Biblioteca della Libertà

Anno XLVI, n. 200, gennaio-aprile 2011

Anno XLVI, n. 200, gennaio-aprile 2011

periodicità quadrimestrale

ISSN 2035-5866

Direttore responsabile Salvatore Carrubba

Condirettori: Maurizio Ferrera, Beatrice Magni

copyright Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi”

Attività del Centro Einaudi (luglio-dicembre 2010)

Attività del Centro Einaudi (luglio-dicembre 2010)

«Biblioteca della libertà» pubblica per semestre (gennaio-giugno e luglio-dicembre) il resoconto delle attività del Centro Einaudi, che spaziano dalle ricerche all’organizzazione di seminari, conferenze e convegni, alle pubblicazioni su carta e online, alla cura di siti web.

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Abstract

Italia alla tv: la corsa verso l’innovazione tecnologica

Italia alla tv: la corsa verso l’innovazione tecnologica

Nel 1957 il teorico dei media Marshall McLuhan pronunciava la nota espressione «Il mezzo è il messaggio», divenuta poi una definizione cardine per tutti gli studiosi. Il dibattito attorno a questa consolidata definizione si è riacceso con forza ai giorni nostri per gli effetti della rivoluzione digitale, processo che è alla base del fenomeno della convergenza. La digitalizzazione del segnale ha svincolato i contenuti (scrittura, audio e video) dai loro supporti fisici tradizionali, rendendoli fluidi e in grado di essere veicolati su diverse piattaforme contemporaneamente. Questa maggiore libertà del contenuto è soltanto l’elemento più evidente della convergenza, che sembra favorire la convivenza di più tecnologie, ognuna in grado di supportare qualunque audiovisivo, ma allo stesso tempo tutte dotate di precise specificità che caratterizzano e rendono unica l’esperienza di fruizione. L’esplosione di numerose piattaforme costituisce oggi una vera e propria sfida per i broadcaster tradizionali, chiamati a rivedere le loro strategie in funzione delle trasformazioni tecnologiche in atto. Il saggio si propone pertanto di fare il punto su come il mercato televisivo italiano si stia modificando sotto la spinta dell’innovazione, attraverso l’analisi del modo in cui le emittenti nazionali presidiano oggi le principali piattaforme disponibili per l’utente finale. Di fronte all’inarrestabile processo della digitalizzazione, le reti televisive necessitano infatti di trasformare know how e modelli di business acquisiti per rispondere alla minaccia di potenziali nuovi entranti nella filiera dell’industria audiovisiva e per rimanere competitive sui mercati.

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Abstract

L’economia sociale di mercato / 3. L’ordoliberalismo al crollo del fascismo

L’economia sociale di mercato / 3. L’ordoliberalismo al crollo del fascismo

Caduto il sistema di potere nazionalsocialista, l’ordoliberalismo venne riproposto sotto forma di economia sociale di mercato, punto di riferimento per la costituzione economica della rinata democrazia, imposto dalle forze alleate contro l’iniziale orientamento maggioritario dei tedeschi. I più premevano infatti per l’adozione di un modello di democrazia economica, destinato a ristabilire il primato della politica sull’economia per finalità di tipo emancipatorio: a concepire la conformazione dei comportamenti individuali come contrasto della debolezza sociale attraverso la forza giuridica. Anche i fautori dell’economia sociale di mercato discorrevano di un primato della politica sull’economia. Quest’ultima era tuttavia naturalisticamente intesa come scienza della concorrenza perfetta, unico possibile punto di riferimento per la disciplina della convivenza sociale di individui ridotti a consumatori. Nel merito l’ordoliberalismo evitava retoriche antidemocratiche, e tuttavia queste affioravano nella promozione di valori premoderni, invocati come strumenti di pacificazione sociale e di contrasto del pluralismo, destinati a fronteggiare i conflitti provocati dalla modernizzazione proprietaria.

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La «teoria empirica» di Bruno Leoni. La centralità dell’approccio metodologico

La «teoria empirica» di Bruno Leoni. La centralità dell’approccio metodologico

Sovrapponendo i contributi di Leoni come delle slides, appare il «minimo comune divisore» della metodologia. Già negli anni giovanili si riscontrano la ricerca della scientificità e dell’avalutatività. Leoni poi fa ampio uso dell’analisi lessicale empirica «lessicografica» in contrasto con le visioni nominalistiche (alla Jellinek) e convenzionaliste (alla Weldon). La metodologia diventa argomento scientifico a sé intorno al 1949-1950: comincia a profilarsi il «metodo unico» delle «scienze dell’uomo vivente in società». Qui l’autore, influenzato dalla Scuola Austriaca, analizza il rapporto mezzi-fini e tenta di superare l’homo economicus e l’homo politicus, ipotizzando l’homo rationalis (con razionalità e informazione imperfetta). Dibatte con Vito e Strauss sostenendo la possibilità di studiare i valori con una scienza che per questo non cessi di essere neutrale. Critica l’applicazione del fisicismo e della matematica alle scienze sociali, in quanto l’osservazione di una realtà data mediante l’apparato sensorio è valida solo per le scienze naturali. Coniuga l’individualismo metodologico con la sociologia comprendente e sviluppa una «teoria empirica» che, cominciando con preliminari osservazioni empiriche, studia l’azione umana attraverso l’interpretazione analitica degli scopi individuali. Un’impostazione sicuramente induttivista, che a volte però difende il deduttivismo. Per Leoni, dunque, l’induttivismo potrebbe forse rappresentare la ricerca della scientificità, ma di sicuro il suo è un approccio metodologico negativo, che si preoccupa soprattutto di ciò che non è utile fare, da quali errori e tentazioni è meglio fuggire.

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Secolarizzazione e libertà individuali

Secolarizzazione e libertà individuali

Le evoluzioni complesse del ruolo dei giudici e del legislatore, unitamente alla complessità delle interazioni tra sistemi giuridici differenti e tra loro concorrenti, sembrano conclamare la crisi del tradizionale assetto costituzionale della tutela dei diritti e delle libertà individuali, e paiono, anzi, moltiplicarne le occasioni di pregiudizio. La prima reazione potrebbe consistere nel dimostrare che in ciò consiste l’ultima evoluzione della secolarizzazione, e che sarebbe così provata la debolezza intrinseca del riferimento teologico-politico a essa sotteso. In realtà, una simile conclusione implica un misconoscimento dell’autentico significato della secolarizzazione e delle sue possibili e ambigue interpretazioni nella storia del costituzionalismo moderno. Ciò a cui assistiamo attualmente è soltanto lo spostamento progressivo, su scala più ampia e su istituzioni pubbliche differenti, di una medesima e originaria intenzione costituzionale. Essa riscopre, nel pluralismo difforme e talvolta contraddittorio delle sue manifestazioni, un’ulteriore rappresentazione dell’esigenza, tipicamente secolare, a che ogni potere sia controllato e limitato, a favore di uno spazio di libertà sempre più diffuso in quanto garantito da un costante processo di giuridificazione.

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