Biblioteca della Libertà

Anno XXXVIII, n. 170, 171 luglio-ottobre 2003

Com’è nato il liberalismo in Europa / L’esperienza costituzionale francese

How Liberalism Came About in Europe / The French Constitutional Experience

Com’è nato il liberalismo in Europa / L’esperienza costituzionale francese

Il saggio esamina la peculiarità del rapporto tra liberalismo e istituzioni in Francia, soprattutto in confronto alle esperienze di Gran Bretagna e Stati Uniti. L’autore individua la caratteristica della cultura politica francese nel fatto che in Francia l’idea di sovranità come unità trascendente abbia attraversato la Rivoluzione trasferendosi dal monarca alla nation, considerata come la società «incoronata della sovranità politica», entità collettiva e istituzionale insieme. I modi in cui, dalla Rivoluzione in poi, la nation è stata variamente intesa come istituzione trascendente, tra popolo e corpo legislativo, vengono esaminati anche in relazione alle diverse concezioni e modalità del potere esecutivo, tema, quest’ultimo, particolarmente complesso per il costituzionalismo francese. Ampio spazio è dedicato alla questione di quanto il pensiero liberale sia stato presente durante il periodo della Restauration (1814-1830) e della Monarchie de Juillet (1830-1848). Dopo la Costituzione della Terza Repubblica, la più parlamentare fino allora, e quella della Quarta, che definì più esplicitamente il ruolo del parlamento, con la Costituzione del 1958 «sono fusi insieme i princìpi della Rivoluzione relativi alla sovranità nazionale e ai diritti umani e la logica del governo parlamentare», in una nuova prospettiva del concetto di nation.

This essay examines the peculiarity of the relationship between liberalism and institutions in France, especially in comparison with the experiences of Great Britain and the United States. For the author, the distinctive characteristic of French political culture lies in the fact that, in France, the idea of sovereignty as a transcendent unit continued through the Revolution, transferring itself from monarch to nation, considered as the society ‘crowned by political sovereignty’, at once a collective and institutional entity. Since the Revolution, the ways in which the nation has been variously interpreted as a transcendent institution, between the people and the body of the law, are also examined in relation to the different conceptions and procedures of the executive – a particularly complex theme, this, for French constitutionalism. Considerable space is given over to the question of how far liberal thought was present during the periods of the Restauration (1814-1830) and the Monarchie de Juillet (1830-1848). Following the setting up of the Third Republic, the most parliamentary until then, and of the Fourth – which defined parliament’s role more explicitly – the Fifth Republic, with the 1958 Constitution, ‘blended together the revolutionary principles of national sovereignty and human rights and the logic of parliamentary government’ in a new perspective of the nation concept.
Abstract

Com’è nato il liberalismo in Europa / La storiografia liberale tra Otto e Novecento

How Liberalism Came About in Europe / Liberal Historiography in the nineteenth and twentieth centuries

Com’è nato il liberalismo in Europa / La storiografia liberale tra Otto e Novecento

Larga parte della storiografia accademica otto-novecentesca, almeno fino alla seconda guerra mondiale, si configura come storia dello stato-nazione, che ne costituisce a un tempo l’oggetto privilegiato, la cornice istituzionale e l’orizzonte progettuale; ciò che più di ogni altra cosa contraddistingue al suo interno un filone specificamente liberale, alternativo a quello conservatore di matrice rankiana, sembra essere appunto la ricerca della difficile conciliazione tra principio di libertà, intesa come valore etico-politico universale e assoluto, rispetto delle individualità storico-nazionali e valorizzazione delle comuni tradizioni di civiltà dei popoli europei avviata dalla scuola francese post-rivoluzionaria. Servendosi del filo conduttore offerto da una siffatta proposta di concettualizzazione della storiografia liberale, che comporta il rifiuto di ridurla a fenomeno puramente partitico e denominazionale, l’autore individua una sua linea evolutiva (lungo la quale, beninteso, battute d’arresto e arretramenti si alternano a successi e slanci innovativi) e ne ripercorre gli snodi salienti.

At least until World War II, much of nineteenth- and twentieth-century academic historiography consisted of the history of the nation-state, at once its favourite subject, institutional framework and planning horizon. What most marks a specifically liberal trait in it – alternative to the Rankian conservative one – would appear to be precisely the pursuit of a difficult reconciliation between the principle of liberty, seen as a universal and absolute ethical-poetical value compared to historical-national individualities, and the improvement of the common traditions of civilisation of European peoples launched by the post-Revolutionary French school. Using the guiding thread offered by this way of conceptualising liberal historiography – which means refusing to reduce it to a purely party-political and denominational phenomenon – the author identifies a line of evolution of his own (along which, of course, hold-ups and steps backwards alternate with successes and flashes of innovation) and reconstructs the salient stages along the way.
Abstract

Com’è nato il liberalismo in Europa / Il liberalismo classico in Polonia

How Liberalism Came About in Europe / Classical Liberalism in Poland

Com’è nato il liberalismo in Europa / Il liberalismo classico in Polonia

Il problema affrontato da Pawel Kloczowski nel suo saggio è spiegare per quale motivo l’affermazione di von Mises, secondo il quale l’Europa non è stata praticamente toccata dallo spirito liberale, possa dirsi contemporaneamente vera e falsa. A tal fine lo studioso esamina la storia del suo paese natale, la Polonia, ravvisando nella sua antica costituzione alcuni elementi indubbiamente di stampo liberale, quali l’elezione del re e le considerevoli limitazioni del suo potere, o il diritto di veto di ciascun membro del parlamento. Kloczowski ricorda tuttavia come la stessa debolezza dello stato polacco abbia contribuito alla sua rovina, culminata nella terza spartizione del 1795. Di lì innanzi i polacchi avrebbero partecipato alle lotte per la libertà nazionale in patria e all’estero, rappresentando quindi la lacerante contraddizione tra liberalismo classico, incentrato sulla libertà dell’individuo, e liberalismo nazionale, che assume come bene politico supremo la libertà dallo straniero. Ciò conduce Kloczowski, sulla scorta delle riflessioni di Tocqueville, Edmund Burke, Samuel Huntington, a indagare più a fondo il difficile rapporto tra individuo e comunità politica, società democratica e aristocratica, progresso e tradizione, riproducendo, in sintesi, i termini fondamentali del dibattito tra liberalismo e conservatorismo.

In this essay, Pawel Kloczowski seeks to explain the reason why von Mises’s assertion that Europe has remained virtually untouched by the liberal spirit may be said, at one and the same time, to be both true and false. To do so he examines the history of his native country, Poland, noting elements of a clear liberal inspiration in its old constitutions: from the election of the king and considerable limitations on his power to the right of veto of each member of parliament. Kloczowski recalls, however, how it was the very weakness of the Polish state that contributed to its ruin, the culmination of which was the third division in 1795. Since then Poles have taken part in struggles for national liberty at home and abroad, thus representing the painful contradiction between classical liberalism, centred on the liberty of the individual, and national liberalism, which sees the liberty from foreign rule as the supreme political good. This leads Kloczowski to review the reflections of Tocqueville, Edmund Burke and Samuel Huntington and further explore the difficult relationship between individual and political community, democratic and aristocratic society, progress and tradition, thus summing up the fundamental terms of the debate between liberalism and conservatism.
Abstract

Com’è nato il liberalismo in Europa / L’idea di stato di diritto

How Liberalism Came About in Europe / The Idea of the Rechtstaat

Com’è nato il liberalismo in Europa / L’idea di stato di diritto

In questo articolo viene offerta una lettura del liberalismo attraverso il concetto di stato di diritto. L’autore, dopo aver introdotto il rapporto ambivalente tra stato e diritto – il diritto quale mezzo di sovranità dello stato o lo stato dominato dal diritto – evidenzia come sia possibile parlare di stato di diritto dalla fine del secolo XVIII con l’assolutismo illuminato, che per primo cominciò a garantire la persona e la sua proprietà. Il fatto che oggi si ravvisi nella democrazia l’ordinamento statale più adatto allo stato di diritto è occasione per delimitare meglio il concetto di democrazia e per dimostrarne l’incompatibilità con lo stato di diritto, a meno che non si tratti di una «democrazia addomesticata in senso costituzionale». Segue l’analisi dello sviluppo dell’idea di stato di diritto a partire dalle prime teorizzazioni di Immanuel Kant e Wilhelm von Humboldt. Successivamente, attraverso le parole dei giuristi, l’autore affronta lo sviluppo sul piano pratico di tre concezioni differenti di stato di diritto – da quella iniziale materiale a quella formale del positivismo giuridico a quella rimaterializzata di stato di diritto sociale – e lo sviluppo della giurisdizione costituzionale, ovvero del controllo della conformità delle leggi alla Costituzione. Conclude l’articolo un confronto tra l’idea di stato di diritto e quella di rule of law attraverso l’evidenziazione di alcune analogie e differenze limitatamente al caso inglese.

In this essay the author interprets liberalism through the concept of the Rechstaaat, or the law-based state. After outlining the ambivalent relationship between state and law – law as a means of state sovereignty and the state dominated by law – he stresses how it has been possible to speak of the law-based state since the end of the eighteenth century, when enlightened absolutism began to guarantee the person and his property. The fact that today we see democracy as the system most suitable to the law-based state provides an opportunity to better delimit the concept of democracy and demonstrate its incompatibility with the law-based state, unless it is a ‘democracy domesticated in a constitutional sense’. Setting out from the first theorisations of Immanuel Kant and Wilhelm von Humbold, the author then analyses the development of the idea of the law-based state. He goes on to use the words of legal scholars to address the practical development of three different conceptions of the law-based state – from the initial material one to the formal one of legal positivism to that, again material, of the law-based welfare state – and of constitutional jurisdiction, namely the control of the conformity of laws to Constitution. Nörr concludes the essay with a comparison between the idea of the law-based state and that of the rule of law, highlighting analogies and differences in the specific case of Britain.
Abstract

Com’è nato il liberalismo in Europa / La nascita del liberalismo in Spagna

How Liberalism Came About in Europe / Early Spanish Liberalism

Com’è nato il liberalismo in Europa / La nascita del liberalismo in Spagna

L’articolo passa in rassegna i numerosi e importanti autori spagnoli che hanno contribuito, a partire dal 1500 fino agli inizi del 1800, allo sviluppo del pensiero liberale occidentale. In particolare, Schwartz attribuisce alla Scuola di Salamanca, fin dal XVI secolo, l’introduzione del concetto di sovranità popolare, l’elaborazione di una teoria dei diritti umani in contrapposizione alle pratiche del colonialismo, l’intuizione dei principi di funzionamento del mercato concorrenziale e la prima elaborazione originale della teoria quantitativa della moneta (erroneamente attribuita al francese Bodin). Nonostante l’imponente apparato repressivo della Santa Inquisizione, le idee e gli intellettuali liberali spagnoli resistettero per più di un secolo a continui attacchi reazionari (come nel caso delle traduzioni spagnole della Ricchezza delle nazioni di Smith o delle riforme liberali auspicate e in parte realizzate da Jovellanos), riuscendo infine a concretizzare, nella Costituzione di Cadice del 1812, i propri ideali di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, sovranità popolare e divisione dei poteri.

The essay reviews the many important Spanish authors who, from the sixteenth to the early nineteenth centuries, contributed to the development of western liberal thought. More specifically, Schwartz credits the School of Salamanca with introducing the concept of popular sovereignty, elaborating a theory of human rights in contrast with the practices of colonialism, grasping the principles of the functioning of the competitive market and elaborating the first quantitative theory of currency (erroneously attributed to the Frenchman Bodin) as of the sixteenth century. Despite the powerful repressive apparatus of the Holy Inquisition, for more than a century the ideas of Spanish liberal intellectuals managed to resist continuous reactionary attacks (as in the case of the Spanish translations of Adam Smith’s The Wealth of Nations and the liberal reforms championed and, in part, achieved by Jovellanos), ultimately making their ideals of the equality of citizens before the law, popular sovereignty and the division of power materialise in the Constitution of Cadiz (1812).
Abstract

Come vive il liberalismo in Italia / Tesi: A.A.A. Liberali cercansi • Interventi / 30 Autori

The State of Liberalism in Italy Today / Thesis: Wanted: Liberals * Views / 30 Authors

Come vive il liberalismo in Italia / Tesi: A.A.A. Liberali cercansi • Interventi / 30 Autori

Il dibattito presentato in queste pagine si propone di «fare il punto» sullo stato attuale e sulle prospettive future del liberalismo in Italia: inteso, quest’ultimo, tanto nell’accezione di tradizione di pensiero, quanto di atteggiamento culturale «diffuso», quanto infine di espressione politica organizzata. All’intervento di apertura di Piero Ostellino seguono una serie di contributi (autori: Luca Anselmi, Dario Antiseri, Aldo Bello, Salvatore Carrubba, Franco Chiarenza, Raimondo Cubeddu, Vincenzo Ferrari, Maurizio Ferrera, Giorgio S. Frankel, Fulvio Gianaria, Giancarlo Lunati, Anthony Marasco, Piero Melograni, Pier Giuseppe Monateri, Mario Montorzi, Antonio Patuelli, Orazio M. Petracca, Angelo M. Petroni, Angelo Pezzana, Giorgio Rebuffa, Sergio Ricossa, Stefano Sacchi, Enrico Salza, Paolo Savona, Galeazzo Scarampi, Carlo Scognamiglio, Massimo Teodori, Giuliano Urbani, Valerio Zanone, Giuliano Zincone); il dibattito verrà chiuso da una replica di Ostellino, che sarà pubblicata nel prossimo numero di «Biblioteca della libertà». La tesi di Ostellino è che il liberalismo nelle sue diverse accezioni abbia avuto storicamente, e continui ad avere, vita difficile in Italia, soprattutto perché la competizione e il conflitto, che nelle società di democrazia liberale matura sono un fisiologico fattore di dinamismo sociale e di progresso sociale ed economico, in Italia invece vengono percepiti come un’anomalia, se non addirittura una patologia da esorcizzare. A confermare tale interpretazione starebbero vicende recenti quali i tentativi di riforma della scuola, del sistema pensionistico, del welfare, del sistema giudiziario, o la persistente pratica della concertazione fra governo e parti sociali. Tracce di tale antiliberalismo congenito si ritroverebbero nella stessa Costituzione repubblicana, ed esso andrebbe in parte anche attribuito all’ostilità della cultura cattolica nei confronti del pensiero liberale. Per venire al presente, Ostellino valuta come sostanzialmente fallito anche il tentativo di «partito liberale di massa» da parte dell’attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nonché del tutto marginalizzato il ruolo di alcuni liberali che in tale tentativo si erano identificati. Gli interventi suscitati dall’articolo di Ostellino riprendono le sue argomentazioni da una varietà di punti di vista – economico, storico , politologico, di filosofia politica… – e sotto diversi profili specialistici, dalle questioni della giustizia alla riforma del welfare, alla questione del rapporto fra cultura liberale e cultura cattolica, per citarne qualcuno. A chi condivide la diagnosi pessimistica di Ostellino si accompagna chi invece considera come sostanzialmente positiva l’evoluzione del sistema italiano in anni recenti e anche chi sottolinea, per un verso, i caratteri liberali della Costituzione e, per altro verso, certi caratteri illiberali dell’attuale esperienza di governo.

The debate in the following pages takes stock of the present state and future prospects of liberalism in Italy: as a tradition of thought, as a ‘diffuse’ cultural approach and as an organised political expression. Piero Ostellino’s introduction is followed by brief articles by Luca Anselmi, Dario Antiseri, Aldo Bello, Salvatore Carrubba, Franco Chiarenza, Raimondo Cubeddu, Vincenzo Ferrari, Maurizio Ferrera, Giorgio S. Frankel, Fulvio Gianaria, Giancarlo Lunati, Anthony Marasco, Piero Melograni, Pier Giuseppe Monateri, Mario Montorzi, Antonio Patuelli, Orazio M. Petracca, Angelo M. Petroni, Angelo Pezzana, Giorgio Rebuffa, Sergio Ricossa, Stefano Sacchi, Enrico Salza, Paolo Savona, Galeazzo Scarampi, Carlo Scognamiglio, Massimo Teodori, Giuliano Urbani, Valerio Zanone and Giuliano Zincone. The debate will be concluded by a reply by Ostellino in the next number of Biblioteca della libertà. Ostellino’s thesis is that, in its different interpretations, liberalism has had and continues to have a difficult time in Italy, especially insofar as competition and conflict, which in societies of mature liberal democracy are a ‘physiological’ factor of social dynamism and social and economic progress, are perceived here as an anomaly, indeed as a ‘pathology’ that needs to be exorcised. To demonstrate this interpretation, he cites recent episodes such as the attempts to reform education, the pension system, the welfare state and the judicial system, as well as persistent concertation between the government and the unions. He argues that traces of this congenital anti-liberalism are to be found in the Constitution of the Republic itself, and that it may be partly attributed to the hostility of Catholic culture towards liberal thought. Coming to the present, Ostellino judges the present Italian prime minister Silvio Berlusconi’s attempt to form a ‘mass liberal party’ as a substantial failure, and the role of liberals who identified with the project as totally marginal. The views prompted by Ostellino’s article approach his arguments from a variety of angles – economic, historical, politological, philosophical – and in different specialist ambits: from the questions of justice and the reform of the welfare state to that of the relationship between liberal and Catholic culture, to cite just three of them. Some authors share Ostellino’s pessimistic diagnosis, others consider the evolution of the Italian system in recent years as substantially positive, while others still stress, on the one hand, the liberal features of the Constitution and, on the other, certain illiberal features in the actions of the present government.
Abstract

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