La magia dei tassi - prima parte

Le istanze che emergono dal “popolo dei mercati” trovano (o si crede che trovino) una soluzione, se raccolte dalla banca centrale. Si ha così un potere - quello della banca centrale - in grado di eliminare il malessere, una volta che questo arrivi al giusto cospetto. Proprio come accadeva secoli fa con gli scrofolosi, che, giunti davanti al trono, guarivano, seppur non proprio tutti, per il tocco dei re. I re taumaturghi, con il sostantivo che in greco significa: “ciò che opera prodigi”. Il potere che esercita la Banca Centrale nei confronti del “popolo dei mercati” - il marktvolk, finisce con il somigliare al potere che esercitano i politici soprottutto se populisti sullo staatvolk – il “popolo dei cittadini”, con entrambi i poteri che assomigliano a quelli a suo tempo accreditati ai re.

Si ha una contrapposizione, quella fra il popolo dei cittadini e il popolo dei mercati – Staatvolk e Marktvolk. Il popolo dei cittadini è nazionale, quello dei mercati o dei creditori è internazionale. I creditori “votano” ogni giorno attraverso i mercati definendo il rischio del debito pubblico, i cittadini votano ogni quattro o cinque anni a seconda dei Paesi definendo le forze al governo. I primi sono interessati ai servizi dello Stato Sociale e non danno peso al meccanismo del loro finanziamento, i secondi sono interessati alla credibilità degli impegni finanziari dello stato e non danno peso alla legittimità politica necessaria per perseguire i propri intendimenti.

1 - Ecco il merito degli intendimenti delle banche centrali

La Federal Reserve ha appena fatto intendere che la probabilità di un taglio dei tassi di interesse è maggiore della probabilità di un rialzo. Lo scopo del taglio sarebbe quello di impedire all'economia statunitense, che è sotto la pressione del negoziato volto a rivedere il commercio internazionale, di ammosciarsi. Ed il mercato delle azioni - secondo alcuni - è salito proprio perché ha intravisto nell'intendimento dei banchieri centrali un freno agli effetti negativi del negoziato sul commercio internazionale (1). Il mercato delle azioni – secondo altri – è salito perché ha intravisto nell'intendimento della banca centrale anche un freno al deterioramento dell'economia indipendentemente dal negoziato sulla revisione del commercio (2). 

1 - https://www.nytimes.com/2019/06/04/business/economy/powell-fed-trade-wars.html?

2 - https://www.ft.com/content/0157ef7e-8834-11e9-97ea-05ac2431f453

Si è registrata comunque una reazione immediatamente positiva dei mercati alla decisione del Re che fa intravvedere che potrebbe voler guarire gli scrofolosi. Perché sosteniamo la tesi che il potere riconosciuto alle banche centrali abbia delle caratteristiche “magiche”?

Prima di entrare nel merito va ricordato che i mercati delle azioni sono scesi nella seconda metà dello scorso anno quando la previsione era quella di un rialzo dei tassi, e sono risaliti nella prima metà di quest'anno quando la previsione è diventata quale di una discesa dei tassi. Nel grafico trovate la borsa statunitense in blu e quella europea in giallo. Come si vede, non hanno direzioni diverse, ma enfasi diverse sempre entro la stessa direzione che sia all'insù oppure all'ingiù. Che è come dire che l'effetto della diversificazione è assente. 

 

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2 - Ecco l'argomentazione sul potere “magico” di cui gode la politica monetaria.

Il primo vantaggio del libero commercio è la specializzazione, Il secondo vantaggio del libero commercio sono i mercati allargati e di conseguenza le economie che crescono di dimensione. Se gli occupati delle imprese e dei settori eliminati dalla concorrenza non trovano una nuova occupazione in un tempo ragionevole, possono trovarsi in grave difficoltà. E' il caso degli occupati poco specializzati dei settori a bassa tecnologia, quando arrivano le merci da un Paese che ha un vantaggio competitivo sul versante del costo del lavoro. Nei modelli economici dagli anni Quaranta fino agli anni Ottanta si assumeva che i dismessi dei settori meno competitivi sarebbero passati ai settori più competitivi in poco tempo e senza particolari frizioni. Quest'assunzione aveva funzionato fra i Paesi sviluppati aperti al libero commercio per i primi decenni del Secondo dopoguerra. Poi è arrivata l'Asia. I vantaggi che i consumatori ottengono grazie ai beni che costano meno, e i vantaggi che le imprese dinamiche ottengono dalla messa in mobilità dei lavoratori delle imprese meno dinamiche, non compensano gli svantaggi che sorgono per le imprese e per gli occupati che subiscono la concorrenza asiatica. Una delle ragioni è la diffusione delle imprese. Questa non è omogenea su tutto il territorio, ma è concentrata in alcune aree geografiche. Se un'area è molto specializzata e va in crisi, ecco che nella stessa area è difficile trovare lavoro presso le imprese che svolgono un lavoro diverso, perché non ve ne sono e/o ve ne sono ma non a sufficienza. Accade poi che il voto di "protesta contro le élite" si concentri proprio in queste aree.

Come la politica monetaria possa mai arginare - per non dire frenare, oppure addirittura fermare - queste dinamiche dell'economia globale è un mistero. Da qui l'idea suggerita - quella di una apertura di credito di natura “magica”. Non solo questo, vi sono delle complicazioni. La Cina potrebbe applicare dei dazi sulle importazioni dagli Stati Uniti. Con le importazioni che vengono in massima parte dalle aree dove prevale il voto a favore di Trump. Questi dazi (per ora virtuali) mostrano il prezzo crescente di una guerra commerciale con la Cina che Trump pagherebbe (3). L'applicazione di questi dazi potrebbe fermare Trump nel negoziato. L'assenza di danni al commercio internazionale che ne scaturirebbe andrebbe perciò accreditata alle contro-sanzioni dei cinesi e non alla politica monetaria più espansiva, come sembra che abbiano immaginato i mercati finanziari. 

3 - https://www.economist.com/graphic-detail/2019/04/27/why-you-should-never-start-a-trade-war-with-an-autocracy

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