Biblioteca della Libertà

Anno XLIV, n. 196, settembre-dicembre 2009

Anno XLIV, n. 196, settembre-dicembre 2009

periodicità quadrimestrale

ISSN 2035-5866

Direttore responsabile Salvatore Carrubba

Condirettori: Maurizio Ferrera, Beatrice Magni

copyright Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi”

Human Liberation: Removing Biological and Psychological Barriers to Freedom

Human Liberation: Removing Biological and Psychological Barriers to Freedom

In this article, the author is concerned with the psychological and biological barriers to freedom and the ways to overcome them. A number of constraints are examined, and the research scientists are conducting trying to unravel the genetic contribution to human physical and mental ability, performance and behaviour in the field of behavioural genetics.
For example, scientists are trying to elucidate the contribution of differences in genetics to aggression and criminal behaviour, alcoholism and addiction, anxiety, personality disorders, psychiatric diseases, homosexuality, maternal behaviour, memory and intelligence, personality traits such neuroticism and novelty seeking, and sprint/endurance performance in sport. This knowledge may allow prediction of behaviour and ability, as well as opening the door to biological interventions to improve performance. But, as animal research has shown, it is clearly possible in principle to radically improve performance. The author’s conclusion is that there are four ways to increase human freedom. Alter: 1. Natural environment; 2. Social environment; 3. Psychology; 4. Biology. We should consider all options and make an active choice which reason supports. We should not privilege biological or psychological interventions over social change. But should consider them as all candidates for improvement.

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Abstract

Un ricordo di Ralf Dahrendorf

Un ricordo di Ralf Dahrendorf

Il Centro Einaudi propone ai lettori la testimonianza di Giovanna Zincone, direttore di «Bdl» dal 1976 al 1988, e di Piero Gastaldo, che hanno conosciuto – sui libri e di persona – Ralf Dahrendorf e contribuito a diffonderne il pensiero in Italia. In questo articolo provano a parlare in modo incrociato di questo grande pensatore e politico liberale del secondo Novecento. Oggi, in questo mondo complesso, in questi momenti difficili per la causa della libertà, i due autori avvertono la necessità di intelligenti compagni di strada capaci di sguardo teorico come di attenzione pratica; di liberali più amanti della libertà che degli indici di tutela della proprietà privata; di pensatori e politici attivi capaci di tenere insieme le doti della moderazione, che deriva dal disincanto, con la intransigente attenzione ai valori essenziali; insomma, di persone come Lord Ralf, ed è maledettamente difficile trovarle.

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Abstract

Democrazie liberali o società post-totalitarie? Per un ripensamento della nozione di libertà

Democrazie liberali o società post-totalitarie? Per un ripensamento della nozione di libertà

Sulla base dell’individuazione di una ambiguità implicita nel dibattito pubblico sul liberalismo degli ultimi venti anni – ove la teoria liberale, universalmente accettata, sembra aver perduto confini chiari e una precisa delimitazione teorica – l’articolo prende in esame una figura paradossale della pratica del liberalismo. È l’individuo mini- stato, ibrido mostruoso posto tra individualismo e statalismo; soggetto-re che «non ha più bisogno di pensare»; individuo che si dice liberale ma mutua le proprie pratiche di azione dalla tradizione assolutistica e non liberale; ritenendosi dunque privo di limite e di legge, sovrano paradossale di «uno stato composto da un solo individuo» che nega l’esistenza di altro oltre a sé. Narcisismo individualistico del soggetto privo di limite e totalitarismo potrebbero dunque apparire come le due facce di uno stesso problema analizzato su piani diversi: quello della costruzione immaginaria dell’individuo e quello della costruzione simbolica delle istituzioni sociali, caratterizzati oggi entrambi dalla mancanza di limite, vale a dire da una mancanza di terzietà. Viene pertanto messa in luce la sempre possibile deriva del discorso liberale in discorso totalitario, nel tentativo di mostrare la centralità, per la teoria liberale, delle nozioni di limite e di legge, correlando inoltre il dibattito sulla libertà politica e giuridica con il dibattito sul free will, alla luce di una concezione della libertà intesa come libero e spontaneo accordo con la propria unicità, con il proprio irripetibile stile di azione.

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Le conseguenze occupazionali della crisi economica

Le conseguenze occupazionali della crisi economica

La caduta della produzione si è arrestata e per il 2010 si delineano pallide prospettive di crescita. La crisi economica è dunque ormai alle nostre spalle? In termini produttivi probabilmente sì, ma certamente non in termini occupazionali.
Le statistiche relative ai primi due trimestri di quest’anno ci dicono che per ora sono stati soltanto i lavoratori con contratti di durata prefissata a perdere il posto. Ragionevole. La storia del mercato del lavoro italiano ci insegna però che non saranno gli unici: l’onda lunga delle ristrutturazioni aziendali e l’esaurirsi della cassa integrazione porteranno alla
disoccupazione anche parte dei lavoratori «tipici», dipendenti a tempo indeterminato. Il numero dipenderà dai piani industriali delle imprese e dalla disponibilità del governo a concedere nuove deroghe in tema di ammortizzatori sociali, ma il fatto in sé non sarebbe una novità per un paese che – a dispetto dell’opinione di molti – già negli anni Ottanta vantava un’elevata flessibilità. Non dunque chi diventa disoccupato, ma come lo diventa è il quesito da porre. La risposta è chiara: con schemi di mantenimento del reddito del tutto inadeguati alla realtà del mercato del lavoro italiano.

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Privatizzazione dell'università in Italia. Ne siamo certi?

Privatizzazione dell'università in Italia. Ne siamo certi?

Questo articolo propone un punto di vista diametralmente opposto a quelli correnti e a quello offerto da Giuseppe Valditara nel suo Quale riforma dell’università in Italia?, pubblicato nello scorso numero, il 195 online, di questa rivista. Secondo Ciervo, la «riforma» Gelmini (decreto legge n. 112, convertito in legge n. 133 il 6 agosto 2008) è infatti da considerare come l’ennesima manovra di matrice neo-liberista che ha definitivamente incrinato il sistema universitario italiano e i cui effetti stanno portando l’intero sistema nazionale di istruzione al collasso. Il taglio di risorse alla ricerca e all’Università, oltre a rivelarsi pericoloso, appare l’esito di una «riforma» insostenibile: l’obiettivo sembra soltanto quello di adeguare la ricerca pubblica a modelli aziendali, al fine di trasformare le Università in «fabbriche del sapere».

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