Biblioteca della Libertà

Anno XLII, n. 186, gennaio-marzo 2007

Io, un liberale / Angelo M. Petroni: Nicola Matteucci, un vero «liberale della cattedra»

I, a Liberal / Angelo M. Petroni: Nicola Matteucci, a Truly Liberal Professor

Io, un liberale / Angelo M. Petroni: Nicola Matteucci, un vero «liberale della cattedra»

Nicola Matteucci è scomparso a Bologna il 9 ottobre 2006. Era nato nel 1926. Proponiamo sia il breve testo – una sorta di autobiografia intellettuale – con cui ha partecipato al dibattito su Noi, i liberali organizzato da «Biblioteca della libertà» nel 1996, sia un ricordo della sua figura di grande studioso di storia del pensiero politico e teorico del moderno liberalismo scritto da Angelo M. Petroni. Matteucci, collaboratore di «Bdl» fin dai suoi inizi, negli anni Sessanta, era membro del Comitato scientifico dal 1988.
 

Nicola Matteucci was born in 1926 and died in Bologna on October 9 2006. Here we publish the brief contribution – a sort of intellectual autobiography – that he contributed to the debate on We, the Liberals organised by Biblioteca della libertà in 1996, and a memoir of this great scholar of the history of political thought and theorist of modern liberalism by Angelo M. Petroni. Matteucci, a contributor to Bdl since it opened in the sixties, had been a member of the journal’s advisory committee since 1988.
Abstract

Islam e mercato / Alle radici del deficit di imprenditorialità in Medio Oriente

Islam and the Market / At the Roots of the Middle East's Entrepreneurial Deficit

Islam e mercato / Alle radici del deficit di imprenditorialità in Medio Oriente

Secondo Kuran, non esiste alcun dato empirico a sostegno dell’argomentazione secondo cui l’islam avrebbe costituito un impedimento all’intraprendenza economica individuale in Medio Oriente. Per la maggior parte degli ultimi quattordici secoli, la regione non è stata carente quanto a imprenditorialità. Analogamente, l’idea secondo cui l’islam produrrebbe istituzioni necessariamente benefiche per la libera iniziativa privata trascura le trasformazioni storiche legate alla modernizzazione economica. Le stesse istituzioni islamiche che avevano ben servito il Medio Oriente nell’ambito dell’economia globale medioevale divennero foriere di problemi nel momento in cui il mondo – con l’Europa in testa – visse la transizione dallo scambio personale a quello impersonale. Nel Medio Oriente vi era stato un lungo periodo in cui le istituzioni chiave che determinano la capacità imprenditoriale di una società erano rimaste inalterate. Tali istituzioni si sostenevano reciprocamente e determinarono un equilibrio istituzionale. Perché questo potesse infrangersi e si potesse avviare un ciclo di riforme, dovette manifestarsi un colossale choc esogeno: l’emergere dell’economia globale moderna.
 

According to Kuran, no empirical data exist to support the argument whereby Islam constitutes an obstacle to individual economic enterprise in the Middle East. For most of the last fourteen centuries, the region has not been lacking in entrepreneurship. Likewise, the idea that Islam produces institutions necessarily beneficial for free private initiative fails to take into account the historical transformations of economic modernisation. Islamic institutions themselves, which had served the Middle East well in the ambit of the medieval global economy, heralded problems when the world – with Europe at the forefront – made the transition from personal to impersonal exchange. For a long period in the Middle East, the key institutions that determine a society’s entrepreneurial capacity had remained unaltered. These institutions supported each other reciprocally and determined an institutional balance. For this to stop and a reform cycle to begin, it took a colossal exogenous shock: namely the emergence of the modern global economy.
Abstract

Il libro annotato / Note in margine a «La mucca pazza della democrazia» di Alfio Mastropaolo

Book Talk / Marginal notes to

Il libro annotato / Note in margine a «La mucca pazza della democrazia» di Alfio Mastropaolo

Meaglia spiega come, dopo aver esaminato paese per paese la nascita e la crescita, a partire dagli anni Settanta, dei partiti della «nuova destra» europea, Mastropaolo svolga una critica accurata delle principali definizioni che ne sono state date e sembri preferire quella che indica in una forma particolarmente aggressiva e radicale di «antipolitica» il carattere comune di queste formazioni. Il loro successo in Italia si dovrebbe principalmente all’incapacità della classe politica e dei partiti tradizionali, alla loro mancanza di cultura, di carattere, di lungimiranza, di avvedutezza, che li ha resi incapaci di contrastare l’offensiva ideologica di questi nuovi partiti. Le speranze che Mastropaolo ripone nella diffusione delle pratiche della «democrazia deliberativa» come antidoto al male italiano appaiono a Meaglia, al momento, piuttosto esili.
 

Meaglia explains how, after making a country by country analysis of the birth and growth of the parties of the European ‘new right’ since the seventies, Mastropaolo makes a careful critique of the principal definitions of them and how he seems to prefer the one that sums them up as a particularly radical and aggressive form of ‘anti-politics’. Their success in Italy would appear to be largely due to the incapacity of the political class and the traditional parties and their lack of culture, character, foresight and sagacity, which has rendered them incapable of tackling the new parties’ ideological offensive. According to Meaglia, the hopes Mastropaolo lays in the dissemination of practices of ‘deliberative democracy’ as an antidote to the Italian malaise would appear to be somewhat faint, at least for the moment.
Abstract

Verso lo stato mondiale. Tre analisi del cambiamento

Towards the World State. Three analyses of change

Verso lo stato mondiale. Tre analisi del cambiamento

Il saggio è dedicato all'analisi dei cambiamenti passati e futuri del sistema politico mondiale. L'autore considera, mette a confronto e valuta l'approccio al sistema mondiale di Frank, la teoria evoluzionista di Modelski, l'approccio teleologico di Wendt. A partire dalle analisi sviluppate dai tre studiosi, Attinà si propone di contribuire all'elaborazione di ulteriori strategie di ricerca sul cambiamento delle istituzioni politiche globali.
 

This article analyses past and future changes in the world political system. It examines, compares and assesses Frank’s world system approach, Modelski’s evolutionist theory and Wendt’s teleological approach to the study of world change. Basing himself on the analyses developed by these three scholars, Attinà seeks to contribute to the building of further research strategies on changes in world political institutions.
Abstract

Sulla direttiva Bolkestein

On the Bolkestein Directive

Sulla direttiva Bolkestein

Gli articoli contenuti in questa sezione inaugurano la collaborazione tra «Biblioteca della libertà» e URGE, l’Unità di Ricerca sulla Governance Europea del Collegio Carlo Alberto, su un tema di grande interesse per il presente e il futuro dell’Europa. La direttiva sulla liberalizzazione dei servizi, meglio nota come direttiva Bolkestein, è l’argomento trattato in questo numero. La sezione, curata da Stefano Sacchi, affronta ciò che è stato uno dei principali oggetti del dibattito politico in Europa negli ultimi anni, dando luogo a forti mobilitazioni e proteste e contribuendo al voto negativo dei francesi nel referendum sulla Costituzione. Nel primo articolo (La direttiva Bolkestein: vicissitudini e problemi aperti) Paolo Crosetto fornisce un esauriente quadro informativo sulla direttiva, passandone in rassegna i motivi economici e politici ed esponendo le ragioni dei fautori e degli oppositori. L’articolo si conclude mettendo in luce i problemi lasciati irrisolti dalla direttiva, pur sostanzialmente modificata rispetto alla prima proposta presentata dalla Commissione europea. Crosetto nota infatti come la direttiva abbia escluso dal suo campo di applicazione numerosi settori la cui iniziale inclusione aveva dato luogo a molte proteste, abbia abbandonato il famigerato principio del paese di origine, e, nella sua versione finale, non affronti in modo conclusivo alcune importanti questioni che non mancheranno di riemergere negli anni a venire. I fronti lasciati aperti riguardano in particolare l’ambigua distinzione tra servizi di interesse generale (SIG) e servizi di interesse economico generale (SIEG), il ruolo concesso dai decisori politici comunitari alla Corte europea di Giustizia e la reale portata dell'esclusione del diritto del lavoro dall’ambito di applicazione della direttiva. All’approfondimento di quest’ultimo aspetto, cruciale dal punto di vista politico giacché proprio sulle questioni di diritto del lavoro la prima proposta di direttiva aveva scatenato le violente reazioni di sindacati e opinione pubblica, sono dedicati gli articoli di Stefano Giubboni e Giovanni Orlandini (La direttiva Bolkestein e i diritti dei lavoratori europei) e Massimo Pallini (La direttiva Bolkestein non ha peccati se non… l’ignavia). Il dibattito fra gli autori mette in risalto la salienza dei nodi tuttora da sciogliere. Giubboni e Orlandini mostrano infatti come la direttiva, già nella sua versione iniziale e ancor più in quella finale, non alteri il quadro ormai consolidato in materia lavoristica emerso dall’attività della Corte di Giustizia, e come le dinamiche di competizione regolativa e i connessi rischi di dumping sociale, che esistono e richiedono di essere governati, non scaturiscano tanto dalla direttiva in sé quanto dalle regole fondamentali del mercato interno. Pallini ritiene piuttosto che la direttiva costituisca un’occasione mancata di regolamentare in modo chiaro alcuni aspetti che verranno ora lasciati alla discrezionalità della Corte, e che scegliendo di abdicare alle proprie funzioni i legislatori comunitari abbiano rinunciato a fornire, attraverso la direttiva Bolkestein, un contributo per il governo delle dinamiche di competizione regolativa in Europa.
 

This section marks the beginning of a collaboration between Biblioteca della libertà and URGE, the Collegio Carlo Alberto’s European Governance Research Unit on a subject of great interest for the present and future of Europe. The issue addressed in this number is the directive on the liberalization of services, better known as the Bolkestein Directive. The section, which is edited by Stefano Sacchi, tackles one of the key issues in the European political debate in recent years, one that has triggered strong mobilization and protests and contributed to the negative vote in the Constitution referendum in France. In the first article (The Bolkestein Directive: vicissitudes and open problems), Paolo Crosetto outlines the directive in detail, reviewing its economic and political motives and setting out the cases of both promoters and opponents. The article concludes by highlighting the problems left unresolved by the directive, albeit substantially modified with respect to the first draft presented by the European Commission. Crosetto in fact notes how the directive has excluded from its field of application numerous sectors whose initial inclusion had caused protest, how it has abandoned the notorious country of origin principle and how, in its final draft, it fails to address conclusively questions that are sure to re-emerge in the years to come. More specifically, the gaps left open concern the ambiguous distinction between services of general interest (SGI) and services of general economic interest (SGEI), the role granted by Community political decision-makers to the European Court of Justice and the real scope of the exclusion of labour law from the ambit of application of the directive. To the analysis of this latter aspect – crucial from the political point of view, since it was precisely on questions of labour law that the first draft of the directive triggered the violent reactions of unions and public opinion – are dedicated the articles by Stefano Giubboni and Giovanni Orlandini (The Bolkestein Directive and the rights of European workers) and Massimo Pallini (The Bolkestein Directive is without sin save for… sloth). The debate among the authors highlights the salience of the knots that still have to be unravelled. Giubboni and Orlandini show in fact how the first draft of the directive – and the final one even more so – does not alter the now consolidated labour law framework produced by the Court of Justice. It also reveals how the dynamics of regulatory competition and the connected risks of social dumping, which exist and need to be governed, result not so much from the directive as such as from the fundamental rules of the internal market. Pallini believes instead that the directive is a missed opportunity to clearly regulate aspects that will now be left to the discretion of the Court, and that by choosing to abdicate their functions Community legislators have given up the idea of using the Bolkestein Directive to make a contribution to the governance of the dynamics of regulatory competition in Europe.

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Abstract

L'Europa cambia strada: la rilevanza pubblica dell'avvocatura

European Changes Direction: the public importance of the legal profession

L'Europa cambia strada: la rilevanza pubblica dell'avvocatura

Il 23 marzo 2006 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che riconosce le specifiche funzioni e prerogative degli ordini professionali forensi. Si tratta di una importantissima inversione di tendenza contro l’ondata che voleva giungere a una liberalizzazione completa dei servizi professionali. Il testo contiene un passaggio cruciale in cui si sottolinea che il regolamento e le riforme degli ordini professionali sono eseguiti in maniera più efficace a livello nazionale. Monateri coglie questo spunto per riflettere sulla funzione e la storia dell’ordine professionale forense, ma anche per sottolineare che gli orientamenti in merito alla disciplina di una materia tanto rilevante per il funzionamento dei regimi democratici consentono di individuare due idee di Europa, fra le quali occorre scegliere: quella che si può ricondurre alla Carta di Nizza, che riconosce ed esalta il patrimonio costituzionale comune agli Stati membri, e quella ultraliberista eppur burocratica, che trovava nel progetto Bolkestein la sua realizzazione concreta.
 

On March 23 2006 the European Parliament passed a resolution recognizing the specific functions and prerogatives of the legal profession. This marked a highly significant turnaround against the trend towards a complete liberalization of professional services. The article contains a crucial passage which stresses that the regulation and reform of professional orders are performed more effectively at national level. This prompts Monateri to reflect upon the function and history of the legal profession, but also to stress that orientations as to the discipline of a subject so important for the functioning of democratic regimes give us two ideas of Europe to choose between: the one that results from the Nice Charter, recognizing and exalting the common constitutional patrimony of Member States, and the ultra-laissez faire yet bureaucratic one that materialized with the Bolkestein project.
Abstract

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