Biblioteca della Libertà

Anno XLII, n. 187, aprile-giugno 2007

Le ricerche del Centro Einaudi / Le famiglie italiane e la percezione dei rischi finanziari

Centro Einaudi Reports / Italian families and the perception of the financial risk

Le ricerche del Centro Einaudi / Le famiglie italiane e la percezione dei rischi finanziari

Gli italiani rimangono estremamente guardinghi e timorosi dell’investimento in capitale di rischio. Dati alla mano, il curatore del XXIV Rapporto Bnl/Centro Einaudi sul risparmio e sui risparmiatori in Italia mostra la rilevanza di un elemento spesso trascurato nelle analisi: la fiducia nel sistema finanziario, la cui caduta può alla fine allontanare dall’investimento in capitale rischioso. Questo lavoro presenta prima i dati riguardanti l’avversione degli italiani al rischio e la determinazione degli obiettivi, poi qualche commento sull’importanza della fiducia nel sistema finanziario. Infine si procede a un’analisi che ha lo scopo di studiare alcune determinanti dell’avversione al rischio. Le conclusioni rielaborano i risultati alla luce di alcune considerazioni sullo sviluppo futuro del mercato finanziario italiano e ribadiscono la necessità, per operatori privati e istituzioni, di riconquistare la fiducia dei risparmiatori.

flageng

Italians are extremely cautious and wary of investing in risk capital. Quoting the relevant data, the editor of XXIV Rapporto Bnl/Centro Einaudi sul risparmio e sui risparmiatori in Italia (24th BNL/Centro Einaudi Report on savings and savers in Italy) shows the relevance of an element often overlooked in analyses: confidence in the financial system, whose fall may ultimately frighten people away from investment in risk capital. This study presents data on the risk aversion of Italians and the determination of objectives, then goes on to comment upon the importance of confidence in the financial system. It ends with an analysis of some of the factors determining risk aversion. The conclusions reprocess the results in the light of considerations on the future development of the Italian financial market and reassert the need for private operators and institutions to reacquire the confidence of investors.
Abstract

Dai menù contrattuali ai menù legislativi

From contractual menus to legislative menus

Dai menù contrattuali ai menù legislativi

Gli studiosi della teoria del diritto civile hanno da tempo capito come il legislatore possa influenzare la realtà attraverso l’emanazione di norme inderogabili o la previsione di regole di default. L’idea fondamentale di Ayres è che il legislatore possa in certi casi intervenire sul mercato con uno strumento nuovo e, soprattutto, poco invasivo dell’autonomia contrattuale delle parti, regolando l’esistenza e la struttura di menù legislativi e privati. In conclusione, i menù contano, e la strada è aperta a chi voglia capire come.

flageng

Students of civil law theory have long understood how the legislator can influence reality by issuing binding norms or envisaging rules of default. Ayres’s basic idea is that, in certain cases, the legislator can intervene on the market with a new and, above all, relatively non-invasive instrument of contractual autonomy of the parties, regulating the existence and structure of legislative and private menus. In conclusion, menus count and the way is open to those who wish to understand how.
Abstract

Il liberalismo, la scienza, la complessità

Liberalism, science, complexity

Il liberalismo, la scienza, la complessità

In che senso si può parlare di rapporto fra scienza e liberalismo o, meglio diremmo, fra filosofia della scienza e liberalismo? In questo senso: dello stabilire il rapporto fra una concezione della vita come quella liberale, che pone al suo centro la creatività, l’originalità e l’imprevedibilità dei comportamenti individuali come della storia, e un pensiero che tende a stabilire quali siano le leggi della natura o anche della storia stessa. Se con le più moderne teorie scientifiche, che sono frutto della riflessione non di soli filosofi ma di scienziati, consideriamo la realtà come un qualcosa che diviene e che non è dunque leggibile una volta e per tutte, la concepiamo come un qualcosa di complesso che si presta a più di un'interpretazione, allora accogliamo il dialogo, il confronto, la libertà. Se liberalismo e scienza moderna non si pensano più come un insieme statico di dottrine politiche da un lato e teorie scientifiche dall’altro, ma come metodi di interpretazione della vita e come potenze del fare, è più facile comprendere perché il liberalismo può porsi come rigorosa critica del potere in tutte le sue forme, ivi compresa quella che assume sul terreno del sapere o, come si preferisce dire, dei saperi.

In what sense can we talk of a relationship between science and liberalism or, better still, between the philosophy of science and liberalism? As the establishing of a relationship between a conception of life such as the liberal one, which revolves around creativity, originality and the unforeseeability of individual behaviour and history, and thinking that tends to establish what the laws of nature and history itself are. If, following the most modern scientific theories, the fruit of reflection not of philosophers alone but also of scientists, we consider reality as something that comes into being, hence not interpretable once and for all, we conceive of it as being complex, hence open to more than one interpretation, and hence welcome dialogue, debate and liberty. If we no longer think of liberalism and modern science as a static set of political doctrines on the one hand and scientific theories on the other, but rather as methods of interpretation of life and powers of doing, it is easier to understand why liberalism can appear as a rigorous critique of power in all its forms, including the one it assumes in the field of wisdom and know-how.
Abstract

Per un liberalismo non più «terzo»

Raising the profile of liberalism

Per un liberalismo non più «terzo»

A partire dal riconoscimento di un deficit di motivi liberali nel progetto di integrazione europea, lo scritto intende esaminare i motivi di una diffusa diffidenza continentale verso il liberalismo in quanto tradizione politica della libertà negativa. Considerato un «cattivo» ingrediente per la costruzione della forma politica unitaria, il liberalismo negativo è così ben distinto da un liberalismo «buono» orientato ai valori dell’eguaglianza e della fraternità, e quindi impegnato a ridimensionare anche drasticamente la priorità della libertà sull’eguaglianza. La rispettabilità di questo liberalismo positivo o egualitario nel discorso pubblico europeo è ricondotta al suo posizionamento, dal lato della sinistra, in una versione riduttiva e assai datata della diade destra/sinistra, che riserva alla destra l’attaccamento alla libertà in quanto tale accreditandola solo in quelle sue dimensioni più immediatamente assimilabili all’eguaglianza. Questa operazione è messa in questione sottolineando il desiderabile recupero nel discorso europeo del valore politico della libertà in quanto ideale negativo.

Acknowledging a deficit of liberal arguments in the European integration project, this article examines the reasons behind widespread continental diffidence towards liberalism as a political tradition of negative liberty. Considered a ‘bad’ ingredient for the building of a unitary form of politics, negative liberalism is thus distinct from ‘good’ liberalism, which is oriented towards the values of equality and fraternity, hence committed to drastically reducing the priority of liberty over equality. The author traces the respectability of this positive, egalitarian liberalism in European public discourse to the way the left positions it, in a reductive and dated version of the right/left dyad, which reserves to the right attachment to liberty as such, while confirming it only in dimensions closest to equality. The author questions this operation by stressing the need, in European discourse, to recover the political value of liberty as a negative ideal.
Abstract

Multilateralismo e ordine à la chinoise

Multilateralism and order à la chinoise

Multilateralismo e ordine à la chinoise

Cosa si intende in Cina quando si parla di multilateralismo? Fino a che punto ha senso affermare che la dialettica strategica tra Washington e Pechino ha una dimensione più temporanea che strutturale? Il saggio si propone di impostare una riflessione su questi temi scottanti, ragionando intorno ad alcune delle sfide che attendono l’ordine internazionale nei prossimi decenni.

What do we mean when we talk about multilateralism in China? To what extent does it make sense to say that the dimension of strategic dialectics between Washington and Bejing is more temporary than structural? This essay provides food for thought on these burning issues by pondering on some of the challenges that await the international order over the next few decades.
Abstract

Il «modello» di sviluppo cinese: un falso mito?

The Chinese development 'model': A false myth?

Il «modello» di sviluppo cinese: un falso mito?

Il successo delle riforme economiche cinesi negli anni Ottanta e Novanta ha posto in discussione le politiche ufficiali di sviluppo (note come Washington consensus) delle istituzioni multilaterali. Il consenso prescrive che i paesi in via di sviluppo adottino governi che da un lato disciplinino un sistema di diritti di proprietà stabili e chiaramente definiti, dall’altro creino istituzioni che rafforzino i mercati: la buona governance – in termini di liberalizzazione, privatizzazione delle proprietà statali e assenza di corruzione – dovrebbe portare allo sviluppo economico. Nessuna di queste condizioni era presente in Cina: i diritti di proprietà apparivano essere né stabili né chiari, la corruzione era diffusa, il governo era coinvolto in tutti i settori dell’economia. L’articolo mette in dubbio la validità dell’incompleta analisi del consenso per ipotizzare che invece le istituzioni cinesi abbiano appreso la lezione storica del capitalismo, che dimostra come lo stato possa guidare la transizione all’economia capitalistica quando il sistema clientelare è compatibile con i costi e i benefici connessi alla diffusione delle attività di mercato.

The success of China’s economic reforms in the 1980s and 1990s has challenged official development prescriptions – known as the ‘Washington Consensus’ – of multilateral institutions. The consensus suggests that developing countries should install governments that preside over systems of clear, stable property rights and do not interfere with markets but create institutions that strengthen them. Good governance – in terms of liberalisation, privatisation of state-owned assets and absence of corruption – should result in economic development. None of these conditions were present in China: property rights appeared to be neither stable nor clear, corruption was widespread, and the government was involved in all sectors of the economy. The article questions the validity of the incomplete analysis of the consensus to hint how China’s institutions learned the historical lesson of capitalism, which shows how the state can guide the capitalist transition when the patron-client framework is compatible with the costs and benefits of the rise of market activities.
Abstract

La Russia di Putin: un bilancio in vista delle prossime elezioni presidenziali

Putin's Russia: A pre-presidential election summing-up

La Russia di Putin: un bilancio in vista delle prossime elezioni presidenziali

A circa un anno dalle elezioni presidenziali, Andrei Graciov, ultimo portavoce del presidente dell’Unione Sovietica Gorbaciov, tenta un bilancio del governo Putin muovendo dalla considerazione che l’opinione pubblica russa non è scontenta dei risultati ottenuti in questi anni. Gli ostacoli incontrati nel periodo immediatamente successivo allo scioglimento dell’Unione Sovietica, che aveva gettato la popolazione in una condizione di gravissima difficoltà e sconforto, spiegano perché la stabilità attuale sia considerata un bene comunque prezioso. Il problema è se questa stabilità sia stata frutto in larga misura di una situazione politico-economica favorevole a livello globale, e sia dunque precaria, oppure se sia addirittura poco più che di facciata. I toni tesi che si sono registrati in alcuni confronti con gli Stati Uniti fanno temere per un ritorno del gelo di un tempo.

About a year away from the presidential election, Andrei Grachev, Soviet president Gorbachev’s last spokesman, attempts a summing-up of the Putin government. He sets out from the view that Russian public opinion is by no means disconcerted by the results achieved over the last few years. The obstacles encountered in the period immediately following the dissolution of the Soviet Union, which cast the population into conditions of the serious difficulty and unrest, explain why the present stability is regarded as a precious asset. The problem is whether this stability is largely the fruit of a favourable political economic situation at global level and is hence precarious, or whether it is merely cosmetic. The tones of some recent confrontations with the United States raise fears for a return to the iciness of the past.
Abstract

Gli Stati Uniti e la Bomba / Esiste una supremazia nucleare americana?

The United States and the Bomb / Is American nuclear supremacy real?

Gli Stati Uniti e la Bomba / Esiste una supremazia nucleare americana?

Per Vadacchino il contributo di Lieber e Press, pur essendo condizionato dall’incertezza di molte variabili, è un lavoro utile perché descrive una tendenza di lungo periodo. Da un lato vi è la ricerca della supremazia nucleare da parte degli Stati Uniti, dall’altra vi è una corsa al riarmo piuttosto generalizzata nella totale assenza di negoziazioni sul disarmo. Una tendenza in grado di aprire una nuova fase di confronto tra alcune potenze mondiali, essenzialmente Stati Uniti, Cina e Russia, e di indurre un aumento del rischio di guerra per errore.
 

Vadacchino feels that, albeit influenced by the uncertainty of many variables, Lieber and Press’s contribution is useful insofar as it describes a long-term trend: on the one hand, the United States’ pursuit of military supremacy; on the other, the general race to rearmament and a total lack of disarmament talks. This trend could open a new phase of confrontation between world powers, – the United States, China and Russia – and increase the risk of war by error.
Abstract

Gli Stati Uniti e la Bomba / E continuarono a giocare ai soldatini... Teoria strategica e strategie politiche negli Stati Uniti, ieri oggi e domani

The United States and the Bomb / And they still played soldiers... Strategic theory and political strategies in the United States, yesterday, today and tomorrow

Gli Stati Uniti e la Bomba / E continuarono a giocare ai soldatini... Teoria strategica e strategie politiche negli Stati Uniti, ieri oggi e domani

A partire dalla supremazia nucleare americana sulla quale ragionano i due autori americani Lieber e Press, e che a Bonanate non suona come una novità, resta da capire per quale ragione gli Stati Uniti siano tuttora interessati ad accrescerla. Esistono altri arsenali nucleari in grado di minacciare realisticamente l’annientamento di quello statunitense? La corsa al riarmo individuale non sembra costituire una minaccia. Perciò, quando non si riscontra un pericolo imminente non sono più strateghi e militari a parlarci di pericoli reali, ma studiosi di strategia che si ostinano a giocare ai soldatini, spesso senza professionalità né serietà.
 

Lieber and Press’s theories about American nuclear supremacy don’t sound like news to Bonanate. What remains to be seen is why the United States is still keen to increase that supremacy. Are there other nuclear arsenals capable of realistically threatening the annihilation of America’s? The individual rearmament race doesn’t appear to pose a threat. Thus, when no danger is imminent, it is no longer strategists and the military who speak to us of real dangers, but scholars of strategy who insist on playing soldiers – often without professional expertise or competence.
Abstract

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