Biblioteca della Libertà

Anno XLI, n. 183, aprile-giugno 2006

Risparmio e previdenza / Le esigenze dei risparmiatori italiani e la regolamentazione finanziaria

Savings and Welfare / The needs of Italian savers and financial regulation

Risparmio e previdenza / Le esigenze dei risparmiatori italiani e la regolamentazione finanziaria

Le leggi, varate nel dicembre 2005, in materia di protezione del risparmio e di previdenza complementare si occupano dei problemi veramente rilevanti per gli investitori italiani? Dati alla mano, ne propone una valutazione il curatore del XXIII Rapporto Bnl/Centro Einaudi sul risparmio e sui risparmiatori in Italia. Leggi che cercano di migliorare il quadro dell’offerta di attività finanziarie sono utili, ma devono essere completate da sforzi per aumentare la conoscenza del processo di investimento. Che senso ha la delega della scelta della struttura del portafoglio pensionistico al singolo individuo quando questo non ha l’informazione e la conoscenza adeguate? Si rischia di effettuare un grande trasferimento del rischio e di assistere a scelte inappropriate e inadatte alle singole situazioni individuali. Va poi rafforzato il ruolo degli intermediari finanziari, che devono assistere le scelte dei lavoratori pensando più alla correttezza della risultante asset allocation che alla loro remunerazione. Si tratta di una scelta impegnativa però cruciale perché riguarda un bene pubblico come il risparmio.

Do the laws on the protection of savings and complementary national insurance laws passed in December 2005 address the really significant problems for Italian investors? Quoting the relevant data, the editor of XXIII Rapporto Bnl/Centro Einaudi sul risparmio e sui risparmiatori in Italia (23rd BNL/Centro Einaudi Report on savings and savers in Italy) assesses the new legislation. Laws that seek to improve the financial activity supply framework may be useful, but they need to be rounded off by an attempt to increase knowledge of the investment process. What is the point of delegating the choice of pension portfolio structure to the single individual, when he or she is without adequate information or knowledge? The danger would be a huge transfer of risk and choices unsuitable for single individual situations. It is necessary to reinforce the role of financial intermediaries, who should assist the choices of workers with an eye more on the fairness of the resulting allocation of assets than on their remuneration. The choice is a difficult but crucial one in so far as it concerns a public good such as savings.
Abstract

Risparmio e previdenza / TFR e fondi pensione: quanto è debole la nuova legge

Savings and Welfare / Employment Severance Indemnity and pension funds: how weak the new law is

Risparmio e previdenza / TFR e fondi pensione: quanto è debole la nuova legge

Il decreto sulla previdenza integrativa del dicembre 2005 chiude un ciclo di riforme del sistema pensionistico italiano – iniziato con la riforma Amato del 1992 e proseguito con le riforme Dini del 1995, Prodi del 1997, Maroni-Tremonti del 2004 – volte a correggere i difetti strutturali che ne minavano la sostenibilità. Fin dall’origine, il processo di riforma si è caratterizzato per due obiettivi paralleli: 1) la correzione degli squilibri, delle iniquità e delle distorsioni presenti nel pilastro pubblico; 2) la creazione di un pilastro privato accanto a quello pubblico. Tanto la riforma previdenziale quanto il decreto che la completa sono originati dalla necessità di dare al paese un sistema pensionistico in grado di diversificare il rischio, affidando una parte dell’accumulazione previdenziale al mercato finanziario. In questo contesto, le condizioni per un suo efficiente funzionamento sono sicuramente la libertà di scelta, ma anche la buona supervisione e la sanzione di comportamenti poco limpidi e poco professionali nella gestione del risparmio.

The decree on supplementary national insurance of December 2005 closes a cycle of reforms of the Italian pension system – from that of Amato in 1992 to those of Dini in 1995, of Prodi in 1997 and of Maroni-Tremonti in 2004 – designed to correct the structural defects which undermined their sustainability. Right from the outset, the reform process was characterised by two parallel aims: 1) the correction of disequilibria, iniquities and distortions present in the public pillar; 2) the creation of a private pillar alongside the public one. Both welfare reform and the decree that completes it originated from the need to give the country a pension system capable of diversifying risk by entrusting a portion of national insurance accumulation to the capital market. In this context, the conditions to make the system work efficiently are not only freedom of choice but also good supervision and sanctions for non-transparent, unprofessional savings management.
Abstract

La Cina alle prese con la nuova geopolitica del petrolio

China gets to grips with the new geopolitics of oil

La Cina alle prese con la nuova geopolitica del petrolio

I media occidentali sembrano ossessionati dalla sua presunta «insaziabile sete» di petrolio. In realtà, la Cina consuma solo poco più greggio del Giappone e, per ora, dipende dal petrolio assai meno di molte altre economie. La sua «insaziabile sete» è forse solo propaganda politica. Tuttavia, la lezione della guerra in Iraq ha spinto la Cina a diversificare il più possibile le proprie fonti di approvvigionamento, ad acquisire interessi petroliferi in varie parti del mondo e a preoccuparsi per la futura sicurezza strategica e militare dei propri rifornimenti di idrocarburi. La principale minaccia, per la Cina, può venire da un contrasto con gli Stati Uniti. Molti «neocon» americani parlano sempre più apertamente, e sembrano anche auspicare, un conflitto di lungo termine con la Cina, col pretesto della «minaccia» cinese alla sicurezza energetica americana. Per ora, la Cina potrebbe interpretare le iniziative strategiche degli Stati Uniti in Medio Oriente (per esempio, contro l’Iraq e l’Iran) come una grande manovra di accerchiamento per impedire il suo accesso alle fonti di petrolio e gas geograficamente più vicine. Tuttavia, la recente visita a Pechino del re dell’Arabia Saudita, Abdullah, è forse un avvenimento politico di vasta portata che segnala il possibile spostamento quasi sismico degli interessi sauditi in direzione dell’Asia in generale e della Cina in particolare. Con grande preoccupazione degli Stati Uniti.

The western media seem obsessed with China’s alleged ‘unquenchable thirst’ for oil. In reality, China consumes only slightly more crude oil than Japan, and for the moment depends on oil much less than many other economies. Its ‘unquenchable thirst’ may be only political propaganda. Nonetheless, the lesson of the war in Iraq has forced China to diversify its sources of supply as much as possible, to acquire oil interests in various parts of the world and to worry about the future strategic and military security of its hydrocarbon supplies. The main threat for China could come from a clash with the USA. Many American neocons are speaking increasingly openly — and also seem to hope for — a long-term conflict with China on the pretext of the Chinese ‘threat’ to American energy security. At present, China might interpret US strategic initiatives in the Middle East (in Iraq and Iran, for example) as a major encirclement manoeuvre to block access to the sources of oil and gas that are geographically closest. However, Abdullah the King of Saudi Arabia’s recent visit to Beijing could prove to be a political turning point, marking a possible seismic shift in Saudi interests towards Asia in general and China in particular — much to the concern of the United States.
Abstract

Dossier / La Trilaterale in Cina

Dossier / The Trilateral Commission in China

Dossier / La Trilaterale in Cina

L’articolo propone un resoconto della riunione annuale del Gruppo Asia-Pacifico della Trilateral Commission (25-27 novembre 2005) tenutasi per la prima volta a Pechino. È pur vero che dal 2000, contemporaneamente alla trasformazione del gruppo giapponese in gruppo «Asia-Pacifico», alcuni esponenti di Cina, Hong Kong e Taiwan erano entrati a far parte della Commissione Trilaterale (fondata nel 1973 da un gruppo di cittadini europei, nordamericani e giapponesi). Durante i lavori, politici e intellettuali cinesi hanno a più riprese confermato che lo sviluppo della Cina è «pacifico», e che il comunismo cinese è un sistema politico «nazionale» che nulla ha a che fare con la visione internazionalistica ed espansiva che fu propria della politica sovietica. Quanto ai rapporti Cina-Giappone, tuttora delicatissimi soprattutto a livello politico-culturale (più che economico), va registrato che esponenti giapponesi affermano che oggi nel Sol Levante chi sbandiera idee nazionalistiche appartiene a una minoranza sempre più esigua, rappresentata soltanto da pochi estremisti di destra e da frange di una generazione anziana che sta scomparendo.

This article is a summary of the annual meeting of the Asia-Pacific Group of the Trilateral Commission (November 25-27 2005), held for the first time in Beijing. Since 2000, with the transformation of the Japanese group into the ‘Asia-Pacific’ group, some representatives of China, Hong Kong and Taiwan have joined the Trilateral Commission (founded in 1973 by a group of European, North American and Japanese citizens). During the meeting, Chinese politicians and intellectuals insisted that the development of China is ‘peaceful’ and that Chinese communism is a ‘national’ political system that has nothing to do with the internationalist and expansionist vision typical of Soviet policy. As to relations between China and Japan, still very delicate at the political-cultural as opposed to the economic level, it should be remembered that Japanese representatives claim that the people who flaunt nationalist ideas in Japan today belong to an increasingly small minority of a few right-wing extremists and fringes of an old generation that is now disappearing.
Abstract

Uso della forza e sicurezza collettiva dopo il Vertice Onu del 2005

The use of force and collective security following the 2005 UN summit

Uso della forza e sicurezza collettiva dopo il Vertice Onu del 2005

Al di là delle valutazioni generali sugli esiti del tentativo di riforma dell’ONU, i diversi aspetti che ne hanno caratterizzato l’evolvere concreto e i materiali prodotti per l’occasione offrono l’opportunità di riflettere su alcuni temi che negli ultimi tempi sono stati al centro del confronto politico-diplomatico tra gli Stati e delle analisi degli studiosi. In particolare, le questioni relative alla sicurezza collettiva e all’uso della forza, intrinsecamente legate alla Carta dell’ONU e alle regole ivi stabilite. È di tali questioni che l’autore si occupa con l’intento di trarre, per quanto possibile, alla luce delle iniziative preparatorie e dei risultati del Summit mondiale, indicazioni sullo stato – ovvero sulla problematicità, sotto alcuni profili – delle regole giuridiche internazionali in materia.

Aside from general evaluations of the outcomes of the attempt to reform the UNO, the various aspects that characterised its evolution and the materials produced for the occasion offer food for thought on some of the issues — more specifically, collective security and the use of force, questions intrinsically linked to the UNO Charter and the rules established therein — that have recently been at the centre of political-diplomatic discussions between states and the analyses of scholars. Bearing in mind the preparatory initiatives and results of the world summit, the author seeks to draw guidelines about the state – and to some degree, the problematic nature – of international legal rules on the subject.
Abstract

Il diritto dei contratti, la giustizia sociale e l'agenda tecnocratica

Contract law, social justice and the technocratic agenda

Il diritto dei contratti, la giustizia sociale e l'agenda tecnocratica

Nell’articolo si intende verificare se sia possibile conciliare le idee dei giuseconomisti, i quali ritengono che attraverso l’imposizione di singole clausole contrattuali non si possa perseguire l’equità, e quelle dei giuristi classici, i quali invece affermano che anche il diritto dei contratti possa e debba essere uno strumento per la promozione della giustizia sociale. In primo luogo, seguendo le indicazioni del giuseconomista Richard Craswell, si mette in evidenza come il passing on dei legal costs non sempre danneggia tutti i consumatori. Ipotizzando, infatti, consumatori con preferenze eterogenee, si rimarca la possibilità di avvantaggiare alcuni consumatori attraverso l’imposizione di quelle clausole contrattuali che i giuseconomisti definirebbero inefficienti. In secondo luogo, si sottolinea come taluni interventi che i giuseconomisti giustificano in termini di efficienza potrebbero essere invece approvati dai giuristi classici in termini di equità. Sorge così un equivoco: la contrapposizione fra equità ed efficienza tipica di economisti e giuseconomisti potrebbe oscurare il fatto che ciò che i giuristi classici chiamano equità è invece l’efficienza degli studiosi ispirati ai principi dell’economia. Se si tiene in mente tale equivoco, risulta possibile in molti casi conciliare la posizione dei giuseconomisti e quella dei giuristi classici.

This article seeks to ascertain whether it is possible to reconcile the ideas of legal economists who believe that it is impossible to pursue equity by imposing single contractual clauses and those of classical legal scholars who assert that even contract law can and must be a tool for the promotion of social justice. Following the guidelines of the legal economist Richard Craswell, it stresses, first of all, how the passing on of legal costs does not always harm all consumers. Hypothesising consumers with heterogeneous preferences, it highlights the possibility of granting advantages to some by imposing contractual clauses which legal economists would define as inefficient. Secondly, it emphasises how some interventions that legal economists justify in terms of efficiency might be approved by classic legal scholars in terms of equity. Hence the ambiguity whereby the opposition of equity and efficiency typical of economists and legal economists might obscure the fact that what classical legal scholars call equity is what scholars inspired by the principles of economics regard as efficiency. Bearing this ambiguity in mind, it is possible in many cases to reconcile the position of legal economists with that of classical legal scholars.
Abstract

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