Biblioteca della Libertà

Anno XXXVI, n. 162, novembre-dicembre 2001

Il decentramento e la «questione meridionale»

Decentralisation and the 'Southern Question'

Il decentramento e la «questione meridionale»

Giustino Fortunato (1848-1932), scrittore e politico, è stato deputato della destra dal 1880; nel 1909 fu nominato senatore. Si oppose all’avvento del fascismo partecipando alla ricostituzione del Partito liberale (1925). Attento studioso dei problemi del Mezzogiorno, con le sue numerose ricerche e analisi – La questione demaniale nelle provincie meridionali (1882), Questione meridionale e riforma tributaria (1920) – ne denunciò le condizioni di arretratezza, evidenziandone le cause naturali e sociali, e indicò provvedimenti di natura politico-economica per affrontarle. Il testo che presentiamo in questo numero ai nostri lettori è tratto dalla seconda edizione (1926) del suo volume su Il Mezzogiorno e lo Stato italiano (1880-1910). Si tratta di un suo intervento alla Camera dei deputati che ancor oggi, a oltre un secolo di distanza, si dimostra quanto mai interessante e attuale, nel momento in cui la federalizzazione dello Stato italiano fa riemergere la questione delle differenze economiche tra Nord e Sud, e di come esse possano essere compatibili con l’allentamento, sul piano economico, del "vincolo nazionale" ottocentesco.

Giustino Fortunato (1848-1932), a writer and politician, was a right-wing Italian parliamentary deputy from 1880, and in 1909 was nominated senator. He opposed the advent of fascism and played a part in the reconstitution of the Italian Liberal Party (1925). He was an attentive scholar of the problems of the South, and in his numerous studies and analyses – for example, La questione demaniale nelle provincie meridionali (1882) and Questione meridionale e riforma tributaria (1920) – denounced the area’s conditions of backwardness, stressing their natural and social causes and pointing out economic and political measures to solve them. The text we present in this issue is taken from the second edition (1926) of his volume Il Mezzogiorno e lo Stato italiano (1880-1910). It is the transcription of a speech to the Chamber of Deputies which now, a century on, is as interesting and topical as it was then, at a moment in time in which the federalisation of the Italian State is again raising the question of the economic differences between North and South and of how they can be compatibile, on an economic plane, with the slackening of nineteenth-century ‘economic constraints’.
Abstract

Ricordo di Franco Romani

Ricordo di Franco Romani

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Abstract

Scelta collettiva e garanzie costituzionali

Collective Choice and Constitutional Guarantee

Scelta collettiva e garanzie costituzionali

In questo articolo l’autore pone in questione l’opinione largamente diffusa che le costituzioni rappresentino di per sé garanzie della libertà individuale e incarnino di per sé il principio del governo della legge, in quanto opposto al governo esercitato dagli uomini. In realtà, sostiene l’autore, l’ambito della scelta collettiva di cui la costituzione è frutto è per natura propria illimitato e come tale suscettibile di violare i diritti di singoli individui o di minoranze, consentendo che queste siano sfruttate e subiscano abusi da parte del governo, sia esso un sovrano assoluto o una maggioranza che opera nell’ambito di garanzie costituzionali. Ciò è reso anche più probabile dal fatto che, soprattutto (ma non solo) nelle democrazie, il concetto vago e per sua natura indefinibile di "bene comune" viene utilizzato spesso per giustificare l’abuso. L’autore dimostra come la sola garanzia di salvaguardie costituzionali dotate di una qualche solidità risieda nella rigidità e immodificabilità sostanziale della costituzione stessa, costruita attorno a poche semplici regole.

In this article the author questions the widespread opinion that, per se, constitutions represent guarantees of individual freedom and encapsulate the principle of the government of law as opposed to government by men. In reality, argues the author, the ambit of collective choice of which constitution is a product is by its very nature unlimited and, as such, likely to violate the rights of individuals and minorities, allowing them to be exploited and to suffer the abuses of the government, whether an absolute sovereign or a majority that operates in the ambit of constitutional guarantees. This is made even more probable by the fact that, above all (but not only), in democracies, the concept of ‘common good’, vague and by its very nature indefinable, is often used to justify the abuse. The author demonstrates how the sole guarantee of relatively solid constitutional guarantees resides in the rigidity and substantial non-modifiability of the constitution itself, built around a few simple rules.
Abstract

Profilo Italia / Ci sono (nuove) discriminazioni nel trattamento della devianza?

Italy / Are There (New) Discriminations in the Treatment of Deviancy?

Profilo Italia / Ci sono (nuove) discriminazioni nel trattamento della devianza?

In questo articolo gli autori propongono una riflessione che intende essere non alternativa, bensì complementare rispetto ai tradizionali approcci utilizzati nell'affrontare la questione del crimine. In particolare, guardando all'Italia di questi anni e alle modificazioni che la legislazione penale ha progressivamente subito nel corso del tempo, essi si chiedono se l'impianto normativo e più in generale le prassi gestionali del fenomeno criminale diano sistematicamente luogo a discriminazioni. La risposta è positiva, nel senso che l'analisi dell'evoluzione normativa porta a concludere che le esigenze della maggioranza e i privilegi dei detentori del potere finiscono con l'imporre una definizione del confine tra lecito ed illecito e una gestione della repressione della devianza funzionali, di fatto, agli interessi dominanti.

In this article the authors offer a reflection, not as an alternative but as a complement to the traditional approaches adopted to address the question of crime. More specifically, they look at the modifications penal legislation has progressively undergone in Italy in recent years, and ask whether the normative system and, more generally, the practices used to manage the crime phenomenon systematically give rise to discriminations. Their response is that they do in the sense that analysis of normative evolution leads to the conclusion that the needs of the majority and the privileges of the holders of power end up by imposing a definition of the borderline between legal and illegal and a repressive management of deviancy that are, de facto, functional to dominant interests.
Abstract

Crescita e distribuzione a livello globale: il ruolo del mercato e quello della politica

Growth and Distribution at Global Level: The Roles of Market and Politics

Crescita e distribuzione a livello globale: il ruolo del mercato e quello della politica

Il problema distributivo è uno dei temi più controversi e meno assestati degli studi di economia. Esso può avere diverse letture, da quella della distribuzione come smercio dei prodotti a quella, più conflittuale, della ripartizione dei benefici della produzione. Queste letture hanno ricevuto un nuovo e differente impulso nelle nuove condizioni globali politiche (crollo del comunismo) ed economiche (ict, new economy). Scopo di questo articolo è cogliere i principali aspetti di tale novità. La conclusione è che l’onere di ricercare il punto di equilibrio tra istanze sociali ed economiche non può essere delegato al mercato bensì ricade sulla politica. Questa, in un habitat globale, non può se non esprimersi attraverso una forte cooperazione tra Stati.

The distributive problem is one of the most controversial and least settled in economic studies. It can be interpreted in a variety of ways from that of distribution as the sale of products and the more conflictual one of the sharing of the benefits of production. These interpretations have received a new and different impulse in the new global conditions of politics (the collapse of communism) and the economy (ICT, the new economy). The purpose of this article is to grasp the principal aspects of this new development. The conclusion is that the burden of finding the point of equilibrium between social and economic demands cannot be delegated to the market – it is the job of politics. In a global habitat, all this can only come into being through strong interState cooperation.

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Abstract

Le quattro dimensioni della globalizzazione

The Four Dimensions of Globalisation

Le quattro dimensioni della globalizzazione

Per comprendere il nuovo ordine sociale emergente all’inizio del ventunesimo secolo, l’autore suggerisce di considerare la globalizzazione sotto quattro principali dimensioni. Oltre alla ben nota dimensione economica, infatti, a suo giudizio la globalizzazione va analizzata anche come fenomeno culturale (caratterizzato da relazioni crescenti fra popoli e culture), come fenomeno politico (segnato da trasferimenti di potere dal livello nazionale verso entità più ampie – sovranazionali – e più piccole – locali), infine come fenomeno religioso, profetizzato dal Cristo ed espresso dalla metafora della "civiltà dell’amore" di papa Giovanni Paolo II. Nell’ultima parte dell’articolo l’autore propone, quale strumento utile al conseguimento dei fini indicati dalla Chiesa cattolica nell’enciclica Centesimus Annus, l’adozione dello schema di riforma sociale ideato da José Pinera, che prevede la personalizzazione dei fondi di assistenza per la vecchiaia su scala globale. In questo modo, anche nei paesi più poveri del mondo i fondi di investimento individuali potrebbero sollevare i meno abbienti dalla miseria, di generazione in generazione.

The article focuses on four main dimensions of globalisation in an attempt to understand the new emerging social order of the 21st century. It suggests that, apart from the well-known economic dimension of globalisation, it is worthwhile analysing globalisation also as a cultural phenomenon characterised by growing contacts between peoples and cultures, as a political phenomenon marked by a shift of power from the national level towards larger units above the state and smaller units below the state and, finally, as a religious phenomenon foreseen by Jesus Christ and expressed by Pope John Paul II’s ‘civilisation of love’ metaphor. In the last part of his article, the author suggests the adoption of José Piñera’s scheme of personalisation of old-age-assistance accounts on a global scale as a means of achieving the goals set out by the Catholic Church in its Centesimus Annus encyclical. In this way, even in the poorest countries new personal investment funds could relieve the poor from poverty, generation by generation.
Abstract

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