Biblioteca della Libertà

Anno XLII, n. 189, ottobre-dicembre 2007

Giganti d'Oriente / Cina e Giappone all'alba del XXI secolo

Asian Giants / China and Japan in the 21st century

Giganti d'Oriente / Cina e Giappone all'alba del XXI secolo

Le relazioni tra i due giganti d’Asia – Giappone e Cina Popolare – stanno oggi vivendo uno dei più importanti momenti di evoluzione dall’epoca della normalizzazione del 1972. Sebbene i leader di entrambi i paesi meritino un plauso convinto per l’energia diplomatica, la creatività e le risorse che hanno dedicato a questo «nuovo punto di partenza», non si può negare che essi si trovino oggi a fronteggiare forze di opposizione che sono in parte state create da loro stessi. Nel momento in cui la politica regionale dell’Asia nord-orientale subisce una radicalizzazione dovuta a una serie di trasformazioni delle élites politiche dell’area – mentre l’assetto del più ampio sistema globale rimane incerto a causa della crisi della leadership statunitense –, lo scenario che si prospetta non può che essere descritto come problematico, e le fondamenta del «nuovo punto di partenza» nei rapporti fra Cina e Giappone appaiono quanto meno fragili.

flageng

Relations between the two Asian giants – Japan and the People’s Republic of China – are undergoing a moment of evolution, one of the most significant since the normalisation of 1972. Though the leaders of both countries deserve praise for the diplomatic energy, creativity and resources they have invested this ‘new starting point’, it cannot be denied that they now find themselves up against opposition forces that they themselves have, in part, helped to create. Now that the regional politics of northeast Asia are being radicalised by transformations of the area’s political elites – while the US leadership crisis makes the arrangement of the broader global system uncertain – the future scenario can only be described as problematic, with the foundations of the ‘new starting point’ in relations between China and Japan appearing more fragile than ever.
Abstract

Giganti d'Oriente / Gli imprenditori taiwanesi in Cina e la gestione dello status quo nello Stretto

Asian Giants / Taiwanese entrepreneurs in China and the management of the status quo in the Taiwan Strait

Giganti d'Oriente / Gli imprenditori taiwanesi in Cina e la gestione dello status quo nello Stretto

La tesi di Mengin è che oggi, come in passato sotto il governo del Guomindang, la politica taiwanese non può essere analizzata senza tener conto del peso dell’egemonia cinese: ieri si trattava del governo autoritario dei nazionalisti cinesi su Taiwan durante gli anni di Chiang Kai-shek, oggi si tratta dell’irredentismo egemonico della Rpc. Oggi Taiwan è compiutamente e senza ombra di dubbio uno stato sovrano in base alla definizione che ne dà il diritto internazionale, ma, a causa del fatto che la guerra civile cinese non è mai finita e della delocalizzazione delle imprese taiwanesi sul continente, la politica dell’isola è costantemente intrappolata in un dilemma: dare priorità alla sicurezza nazionale, con il rischio di rallentare la crescita economica e di conseguenza l’indipendenza de facto dell’isola, oppure puntare sulla crescita economica a danno della sicurezza?

flageng

Mengin’s thesis is that today, as in the past under the Guomindang government, the political situation in Taiwanese policy cannot be analysed without taking Chinese dominance into account: yesterday, during the years of Chiang Kai-shek, the authoritarian government of Chinese nationalists over Taiwan; today the hegemonic irredentism of the PRC. On the basis of the definition given by international law, Taiwan is, without a shadow of doubt, a fully-fledged sovereign state, but in view of the fact that the Chinese civil war is still not over and of the delocalisation of Taiwanese businesses on the continent, island politics are constantly trapped in a dilemma: whether to give priority to national security with the risk of slowing down economic growth and, consequently, de facto independence, or to pursue economic growth to the detriment of security?
Abstract

Il Medio Oriente e la Bomba: duello atomico o equilibrio tra Israele e Iran?

The Middle East and the Bomb: atomic duel or balance between Israel and Iran?

Il Medio Oriente e la Bomba: duello atomico o equilibrio tra Israele e Iran?

Sull’Iran e l’atomica vi sono molte incertezze e i tempi sembrano lunghi (altri dieci anni?), ammesso che l’Iran voglia davvero farsi la Bomba e che gli Stati Uniti e Israele non glielo impediscano. Tra i possibili motivi dell’opzione nucleare, vi sono soprattutto i gravi problemi strategici e di sicurezza dell’Iran, col che la Bomba serve come deterrente difensivo anziché come mezzo offensivo. Con Israele, invece di una guerra, è possibile un equilibrio nucleare di reciproca deterrenza. I media trascurano l’idea che Israele, secondo molte stime, sia una grande potenza nucleare, con un arsenale che, per numero di testate atomiche e capacità di proiezione, sembra superare di molto i requisiti di una deterrenza verso possibili minacce in Medio Oriente. In effetti, Israele appare come una potenza nucleare con raggio d’azione molto ampio e capace di esercitare una forte pressione a livello globale.

flageng

Assuming that the USA and Israel don’t block the project, it is uncertain whether Iran really wants a bomb and how long it would take to produce it (another ten years?). Of the possible reasons for the nuclear option, the most important are dictated by serious strategic and security problems: for Iran, in fact, the bomb would serve more as a deterrent than as an offensive weapon. Instead of arriving at war with Israel, it might be possible to achieve a nuclear balance based on reciprocal deterrence. The media forget that, according to many estimates, Israel is a large nuclear power whose arsenal, in terms of number of atomic warheads and projection capacity, easily exceeds requirements for deterrence against possible threats in the Middle East. Israel is effectively a nuclear power with a range of action broad enough to exert considerable pressure globally.
Abstract

La guerra in Iraq e le prossime presidenziali negli Stati Uniti

The war in Iraq and the presidential elections in the USA

La guerra in Iraq e le prossime presidenziali negli Stati Uniti

Le aspettative di un cambio della guardia nelle elezioni presidenziali del novembre 2008 si accentrano per la maggior parte, ma non esclusivamente, sul disastroso andamento della guerra in Iraq, benché siano molti coloro i quali ritengono che il ritiro dall’Iraq sarà deciso e avviato ben prima delle elezioni. I primi ad augurarsi che l’Iraq cessi di apparire un inarrestabile disastro sono i candidati repubblicani, che tutto desiderano meno che il presidente Bush passi loro la patata bollente di quel rovescio nazionale. Essi vedono nel rapporto Baker-Hamilton la chiave per uscire dall’Iraq senza porre limiti di tempo, mentre i candidati democratici premono perché sia fissata una scadenza. È su questa contrapposizione che si gioca, in effetti, la partita per la conquista della Casa Bianca.

flageng

Expectations for a changing of the guard in the November 2008 presidential elections are centred mostly, though not exclusively, round the disastrous progress of the war in Iraq, though many believe that the decision to withdraw will be taken and implemented much earlier. The people keenest for Iraq to cease appearing to be an unending disaster are the Republican candidates. The last thing they want is for President Bush to hand them down the hot potato of a national turnaround. They see the Baker-Hamilton report as the key to getting out of Iraq without setting time limits, whereas Democratic candidates are pushing for a deadline. It’s over this contrast that the battle for the White House will be fought.

Abstract

Le incognite del processo elettorale americano

The incognitos of the American electoral process

Le incognite del processo elettorale americano

L’autore osserva come negli Stati Uniti la campagna elettorale per le presidenziali del novembre 2008 si sia mossa con un eccezionale margine di anticipo, benché ciò non la renda esente da fattori tradizionalmente imponderabili. Anche questa volta, infatti, due incognite relative al processo elettorale rimarranno latenti fino al giorno del voto. La prima riguarda il grado di affluenza alle urne, solitamente basso (solo in cinque elezioni è stato superato il 60 per cento); la seconda è legata all’eventuale emergere di uno o più «terzi incomodi», ovvero alla nascita di uno o più partiti minori in grado di fare da spoiler (guastafeste) per i candidati dei due maggiori partiti, quello repubblicano e quello democratico. L’eventualità «Bloomberg for President» (appunto, il «terzo incomodo») prosegue e non manca di elettrizzare questa campagna elettorale in cui tutto sembra veramente improntato a un gioco di anticipo.

flageng

The author observes how, in the United States, the November 2008 presidential election campaign has begun exceptionally early, not that this deprives it of traditional imponderables. Yet again, two incognitos of the electoral process will lie dormant until the day of the vote itself. The first is the turnout of voters, which is usually low (the 60 percent threshold has only been exceeded in five elections); the second is the possible emergence of ‘unwanted third parties’, namely the birth of one or more minor parties as spoilers for the candidates of the two major parties, the Republicans and the Democrats. One ‘unwanted third party’, the ‘Bloomberg for President’ movement, is going ahead, thus electrifying an election campaign in which everything really does seem to be based on ‘being first to the ball’.
Abstract

L'avvocatura di fronte al mercato

Legal Profession and Market

L'avvocatura di fronte al mercato

L’età della globalizzazione ha fortemente cambiato i punti di riferimento dell’avvocatura, modificando il rapporto tra avvocati e imprese, creando nuovi soggetti – le grandi law firms internazionali – con cui gli studi legali italiani devono confrontarsi. Italia ed Europa stanno vivendo adesso quello che è avvenuto tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta negli Stati Uniti d’America, che per primi hanno colto la necessità di sviluppare un sistema integrato di studi legali. In Italia, la cultura dell’avvocatura e il modello formativo offerto dalle facoltà di giurisprudenza è in parte obsoleto rispetto a quanto richiesto oggi dal mercato dei servizi legali. Sicuramente l’avvocato sarà sempre uno degli attori fondamentali del sistema economico-giuridico-politico, ma dovrà avere caratteristiche professionali, conoscenze e modelli di riferimento nuovi rispetto agli attuali.

flageng

The age of globalisation has drastically changed the points of reference of the legal profession, thus modifying the relationship between lawyers and enterprises, and creating new subjects – major international law firms – with which Italian legal practices have to come to terms. Italy and Europe are currently experiencing the same situation that the USA, the first country to see the need to develop an integrated system of legal studios, experienced from the 1980s to the 1990s. The culture of the legal profession and the teaching model of law faculties in Italy are, in part, obsolete with respect to the requirements of the legal service market. The lawyer will certainly continue to be one of the fundamental actors of the political-legal-economic system, but he or she will need to possess different professional characteristics, knowledge and reference models.
Abstract

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