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Il progetto «Biblioteca della libertà»

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Il confine tra consenso politico e dissenso morale, e i problemi teorici connessi alla distinzione tra il giusto e il bene, costituiscono una linea argomentativa di lunga durata nella riflessione politica normativa.

L’idea di base del modello politico liberale, o perlomeno della maggior parte dei modelli che a questa dottrina intendono ispirarsi, può essere raffigurata come la delimitazione di un territorio neutrale, utile alla discussione e alla risoluzione dei problemi derivanti dalla coesistenza di una pluralità di soggetti all’interno di un mondo in cui le risorse sono scarse e la convivenza difficile.

Se ogni soluzione politica moderna deve accettare il pluralismo delle concezioni del bene come un vincolo, ineliminabile se non attraverso soluzioni di tipo coercitivo, la premessa da cui parte ogni teoria politica è un dato di fatto: gli individui sono portatori di concezioni di vita buona differenti, e un punto di vista critico che aspiri a definirsi pubblico non può implicare il riferimento a preferenze morali che sono per definizione, cioè sulla base del riconoscimento del pluralismo, controverse.

Da preoccupazioni ricorrenti della filosofia politica, le tensioni appena descritte diventano le linee di ricerca principali che «Biblioteca della libertà», nella sua nuova veste editoriale, si propone di sviluppare.

L’orizzonte che si considera è, prevalentemente, quello liberale: le sfide su cui si cercherà di riflettere sono quelle che il liberalismo ha subìto dall’interno delle società in cui è predominante. In altre parole, a interessare qui sono i limiti e i nervi scoperti del liberalismo, classico e contemporaneo. Indirettamente, questo significa anche rinnovare l’adesione a quel più ampio liberalismo di einaudiana memoria che costituisce ancora oggi una risorsa preziosa per pensare la politica, l’economia, il diritto e i loro rapporti. Un pensiero che considera il conflitto e la disputa sui valori non sterili, nella prospettiva di un riformismo ragionato, ispirato al «conoscere per deliberare», e costantemente aperto alle esigenze sia della libertà e del mercato sia a quelle della giustizia sociale. Verrà tuttavia riservata attenzione anche alle chance di affermazione del liberalismo nell’arena globale e nei paesi che non sono (o, perlomeno, non sono ancora) approdati alla democrazia (si pensi ai dilemmi relativi alla giustizia di transizione, in paesi in fase di democratizzazione).

Il punto di arrivo auspicabile, nell’ottica di «Bdl», dovrebbe essere una verifica, a partire da analisi teoriche e pratiche, delle possibilità di impatto della cultura politica liberale e pluralistica, delle prescrizioni e degli orientamenti che da essa discendono.

La versione di pluralismo alla quale «Bdl» si impegna a connettere ogni sua linea di ricerca e di pubblicazione è un modello caratterizzato dalle seguenti tre assunzioni: l’antiriduzionismo riguardo ai valori, ovvero il riconoscimento del fatto che i valori della vita sono diversi, e non possono essere ridotti gli uni agli altri; la disarmonia tra i valori, l’evidenza, cioè, che i valori e i fini perseguiti dagli esseri umani sono spesso incompatibili, e talvolta contrastanti tra loro; la incommensurabilità dei valori, ovvero il fatto che i valori non possono essere organizzati in gerarchie accettabili da parte di tutti gli individui, né sono riducibili ad alcuna sorta di sintesi finale, vale a dire non esiste una singola scala di unità di valore nei termini della quale differenti valori, o differenti portatori di valori, possono essere misurati.

In tal senso, l’adesione della nuova «Bdl» a un «liberalismo pragmatico» corrisponde a una precisa scelta che rifiuta determinismo e relativismo, senza rinunciare con questo all’indagine critica sulla libertà umana, né a un orientamento morale ultimo, nel fermo proposito di onorare, risolvendolo, il paradosso non soltanto della filosofia o della scienza politica, ma di ogni disciplina politica liberale, ovvero come riuscire a offrire soluzioni che garantiscano la durata nel tempo di una società o di una forma politica senza, tuttavia, adottare strategie riduzionistiche, in termini di pluralismo, e cercando di rimanere fedeli all’idea che una società dovrebbe essere ordinata secondo concezioni di giustizia.

«Bdl» si rinnova, ma rinnova nel contempo il suo trust nei confronti di quel liberalismo di einaudiana memoria che costituisce ancora oggi una risorsa preziosa per la riflessione contemporanea, in particolare per il modo in cui cerca di pensare insieme il conflitto e la disputa non sterili, nella prospettiva di un riformismo ragionato e costantemente aperto alle esigenze di giustizia sociale.

Liberalismo pragmatico e pluralismo conflittuale saranno dunque le due principali linee di orientamento nell’orizzonte critico della rivista, perché in entrambe è rappresentata la migliore espressione possibile del progetto egualitario delle moderne società contemporanee, sotto l’egida del pluralismo sociale, della concorrenza dei partiti, della libera discussione – tra maggioranze e minoranze, tra logiche e dinamiche di sapere e logiche e dinamiche di potere.

Se è ancora vero che la democrazia dovrebbe essere pensata come una concezione privilegiata del bene politico, poiché essa offre, almeno in teoria, un modello di politica e di vita nel quale è possibile riscontrare accettabili modalità di negoziazione tra i valori e tra le divergenze, il contributo di una rivista quale «Bdl» si propone di essere sarà importante perché non rappresenta un solo valore, tra molti, come la libertà, l’uguaglianza o la giustizia, ma il valore che può legare e mediare tra principi prescrittivi in competizione, e tra principi normativi diversi. L’intento di «Bdl» è suggerire modi e metodi per mettere in relazione i valori l’uno con l’altro, per lasciare poi, in ultima istanza e ratio, la risoluzione dei conflitti che nascono ai partecipanti del processo pubblico e politico.

Norme etiche di equità, imparzialità, cooperazione e reciprocità sono una premessa necessaria per ogni tipo di sviluppo, economico come anche intellettuale. Esse emergono attraverso i nuovi modi di intendere il benessere e la giustizia, attraverso le scelte collettive e le convenzioni sociali. Cinquant’anni di pensiero politico, giuridico, economico, al crocevia con l’etica filosofica, le scienze sociali, l’analisi economica del diritto, hanno diffuso nei protagonisti di «Bdl» questa consapevolezza. Oggi questa consapevolezza si incontra con una pressante domanda di responsabilità, che esige modelli teorici, pratici e di governo basati su relazioni cooperative ed eque con gli stakeholders. Per definire e attuare tale modello la relazione tra politica, filosofia, etica ed economia deve essere compresa ben oltre uno sguardo superficiale. Andare oltre è la promessa del new deal cui «Bdl» si impegna.