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E adesso che ha vinto Trump?

Riprendiamo quanto avevamo detto prima del risultato finale delle elezioni. Cambiamo quanto è da cambiare per sfornare delle nuove previsioni.

 

 

 

L'idea era che avremmo avuto una imitazione degli andamenti post Brexit (1). Inizialmente, una caduta della borsa, del cambio, con una tenuta dei titoli di stato in quanto bene rifugio. Successivamente una “bonaccia” dovuta alla scoperta che i tempi del cambiamento sarebbero stati lunghi. Infine, la previsione che – nel caso statunitense – militava a sfavore del debito pubblico: una crescita del deficit legata al taglio delle tasse avrebbe fatto crescere il debito, il quale ultimo, anche per effetto del rialzo dei tassi, avrebbe spinto verso un maggior rendimento dei titoli a medio e lungo termine. Il maggior rendimento dei titoli a lungo termine (il fattore di sconto), insieme al maggior costo del denaro (legato al rialzo dei tassi praticati dalla banca centrale) avrebbe colpito negativamente le imprese indebitate che sono tante (2). Rivediamo parte del ragionamento, ma non cambiamo la conclusione.

Quanto accaduto in molte settimane nel caso di Brexit è accaduto in un giorno – ieri - dopo la vittoria di Trump. Inizialmente – ossia, nella notte in Asia - il future sullo Standard & Poor's è caduto del cinque per cento, il dollaro si è indebolito (soprattutto verso lo yen), la borsa di Tokyo è caduta del cinque per cento, mentre il rendimento del Bond è sceso. In Europa, dopo una flessione iniziale, e sulla scia dei mercati statunitensi, i mercati azionari si sono ripresi, mentre Oltre oceano è salito il rendimento del Bond. Abbiamo avuto una sorta di film velocissimo, invece di un andamento lento come nel caso britannico.

E da qui in poi? Innanzitutto, negli Stati Uniti, il mercato delle azioni resta caro, e quello delle obbligazioni anche (3). In Europa abbiamo all'orizzonte sia la fine della politica di acquisto dei titoli di stato sia la perdita di credibilità delle istituzioni (4). Questo secondo fenomeno negli Stati Uniti si è manifestato con la vittoria di Trump contro il sistema dominante (5). Se le cose stanno così, non possiamo trovarci di fronte ad un ciclo rialzista duraturo. I prezzi sono già “tirati” e i cicli al rialzo duraturi partono solo quando le azioni sono a buon mercato (rapporti di prezzo su utile bassi) e le obbligazioni anche (i rendimenti che sono elevati).

Un segno che la presidenza Trump non potrà accompagnarsi con i mercati finanziari in salita è l'andamento del Bond decennale. Esso in poco tempo – in soli due giorni - è salito sopra il due per cento. Il fenomeno non è solo statunitense, perché anche in Europa i rendimenti decennali sono in salita. Negli Stati Uniti il Bond probabilmente comincia a scontare sia una politica fiscale espansiva (come nelle corde di Trump) sia una politica monetaria restrittiva (come nelle corde della banca centrale). In Europa il rialzo dei rendimenti è legato all'attesa di politiche monetarie meno espansive a partire dalla primavera prossima (6).

1 - http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/4560-e-se-vincesse-trump.html

2 - http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/4518-dialogo-tra-un-economista-e-e-un-investitore-i-terza-parte.html

3 - http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/4540-asset-allocation-ottobre-2016.html

4 - http://www.centroeinaudi.it/agenda-liberale/articoli/4565-l-anno-nero-dell-europa-seconda-parte-riflessioni-di-politica-economica.html

5 - http://www.centroeinaudi.it/agenda-liberale/articoli/4569-de-medici-10-novembre-2016.html

6 - http://www.centroeinaudi.it/agenda-liberale/articoli/4562-l-anno-nero-dell-europa-prima-parte-riflessioni-di-politica-monetaria.html

 

Nota aggiunta (11 novembre 2016)

La previsione del rialzo dei tassi e dei rendimenti ruota intorno all'assunto che vi sia una forte crescita del deficit pubblico finanziato con l'emissione di obbligazioni. Il deficit dovrebbe crescere per le minori entrate - la ristrutturazione delle imposte al ribasso (1) - e per effetto della maggior spesa in infrastrutture (2). La crescita del PIL per non far crescere il debito in rapporto al PIL medesimo dovrebbe essere fortissima. Ossia, dobbiamo assumere che le minori imposte spingono ad investire e consumare molto, intanto che la spesa pubblica in infrastrutture, che ha un moltiplicatore elevato, genera un reddito di molto maggiore della spesa iniziale.

1 - http://www.taxpolicycenter.org/publications/analysis-donald-trumps-revised-tax-plan/full

2 - https://www.greatagain.gov/policy/transportation-infrastructure.html

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