Biblioteca della Libertà

Anno XLIII, n. 190, gennaio-marzo 2008

Le ricerche del Centro Einaudi / Libertà economica: quanta nel mondo, in Europa, in Italia?

Centro Einaudi Reports / Economic freedom: how much of it is there in the world, in Europe, in Italy?

Le ricerche del Centro Einaudi / Libertà economica: quanta nel mondo, in Europa, in Italia?

 Il Rapporto annuale sulla libertà economica nel mondo pubblicato dal Fraser Institute – cui il Centro Einaudi collabora per l’Italia sin dal 1997 – contiene, nell’edizione 2007, alcune novità e molte conferme rispetto ai risultati degli anni precedenti. Hong Kong, Singapore e Nuova Zelanda permangono ai primi posti della classifica mondiale della libertà economica; gli Stati Uniti sono al 5° posto. Tra le nazioni dell’Unione Europea la «palma d’oro» va al Regno Unito, ma ottimi risultati li ottengono anche Irlanda, Finlandia, Lussemburgo, Danimarca. L’Italia è solo al 52° posto, come la Francia. La Spagna arresta la sua corsa. Sia l’Economic Freedom of the World Index (EFW) del Fraser Institute, sia il più recente Indice della libertà economica dell’Unione Europea (ILEUE) sviluppato dal Centro Einaudi confermano che Inghilterra, Irlanda e Lussemburgo sono le nazioni europee economicamente più libere; che il modello anglosassone (Regno Unito e Stati Uniti) appare superiore; che i paesi dell’Unione – a 15 come a 25 – restano inferiori agli Stati Uniti quanto a livello di libertà economica. 

 

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The 2007 edition of the annual Economic Freedom of the World Report, published by the Fraser Institute – to which Centro Einaudi has contributed for Italy since 1997 – shows changes and confirmations. Hong Kong, Singapore and New Zealand hold onto the first three places in the world economic freedom league table, with the United States coming fifth. Of the European Union member states, Great Britain is the highest placed, but Ireland, Finland, Luxemburg and Denmark also boast good results. Italy is only joint fifty-second with France, whereas Spain has come to a standstill. Both the Fraser Institute Economic Freedom of the World Index (EFW) and the more recent EU Index of Economic Freedom, developed by the Centro Einaudi, confirm that Great Britain, Ireland and Luxemburg are Europe’s economically freest nations, that the Anglo-Saxon model (United Kingdom and USA) appears superior, and that the countries of the European Union, be they 15 or 25, are inferior to the USA in terms of economic freedom.

Abstract

Dentro l'Iran / Teheran tra nuovi equilibri politici e questione nucleare

Inside Iran / Teheran between new political equilibria and the nuclear issue

Dentro l'Iran / Teheran tra nuovi equilibri politici e questione nucleare

La situazione interna iraniana è in movimento. Nuovi equilibri si prefigurano in vista delle elezioni legislative del marzo 2008. In un sistema politico come quello della Repubblica Islamica, caratterizzato dall’impossibilità di alternanza, decisivo, per gli indirizzi di governo, è il rapporto, conflittuale o di alleanza, tra le diverse fazioni di regime. Le fazioni sono strutture informali più che vere e proprie forze organizzate; ciò rende le loro frontiere assai mobili, tanto che non è infrequente assistere a passaggi di loro esponenti dall’una all’altra o alla comparsa di fratture incrociate che le attraversano in politica interna ed estera. Analizzare delle diverse fazioni le culture politiche, l’ideologia, l’interpretazione della religione, gli interessi che rappresentano, è essenziale per comprendere le dinamiche del sistema politico iraniano. Dopo la scomparsa di Khomeini il ceto politico di regime ruota attorno ad alcuni raggruppamenti: quello conservatore religioso; quello conservatore pragmatico; quello radicale; quello riformista.

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The Iranian domestic situation is in motion, with new equilibria emerging to prefigure the March 2008 legislative elections. In a political system like the Islamic Republic’s, in which alternate governments are impossible, conflicts and alliances among the different factions of the regime are decisive in orienting government policy. Such factions are more informal structures than properly organised forces. The borderlines dividing them are so mobile that it is not infrequent to see members moving from one to another or crossover cleavages appearing in domestic and foreign policy. Analysis of the political cultures, ideologies, religious views and interests of the various factions is essential for understanding the dynamics of the Iranian political system. Since the death of Khomeini, the regime’s political class has rotated around four groups: religious conservative, pragmatic conservative, radical and reformist.
Abstract

Nisour Square, Baghdad: la privatizzazione del conflitto iracheno e il caso Blackwater

Nisour Square, Baghdad: the privatisation of the Iraq War and the Blackwater affair

Nisour Square, Baghdad: la privatizzazione del conflitto iracheno e il caso Blackwater

L’incidente di Nisour Square (Baghdad, settembre 2007) ha acceso i riflettori sul ruolo che le aziende private di sicurezza (PSF – private security firms) ricoprono negli scenari bellici contemporanei, e specialmente nel contesto iracheno. Quest’ultimo si presenta a oggi come il massimo esempio di privatizzazione di un conflitto, essendo stato raggiunto lo straordinario numero di oltre 140.000 contractors in campo, sostanzialmente pari a quello delle truppe americane presenti nello stesso teatro. In questo scenario altamente privatizzato, un ruolo di primo piano è stato assunto da Blackwater, società rapidamente salita agli onori delle cronache. [leggi tutto]

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The incident in Nisour Square in Baghdad, in September 2007, brought to light the role that PSFs, private security firms, play in contemporary wars, especially in Iraq. The war in Iraq in fact is the most important example of ‘conflict privatization’ today. More than 140,000 contractors are currently in the field there, a number substantially comparable to that of the American troops present in the same theatre. In this highly privatised scenario, a leading role has been undertaken by Blackwater, a firm that has rapidly become front page news.
Abstract

La concorrenza tra ordinamenti in materia di tutela dei diritti

Competition among legal systems over rights protection

La concorrenza tra ordinamenti in materia di tutela dei diritti

I cambiamenti economici e tecnologici degli ultimi tempi, insieme alla rapida crescita del volume degli affari mondiali e, soprattutto, delle nuove economie, nonché il cambiamento del ruolo delle professioni legali a livello internazionale, sembrano aver finalmente instaurato il clima necessario per la creazione di un mercato globale dei servizi giudiziari. Gli stati farebbero bene ad accogliere con favore tale mercato e ad attuare le riforme necessarie al suo sviluppo. Anche se l’arbitrato continuerà a svolgere un ruolo di rilievo nella risoluzione delle controversie di diritto contrattuale, vi è ragione di credere che esso non possa sostituirsi al sistema giudiziario di origine statale, specialmente negli stati in cui tale sistema gode di maggior prestigio. Di conseguenza, se si vuole un’alternativa equivalente al sistema giudiziario pubblico, essa è da ricercarsi, piuttosto, nei tribunali degli altri paesi.

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Recent economic and technological changes, the rapid growth in world business volumes and, above all, new economies and the changing role of the legal professions at international level seem at last to have created the right climate for a global legal service market. Countries would do well to welcome this market and implement the reforms needed to develop it. Though arbitration will continue to play an important role in solving contractual controversies, there is reason to believe that it cannot replace state legal systems, especially in countries in which such systems enjoy the highest prestige. Consequently, if we want an alternative equivalent to the public legal system, it ought to be sought in the courts of other countries.

Abstract

Uguaglianza e non discriminazione nell'Unione Europea

Equality and non-discrimination in the European Union

Uguaglianza e non discriminazione nell'Unione Europea

Con gli articoli che compongono questa sezione – presentata da Stefano Sacchi – continua la collaborazione tra «Biblioteca della libertà» e URGE, l’Unità di Ricerca sulla Governance Europea del Collegio Carlo Alberto, nell’individuare e discutere un tema di grande interesse per il presente e il futuro dell’Europa (nello scorso n. 186 di «Bdl» era stato affrontato il nodo della cosiddetta direttiva Bolkestein). Come mostra Krzysztof Nowaczek, gli autori guardano al contributo dell’Unione Europea nella lotta alla discriminazione in base all’orientamento sessuale (l’articolo è di Robert Biedroń), in base all’età (ne scrive Olivia Bonardi) e in base all’etnia (è Fabio Zuccheri a occuparsi di protezione delle minoranze nazionali). Le azioni dell’Ue volte al miglioramento della condizione dei gruppi a rischio di discriminazione sono numerose e gli autori di questa sezione si propongono di presentarle e valutarle. Secondo Biedroń, nella direzione di vietare per legge la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, la Francia ha compiuto un passo importante già vent’anni fa. Alcuni paesi hanno seguito il suo esempio, altri non lo hanno fatto. L’autore ricostruisce questo processo e, al suo interno, l’importante coinvolgimento delle istituzioni europee: delinea il regime istituzionale connesso alle misure antidiscriminazione nei confronti delle persone Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) e propone poi alcune osservazioni sulle questioni sociali relative a queste persone. In ultimo, al fine di offrire una migliore panoramica del contributo dell’Ue alla protezione delle persone Lgbt, analizza brevemente la loro condizione nei nuovi stati membri e negli stati terzi. Per Bonardi, il nuovo divieto di discriminazione per motivi di età comincia ad avere qualche effetto sulle politiche e sulle legislazioni degli stati membri della Comunità europea, imponendo di ricalibrare gli interventi in materia di occupazione e di politica sociale in funzione delle nuove esigenze derivanti da una società la cui composizione demografica sta rapidamente cambiando. Tuttavia, l’effetto del nuovo diritto antidiscriminatorio è per alcuni versi limitato, sia per quanto riguarda il suo ambito di applicazione sia per le ampie possibilità di deroga che sono consentite. E rimane una più complessa questione da affrontare: quella delle discriminazioni multiple o incrociate, cioè che determinano un trattamento sfavorevole della persona in ragione di più motivi e in cui l’incrocio dei fattori di discriminazione ha un effetto addirittura esponenziale, offendendo la dignità della persona in modo particolarmente pesante. La strumentazione che l’ordinamento comunitario e nazionale predispongono a tutela da questo tipo di discriminazioni è non solo scarsa ma anche problematica; si tratta di un aspetto del diritto discriminatorio tuttora da studiare approfonditamente, almeno in Italia, dove si è ancora allo stadio primordiale. Zuccheri evidenzia che gli stati membri dell’Unione continuano a considerare quella delle minoranze come una questione di competenza esclusiva della politica nazionale. In questi anni, l’Unione Europea si è limitata a promuovere una legislazione volta a combattere la discriminazione in base alla razza o l’origine etnica. Fra le condizioni per l’ingresso, ai paesi in via di adesione l’Unione ha invece posto esplicitamente la richiesta di misure a tutela delle minoranze, misure rivelatesi tuttavia, all’indomani dell’allargamento, più formali che sostanziali. In vista dell’ulteriore possibile ampliamento dell’Ue alla Turchia e ai Paesi balcanici, occorre arrivare a risultati concreti in materia di tutela delle minoranze, per non rischiare di importare situazioni pericolose per la stabilità e la sicurezza dell’Unione. Tuttavia, per poter giocare un ruolo incisivo l’Ue deve diventare una vera e propria unione politica, capace di agire nel nome di un unico popolo all’interno del quale vi saranno differenti minoranze europee.


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This section, presented by Stefano Sacchi, marks the continuation of collaboration between Biblioteca della libertà and URGE, the Collegio Carlo Alberto European Governance Research Unit, on a subject of great interest for the present and future of Europe (the last number of this journal, 186, addressed the puzzle of the so-called Bolkestein Directive). As Krzysztof Nowaczek shows, the authors view the European Union’s contribution to the fight against discrimination from the points of view of sexual orientation (Robert Biedroń), age (Olivia Bonardi) and ethnic groups (Fabio Zuccheri), presenting and assessing the numerous actions promoted by the EU to improve the conditions of groups at risk of discrimination. According to Biedroń, by banning sexual discrimination, France made an important step forward twenty years ago: some countries have since followed her example, others have not. He reconstructs this process and European institutions’ significant involvement in it, outlining the institutional regime connected to anti-discriminatory measures against LGBTs (lesbians, gays, bisexuals and transgenders) and making observations about social issues related to such groups. Finally, to provide a broader picture of the EU’s contribution to the protection of LGBTs, Biedroń briefly analyses their condition in new member and other states. For Bonardi, the new ban on discrimination for reasons of age is starting to have some effect on the policies and legislations of the member states of the European Community, forcing them to adjust employment and social policies to the new demands of a society whose demographic profile is changing rapidly. Nonetheless, the effect of the new anti-discrimination legislation is, in some respects, limited both by its sphere of application and by the many exceptions that are permitted. A more complex question is that of multiple or crossover discriminations that, for a variety of reasons, lead to the mistreatment of people and, even exponentially, offend their dignity in a particularly serious way. The tools that the Community and national legal systems envisage to protect against this type of discrimination are not only few but also problematic. This is an aspect of discriminatory law that still has to be studied in depth, especially in Italy where the situation is still at a ‘primordial’ stage. Zuccheri stresses that EU member states continue to consider the question of minorities exclusively as a matter of national policy. In the last few years, the European Union has confined itself to promoting legislation to fight racial and ethnic discrimination. One of the conditions the Union explicitly imposed on budding members was the need for measures to protect minorities, but following the broadening of the Union, such measures have proved more formal than substantial. In view of a further possible enlargement of the EU to Turkey and the Balkan countries, it is necessary to achieve tangible results in terms of the protection of minorities, so to avoid the risk of importing situations that would endanger the stability and security of the Union. At all events, to be able to play an incisive role, the EU has to become a fully-fledged political union, capable of acting in the name of a single people, comprehensive of different European minorities.
Abstract

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