restò chiusa dal 1914 al 1916 e alla riapertura perse circa il 15%. Molto peggio accadde alla Borsa di Lisbona alla riapertura dopo la rivoluzione dei garofani del 1974-1977: la perdita fu del 90%.

Questi episodi fanno parte dei cosiddetti ‘rare disasters’ e si può immaginare che le perdite siano state probabilmente maggiori in quanto non vengono considerate le società sparite durante le crisi e non riammesse alle contrattazioni. Complessivamente, l’esclusione dei due conflitti mondiali del ventesimo secolo comporta un impatto positivo su tutte le classi di attività, rischiose e non, dei sedici paesi considerati.

Anche i rari periodi di iperinflazione hanno avuto un evidente impatto sui rendimenti di qualunque classe finanziaria. Nella Germania degli anni ’20 i rendimenti e il valore delle obbligazioni furono azzerati mentre le azioni persero circa il 30% - ovviamente al netto dell’iperinflazione. Dopo l’8 settembre 1943 l’inflazione in Italia ridusse di tre quarti il valore delle obbligazioni e di oltre il 40% quello delle azioni. Anche Finlandia e Giappone attraversarono fenomeni di questo tipo in coincidenza di periodi bellici, con effetti non molto diversi.

Nelle condizioni economiche attuali i maggiori rischi per le attività finanziarie rilevabili dagli episodi del passato potrebbero provenire dalla debolezza dei consumi. La definizione di ‘consumption disasters’ indica una caduta dei consumi delle famiglie superiore al 10%. In queste fasi l’unica attività finanziaria difensiva sono stati gli immobili mentre obbligazioni e azioni hanno subito forti perdite nel passato.

In ognuna di queste elaborazioni statistiche si deve tenere conto di alcune distorsioni non eliminabili:

  • per tutte le classi finanziarie bisogna considerare la bassa qualità delle informazioni durante i periodi bellici
  • l’effetto del ‘delisting’ delle società quotate non è incorporato nel calcolo dei rendimenti delle azioni. I periodi bellici sono soggetti all’impatto del controllo sui prezzi e ad interventi di sostegno artificiale del mercato azionario, soprattutto durante il secondo conflitto mondiale
  • il tasso di ritorno degli immobili – dato dalla somma della rivalutazione e del rendimento degli affitti – non considera l’impatto del valore dei beni distrutti durante i conflitti.

(*)The rate of return on everything, 1870–2015 - Òscar Jordà, Katharina Knoll, Dmitry Kuvshinov, Moritz Schularick, Alan M. Taylor; Working Paper 24112 - http://www.nber.org/papers/w24112.ero

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