Biblioteca della Libertà

Anno XLIII, n. 191, aprile-giugno 2008

La Turchia fra Occidente e Oriente / La politica economica della Turchia durante il governo dell'Akp

Turkey, between West and East / Turkish economic policy under the AKP government

La Turchia fra Occidente e Oriente / La politica economica della Turchia durante il governo dell'Akp

Pur riconoscendo gli effetti positivi dell’azione del governo dell’Akp (2002-2007) sull’andamento dell’economia turca, cresciuta negli ultimi anni in maniera notevole, Ugur osserva come essi tendano a diminuire non appena l’Akp cerca di sviluppare un proprio framework di politiche economiche. A suo giudizio, ciò è riconducibile più al deficit di credibilità dell’esecutivo che alle novità introdotte. L’esame di alcuni indicatori istituzionali e di governance che riflettono la qualità delle politiche attuate e il loro effetto sulla performance economica del paese indica che il governo dell’Akp deve impegnarsi di più nel perseguire riforme istituzionali e politiche, anziché pretendere un eccessivo credito per i risultati ottenuti nel passato. Infine, Ugur evidenzia alcune debolezze strutturali dell’economia turca che il primo governo dell’Akp ha potuto permettersi di trascurare grazie alla ripresa dell’economia successiva alla crisi del 2001, ma che il secondo governo dell’Akp si troverà a dover affrontare.

 

flageng

Albeit acknowledging the positive effects of the AKP government’s activity (2002-2007) on the Turkish economy, which has thrived over the last few years, Ugur observes how such effects tend to diminish whenever the AKP seeks to develop an economic policy framework of its own. In his view, this depends more on the executive’s credibility deficit than on the new measures introduced. Analysis of institutional and governance indicators reflecting the quality of policies implemented and their effect on economic performance suggest that, rather than claim credit for results achieved in the past, the AKP government should be more committed to the pursuit of institutional and political reforms. Finally, Ugur highlights some of the structural weaknesses of the Turkish economy which the first AKP government was able to ignore thanks to the post-2001 revival, but which the second AKP government will be forced to address.
Abstract

La Turchia fra Occidente e Oriente / Fra europeismo e neo-ottomanismo: la politica estera della Turchia durante il governo dell'Akp (2002-2007)

Turkey, between West and East / Europeanism and/or Neo-Ottomanism: Turkish foreign policy during the AKP

La Turchia fra Occidente e Oriente / Fra europeismo e neo-ottomanismo: la politica estera della Turchia durante il governo dell'Akp (2002-2007)

Ozzano traccia un bilancio dell’operato dell’Akp (Partito della giustizia e dello sviluppo) nei primi cinque anni al potere a proposito della politica estera, uno dei settori che più destavano preoccupazione all’indomani della vittoria del partito, nel 2002. A suo giudizio, sarebbe errato affermare che la recente politica estera turca segni uno spostamento verso un’identità caratterizzata puramente in senso islamico; così come pensare che il paese intenda svolgere semplicemente una funzione di ponte fra Europa e Medio Oriente. La strategia turca consiste nel tentativo di rendere il paese un attore accreditato a livello globale, dotato di una identità culturale autonoma in cui coesistono elementi islamici, europei ed asiatici; e capace di esercitare influenza su molteplici scenari regionali. I membri dell’Unione Europea non devono, quindi, vedere nella Turchia una possibile quinta colonna dell’islam in Europa, ma un’aspirante grande potenza decisa a entrare nell’Unione, anzi a contribuire a costruirla, senza per questo rinnegare la sua parte di eredità culturale non europea.

 

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Ozzano sums up the foreign policy of the AKP (Party of Justice and Development) in its first five years in power, one of the greatest causes for concern after its election victory in 2002. In his opinion, it would be wrong to assert that Turkey’s recent foreign policy marks a shift towards a purely Islamic identity. Just as it would be wrong to think that the country intends to merely act as a bridge between Europe and the Middle East. Turkey’s strategy will be to try to be a reliable partner at global level, a country with an autonomous cultural identity in which Islamic, European and Asiatic elements live side by side, capable of exercising influence in a multiplicity of regional scenarios. The members of the European Union must not therefore see Turkey as a sort of fifth column of Islam in Europe, but rather as a would-be great power – determined to join the Union, indeed to help build it, but without eschewing the non-European part of its cultural heritage.
Abstract

Legge elettorale, le riforme desiderabili e quelle possibili • Reforming the Electoral Law: what's desirable and what's possible

Legge elettorale, le riforme desiderabili e quelle possibili • Reforming the Electoral Law: what's desirable and what's possible

Il quadro istituzionale ed elettorale italiano presenta alcuni caratteri che lo rendono assolutamente unico nel panorama comparatistico e che, combinati fra loro, sono una delle principali cause dell’inefficienza della attuale forma di governo. Sono tre le principali anomalie: il bicameralismo perfetto; l’attribuzione di un premio di maggioranza nazionale alla coalizione più votata potenzialmente disomogeneo fra i due rami del Parlamento; l’elezione di dodici deputati e sei senatori nella circoscrizione estero. Il premio di maggioranza di coalizione sarà oggetto di un referendum abrogativo nel 2009, a meno che il Parlamento non approvi tempestivamente una riforma elettorale organica. Solo una complessiva riforma della legge elettorale, combinata con alcuni improcrastinabili interventi di riforma sul testo della Costituzione, potranno porre fine alla lunghissima e incerta fase di transizione avviata all’inizio degli anni Novanta e nota come Seconda Repubblica.

 

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Certain features of the Italian institutional and electoral framework make it totally unique. Combined, they are one of the root causes of the inefficiency of the present form of government. There are three main anomalies: perfect bicameralism; the awarding of a national majority prize to the winning coalition, potentially non-homogeneous between the two branches of Parliament; the election of twelve deputies and six senators in constituencies representing Italians abroad. Unless Parliament passes an organic electoral reform soon, a referendum will be held in 2009 to abrogate the majority prize to the winning coalition. Only through an overall reform of the electoral law, combined with urgent reforms of the Constitution, will it be possible to put an end to the long, uncertain phase of transition, referred to as the ‘Second Republic’, that began in the early nineties.
Abstract

La Cina nella politica estera italiana dagli anni Cinquanta a oggi

China in Italian Foreign Policy since the 1950s

La Cina nella politica estera italiana dagli anni Cinquanta a oggi

Il saggio ricostruisce le alterne vicende dei rapporti tra l’Italia e la Repubblica Popolare Cinese, dagli anni Cinquanta fino ai giorni nostri. Viene mostrato, in particolare, come, dopo aver toccato il punto culminante nel biennio immediatamente successivo alla tragedia di piazza Tien Anmen, quando l’Italia, più di ogni altro paese occidentale, si adoperò per spezzare l’isolamento internazionale della Cina, le relazioni tra i due paesi abbiano conosciuto una lunga battuta d’arresto. La ragione di ciò va ricercata, oltre che nella crisi politica che a partire dal 1992 investì il nostro paese, nei limiti strutturali della politica economica estera italiana e nella mancanza di una coerente strategia volta alla promozione del «sistema Italia» in una regione del mondo che offriva immense opportunità, ma nei confronti della quale l’establishment politico-economico italiano manifestava, salvo rare eccezioni, una sostanziale disattenzione. Disattenzione che poi, sotto il governo Berlusconi, ha lasciato il posto ad atteggiamenti allarmistici e a periodiche sortite protezionistiche. Un estremo tentativo di riguadagnare il terreno perduto dall’Italia nei rapporti con la Cina è stato compiuto da Prodi, il quale, pochi mesi dopo essere tornato a Palazzo Chigi, si è recato in Cina a capo di quella che è stata enfaticamente definita «la più grande missione istituzionale e d’affari mai organizzata dall’Italia». Alla luce della caduta prematura del governo Prodi, ma soprattutto dei precedenti storici, che si sostanziano in una sequela pressoché ininterrotta di ritardi, errori, omissioni, velleitarismi, viaggi mordi e fuggi e occasioni sprecate, pare lecito, tuttavia, nutrire seri dubbi riguardo alla capacità dell’Italia di dare un seguito concreto e duraturo alle solenni dichiarazioni d’intenti e di determinare un effettivo salto di qualità nelle relazioni politiche ed economiche tra Roma e Pechino.

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The essay reconstructs the alternating relations between Italy and the People’s Republic of China. It shows, in particular, how after reaching a climax in the two years following the Tien Anmen Square tragedy, when Italy, more than any other western country, set about breaking China’s international isolation, relations between the two countries have long been at a standstill. The reason for this is to be sought not only in the political crisis that hit Italy in 1992, but also in the structural limitations of Italian foreign economic policy and the lack of a consistent strategy to promote the ‘Italy system’ in a part of the world that offered immense opportunities but towards which, save for rare exceptions, the Italian political and economic establishment showed substantial inattention. Under the Berlusconi government, this inattention was replaced by alarmist stances and periodic protectionist outbursts. An extreme attempt to regain lost ground was made by Prodi who, a few months after returning to Palazzo Chigi, travelled to China at the head of what was emphatically defined as ‘the greatest institutional and business mission ever organised by Italy’. In the light of the premature fall of the Prodi government, but above all of historical precedents – delays, errors, omissions, wishful thinking, hasty journeys, lost opportunities – it seems reasonable, however, to doubt Italy’s capacity to make a concrete and lasting follow-up to its solemn declarations of intent and determine an effective improvement in political and economic relations between Rome and Beijing.
Abstract

Le ricerche del Centro Einaudi / I risparmiatori italiani prima del rallentamento dell'economia

Centro Einaudi Reports / Italian savers before the economic slowdown

Le ricerche del Centro Einaudi / I risparmiatori italiani prima del rallentamento dell'economia

Ricerca della sicurezza, timore dell’investimento in capitale di rischio, orizzonte temporale relativamente breve, scarsa educazione finanziaria, poca fiducia: secondo il XXV Rapporto Bnl/Centro Einaudi sul risparmio e sui risparmiatori in Italia, sono queste caratteristiche a distinguere il risparmiatore italiano. Andrea Beltratti, curatore dell’edizione 2007 del Rapporto, sintetizza in questo articolo i dati di particolare interesse, ponendo l’accento su elementi come la percezione del reddito e il comportamento del risparmio, gli obiettivi, la fiducia e le implicazioni per le scelte finanziarie, l’informazione, gli investimenti azionari. Una sezione specifica è dedicata al trattamento di fine rapporto, che ha presentato uno degli elementi di maggior novità del 2007 e al cui riguardo nel questionario predisposto per il Rapporto sono state inserite alcune domande rilevanti. Beltratti conclude che occorre comprendere meglio a cosa serve il mercato azionario e nutrire attese più realistiche, anche per rendere meno arduo il compito di chi propone consulenza finanziaria e più coerenti i comportamenti di tutti i protagonisti.

 

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The pursuit of security, the fear of investment in venture capital, relatively short term investment, poor financial education – according to the XXV Rapporto Bnl/Centro Einaudi sul risparmio e sui risparmiatori in Italia (25th BNL/Centro Einaudi Report on savings and savers in Italy) these are the distinctive features of the Italian saver. In this article, Andrea Beltratti, editor of the 2007 Rapporto, sums up the data of special interest, emphasising aspects such as the perception of income, saving behaviour, objectives, trust, implications for financial choices, information and portfolio investment. He devotes a specific section to severance pay, one of the new elements to emerge in 2007, about which the Rapporto includes some important questions. Beltratti concludes that, among other things, to facilitate the task of financial consultants and make the behaviour of all concerned more consistent, what’s needed is a better understanding of what the stockmarket is for, as well as more realistic expectations about it what it can do.
Abstract

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