Biblioteca della Libertà

Anno XXXVI, n. 160, luglio-agosto 2001

Perché agli Stati Uniti non conviene l'armonizzazione fiscale

Why Fiscal Harmonisation isn't a Good Idea in the United States

Perché agli Stati Uniti non conviene l'armonizzazione fiscale

Gli Stati Uniti sono il paese che trae maggiori vantaggi dalla competizione fiscale internazionale. Un carico fiscale modesto, in combinazione con una tassazione vantaggiosa e la tutela della privacy degli stranieri non residenti, ha contribuito ad attrarre più di 9.000 miliardi di dollari di investimenti stranieri nell’economia statunitense. Ciò si traduce in più posti di lavoro e redditi più elevati per i lavoratori americani. Le iniziative di armonizzazione fiscale proposte dall’Europa finirebbero per ostacolare questo vantaggio competitivo. Le burocrazie internazionali, ispirate da nazioni non competitive come la Francia, vogliono dare ai governi ad elevata imposizione fiscale il potere di tassare i redditi guadagnati in nazioni a bassa imposizione fiscale. Ciò rappresenta una minaccia diretta per gli interessi economici dell’America. Proposte di armonizzazione fiscale come lo "scambio di informazioni" renderebbero l’America molto meno attraente per gli investitori del mondo e si tradurrebbero in una perdita significativa di capitali.

The United States is the world’s biggest beneficiary of jurisdictional tax competition. A modest tax burden, combined with advantageous tax and privacy laws for non-resident aliens, has helped attract more than $9 trillion of foreign investment to the U.S. economy. This translates into more jobs and higher incomes for American workers. European-sponsored tax harmonisation initiatives would undermine this competitive advantage. At the behest of uncompetitive nations like France, international bureaucracies want to give high-tax governments the power to tax income earned in low-tax jurisdictions. This is a direct threat to America’s economic interests. Tax harmonisation proposals such as ‘information exchange’ would make America much less attractive to the world’s investors and likely would result in a significant loss of capital.
Abstract

Scegliere la moneta

Choosing the Currency

Scegliere la moneta

L’articolo cerca di dimostrare come l’elevata qualità della moneta e la stabilità monetaria che da essa dipende siano fattori indispensabili per permettere all’economia reale di raggiungere le condizioni di massimo benessere potenziale. Jordan analizza innanzitutto le conseguenze della qualità e stabilità della moneta sull’economia in presenza di un regime di cambio rigido o flessibile, e propone l’introduzione, da un lato, di un sistema monetario competitivo sul piano internazionale e, dall’altro, di una nuova moneta aurea all’interno degli Stati Uniti. L’articolo analizza poi le ragioni storiche e intellettuali della nascita e diffusione delle banche centrali nazionali nel dopoguerra, sottolineando come sia la teoria keynesiana che la teoria monetarista prescrivessero un ruolo attivo per la politica monetaria delle banche centrali. Nell’ultima parte dell’articolo, l’autore contesta questa interpretazione attiva del ruolo delle banche centrali, evidenziando come il vecchio paradigma espresso dalla curva di Phillips sia stato ormai contraddetto dalle condizioni di inflazione e disoccupazione degli anni novanta negli Stati Uniti, e sostiene che l’unico obiettivo attuale della politica monetaria delle banche centrali debba essere il mantenimento di un’elevata qualità e stabilità della moneta.

The article seeks to demonstrate how the high quality of currency and the monetary stability that depends on it are indispensable factors for the real economy to achieve conditions of potential maximum well-being. Jordan begins by analysing the consequences of the quality and stability of the currency on the economy with a rigid or flexible exchange system and proposes the introduction, on the one hand, of a competitive monetary system at international level and, on the other, of a new gold currency in the United States The article analyses the historical and intellectual reasons for the birth and diffusion of national central banks in the postwar years, stressing how both the Keynesian and the monetarist theories prescribed an active role for the monetary policies of central banks. In the final part of the article, the author questions this active interpretation of the role of central banks, pointing out how the old paradigm expressed by the Phillips curve was contradicted by the conditions of inflation and unemployment in the United States in the Nineties. He argues, finally, that the sole current goal of the monetary policies of central banks must be to maintain a high quality stable currency.
Abstract

Profilo Europa / La bioetica dell'Unione

Profilo Europa / La bioetica dell'Unione

L’Europa è tradizionalmente il continente delle diversità. La sua lunghissima storia di civiltà, la varietà di razze e religioni, l’esistenza di precisi confini hanno fatto del Vecchio Continente un mosaico di istituzioni, lingue, morali e leggi differenti. Sotto questo aspetto, la differenza rispetto a paesi come gli Stati Uniti o il Giappone è sempre stata molto netta. La situazione sta cambiando ad una velocità inaspettata. In effetti, l’Europa sta attraversando un processo di omogeneizzazione che molto probabilmente influenzerà in modo radicale le sue caratteristiche spirituali e materiali. Questo processo è in parte dovuto agli effetti della globalizzazione culturale ed economica. Da questo punto di vista non c’è molta differenza fra l’Europa e altre parti del mondo sviluppato. Ma le ragioni principali di questi rapidi cambiamenti sono dovute alla costruzione delle istituzioni dell’Unione Europea, e alla diffusione delle sue politiche pubbliche all’interno dei 15 Stati membri. Questo processo sta influenzando la bioetica e la medicina. La diversità in ambito biomedico in Europa, infatti, è sempre più sottoposta alle pressioni che provengono dall’Unione Europea. È tuttavia proponibile un modello alternativo, in base al quale un grado più elevato di interazione e scambio in Europa sarebbe compatibile con il mantenimento e il rafforzamento delle diversità nazionali e della libertà individuale in materia di bioetica e medicina.

Europe is traditionally the continent of diversity. Its long history of civilisation, its variety of races and religions and its precise national boundaries make the old continent a mosaic of different institutions, languages, morals and laws. In this respect, the difference from other countries such as the United States or Japan has always been very clear-cut. Now, unexpectedly, the situation is changing very fast, and Europe is effectively experiencing a process of homogenisation which, in all likelihood, will influence its spiritual and material characteristics radically. The process is, in part, caused by the effects of cultural and economic globalisation. From this point of view, there is little difference between Europe and other parts of the developed world, but the main reasons for these rapid changes are (a) the building of the institutions of the European Union and (b) the diffusion of its public policies within the 15 Member States. This process is influencing bioethics and medicine, as the diversity of the biomedical ambit in Europe is increasingly subjected to pressure from the European Union. It is, however, possible to propose an alternative model on the basis of which a higher degree of interaction and exchange in Europe would be compatible with the maintenance and reinforcement of national diversities and individual liberty in bioethics and medicine.

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Abstract

Referendum e costituzionalismo liberale

Referenda and Liberal Constitutionalism

Referendum e costituzionalismo liberale

A partire dall’analisi delle due concezioni di democrazia rappresentativa e diretta, l’articolo cerca da un lato di dimostrare come la concezione di democrazia più rispondente ai valori della tradizione liberale sia quella che si ispira alla democrazia diretta, dall’altro di individuare la strategia costituzionale migliore non tanto per sostituire la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta, quanto per introdurre un maggior numero di elementi di democrazia diretta nel processo decisionale delle democrazie rappresentative contemporanee. Tale strategia, volta all’introduzione di nuove forme di consultazione diretta dei cittadini come stadio aggiuntivo (e quindi freno potenziale) del processo decisionale, punta ad una convergenza fra liberali e socialisti di tutti i tipi, sulla base del comune interesse per le riforme, e comporta una divergenza fra liberali e conservatori. Questi ultimi infatti, pur essendo spesso alleati dei liberali nelle questioni sostanziali di politica pubblica, si oppongono alle riforme strutturali anche quando, come nel caso dell’introduzione di elementi di democrazia diretta, il risultato può essere la riduzione del settore pubblico e del livello di politicizzazione dell’economia.

The essay sets out from analysis of the two conceptions of representative and direct democracy (a) to demonstrate how the conception of democracy most respondent to the values of the liberal tradition is the one based on direct democracy, and (b) to identify the best constitutional strategy not so much to replace representative with direct democracy as to introduce a higher number of elements typical of direct democracy into the decision-making process of contemporary representative democracies. This strategy, designed to introduce new forms of direct citizen consultation as an additional stage (hence as a potential check) in the decision-making process, aims to create a convergence among liberals and socialists of all types on the basis of their common interest for reforms, and thus entails a divergence between liberals and conservatives. The latter, albeit often the allies of liberals on major public policy issues, are opposed to structural reforms even when – as is the case with the introduction of elements of direct democracy – the result may be the reduction of the public sector and the level of politicisation of the economy.
Abstract

Depenalizzare il consumo di droghe?

Should Drug Consumption Be Depenalised?

Depenalizzare il consumo di droghe?

L’articolo cerca di prevedere le conseguenze della depenalizzazione del consumo di droghe, tenendo conto da un lato delle indicazioni che provengono della teoria economica della tossicodipendenza, dall’altro dei cambiamenti in atto nella struttura della famiglia contemporanea. La prima parte dell’articolo analizza le conseguenze sulla tossicodipendenza giovanile provocate dalle pressioni dei coetanei e dai cambiamenti nella struttura della famiglia contemporanea. Nella seconda parte, l’autore riassume le principali conclusioni della teoria economica della tossicodipendenza – sottolineando in particolare l’elevata elasticità al prezzo del consumo di droghe – e le collega ai cambiamenti attuali nella struttura della famiglia. Infine, Becker elenca le possibili implicazioni di una politica di depenalizzazione del consumo di droghe e suggerisce, alla luce di queste implicazioni, l’introduzione di un limite minimo di età per l’acquisto di droghe e la riforma delle politiche familiari e educative.

The essay seeks to predict the consequences of the depenalisation of drug consumption, bearing in mind, on the one hand, the suggestions of the economic theory of drug addiction and, on the other, the changes in progress in the structure of the contemporary family. The first part analyses the consequences for juvenile drug addiction of pressure from contemporaries and changes in family structure. In the second part, the author sums up the main points of the economic theory of drug addiction, stressing the high price elasticity of drug consumption and linking them to ongoing changes in family structure. Becker concludes by listing the possible implications of a policy to depenalise drug consumption and, in the light of these implications, suggests the introduction of a minimum age limit for the acquisition of drugs, as well as the reform of family and educational policies.

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Abstract

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